Malati reumatici: quando la malattia diventa invisibile
Le malattie reumatiche comprendono oltre 100 patologie,la maggior parte delle quali ad alto potenziale invalidante e tutte accomunate dal dolore che, molto spesso, si cronicizza configurandosi quindi come una malattia nella malattia. Nel primo caso il dolore costituisce un segnale di allarme fisiologico utile a segnalare l’insorgenza di una malattia, nel secondo, quando si giunge alla cronicizzazione, si configura come una patologia vera e propria, che va adeguatamente trattata. L’allarme lanciato dalla Società Italiana di Reumatologia trova conferma anche dai numeri. Da un’indagine svolta nel 2011 da ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e da ONDA (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) su una base di 719 malati reumatici, circa l’80% degli intervistati, soprattutto donne, dichiara di soffrire di dolore cronico.
Comunemente la terapia del dolore, regolata dalla legge 38 del 15 marzo 2010, prevede l’utilizzo di farmaci antidolorifici e antiinfiammatori per trattare il dolore lieve e gli oppioidi in caso di dolore intenso resistente ad altri trattamenti farmacologici. Nonostante negli ultimi due anni si sia registrato un aumento nell’utilizzo degli oppioidi, il rapporto dello scorso marzo inviato al Parlamento dal Ministero della Salute evidenzia come in realtà vi sia una marcata disomogeneità e un grande divario tra Regione e Regione sia nelle prescrizioni che nella creazione di reti assistenziali regionali e nazionali, anch’esse previste dalla normativa. “L’Italia, in ambito europeo, è fanalino di coda nell’utilizzo medico degli oppioidi, nei confronti dei quali devono cadere quelle barriere ideologiche, anche della classe medica, che finora ne hanno impedito la necessaria diffusione e l’impiego appropriato – ha puntualizzato Matucci Cerinic – Tali preconcetti hanno come unico risultato la compromissione della salute e della qualità di vita del malato”.
La terapia del dolore rappresenta ovviamente solo un aspetto del trattamento delle malattie reumatiche per le quali oggi esistono farmaci molto efficaci. Anche in questo caso l’attenzione al malato sembra essere posta in secondo piano sia rispetto alla necessità di contenimento della spesa in un’ottica di breve periodo, sia in termini di rapido accesso alle terapie. “L’avvento dei farmaci biotecnologici ha aperto nuove prospettive terapeutiche portando significativi risultati nel controllo della malattia, nell’arresto del danno strutturale, nel recupero dell’abilità e della produttività – ha illustrato Matucci Cerinic – In alcuni casi, generalmente malattie reumatiche rare, il loro utilizzo si è rivelato efficacie anche in un impiego “off label”, cioè al di fuori delle indicazioni previste dalla scheda tecnica approvata dall’Aifa. Nonostante questo particolare uso rappresenti l’eccezione piuttosto che la regola e nonostante risulti spesso determinante, l’impiego “off label” dei farmaci biotecnologici incontra serie difficoltà burocratiche a carattere regionale, pur essendo circoscritto a pochi casi.”
L’Italia però si caratterizza tra i Paesi europei con il più basso tassodi penetrazione dei farmaci biotecnologici, posizionandosi poco al di sopra dell’Ungheria. Questo dato va inserito in un contesto più globale che comprende in generale l’accesso all’innovazione e che vede l’Italia con una media di 326 giorni di ritardo tra l’autorizzazione dell’EMA e la disponibilità dei farmaci a livello nazionale e, entrando sempre più nel dettaglio, la situazione è ulteriormente complicata dalle evidente difformità tra Regione e Regione per quanto riguarda i tempi d’inserimento dei farmaci nei rispettivi prontuari terapeutici (PTOR). “Questa situazione contrasta con il diritto di tutti gli italiani a un’assistenza improntata ad un principio di uguaglianza e non di discriminazione – ha concluso Matucci Cerinic – È quindi assolutamente necessario prevedere regole sovrane-regionali che coniughino la soddisfazione delle legittime aspettative dei pazienti con la sostenibilità del sistema.”
La Società Italiana di Reumatologia, infine, auspica a un potenziamentodelle rete sanitaria territoriale, con una maggiore connessione tra le strutture periferiche e i Centri di riferimento, per poter garantire ai pazienti diagnosi precoce e appropriatezza terapeutica in campo reumatologico e un supporto multidisciplinare ed efficiente anche in tema di terapia del dolore in modo da cercare di restituire al paziente una quotidianità senza ostacoli e sfatare l’aforisma dello statunitense Francis Scott Fitzgerald che recita “A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere” che allo stato attuale descrive appieno la condizione dei malati reumatici.
Articoli correlati:
28 Novembre 2012
© Riproduzione riservata
Ultime analisi e review da QS Pro Gold
I più letti

Emilia-Romagna. Il Fascicolo sanitario elettronico si rinnova: più servizi e anche una app

Dai farmaci al dentista. Arriva il voucher sanitario da 300 euro per gli over 75: 1,6 mld per 5,5 mln di anziani. Ecco chi ne avrà diritto e per quali spese

Manovra. Via libera dal Consiglio dei Ministri. Meloni: “5 miliardi per la salute”. Fondo sanitario sale di 3,4 mld. E poi 1,6 mld per voucher da 300 euro per le spese mediche degli over 75

Medici, infermieri… e gli altri? L'invisibilità delle altre 18 professioni sanitarie

Manovra. Dal voucher per gli over 75 alle risorse per farmaci e dispositivi medici. E poi fondi per le indennità per chi lavora al Pronto soccorso, per le liste d'attesa e per l'Alzheimer. Ecco il testo bollinato con tutte le misure per la sanità

Dislipidemie, come cambia la gestione del colesterolo LDL: la nuova Intelligence Review di QS Pro Gold

Contratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novità

Caregiver. Via libera della Camera: riconosciuta la figura, arrivano contributo economico e tutele

Emilia-Romagna. Il Fascicolo sanitario elettronico si rinnova: più servizi e anche una app

Russia. Polmonite fulminante e sospetto di peste: cosa sappiamo e cosa no