Mandelli (Fofi): “Dal Garante qualche contraddizione”
“Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno”, Catricalà, secondo Mandelli, “sembra avere fatto proprie le indicazioni che da tempo ha fornito la Federazione degli Ordini in tema di miglioramento del servizio farmaceutico: previsione di un quorum più basso, apertura di farmacie in situazioni particolari di grande traffico, indizione di un concorso straordinario per l’assegnazione delle nuove sedi, previsione di un sussidio per le farmacie aperte in luoghi disagiati. Però resta il fatto che si dipinge come un vantaggio per la cittadinanza il moltiplicarsi delle vendite di farmaci fuori dalla farmacia, il che non è”.
Per Mandelli, sostenere che la quota di farmaci da automedicazione venduta nelle farmacie è ancora troppo alta è un’evidente contraddizione: “Da un parte si sostiene che il servizio farmaceutico non è in grado di soddisfare le richieste del cittadino, dall’altra si lamenta che i cittadini, in nove casi su dieci, acquistino in farmacia. Questo accade perché la diffusione delle farmacie sul territorio, pur migliorabile, è comunque adeguata”. C’è poi il capitolo del peso del margine delle farmacie sulla spesa sanitaria: “A quel 30,35% indicato dal Garante vanno sottratti gli sconti praticati al Servizio Sanitario Nazionale e quindi il valore scende significativamente. Poi, se si vuole parlare di nuove forma di remunerazione, siamo da tempo disponibili visto che siamo stati i primi a indicare questa via nel 2006” prosegue Mandelli. Quanto al fatto che in Italia il generico sia svantaggiato rispetto alle specialità corrispondenti a più alto costo, per Mandelli “è fuori da ogni logica attribuirne la responsabilità al sistema delle farmacie. La Commissaria Europea alla Concorrenza Neelie Kroes aveva disposto un’indagine sugli ostacoli alla diffusione del generico, che ha indicato come responsabili misure lobbistiche, artifici per ritardare l’immissione sul mercato degli equivalenti e molto altro ancora, ma non una responsabilità delle farmacie. Lo stesso Garante, peraltro, nella sua indagine sugli Ordini professionali aveva riconosciuto l’impegno dei farmacisti nel promuovere la dispensazione dei farmaci equivalenti”.
Intervenuto sull’audizione di Catricalà anche Maurizio Pace, segretario della Fofi, secondo il quale il garante, “a proposito di prezzo dei farmaci, trascura il fatto che le farmacie acquistano a loro volta con uno sconto molto più basso di quello che viene praticato ad ASL e Ospedali ( il 50%), ragion per cui l’Italia è il solo paese al mondo in cui lo stesso identico farmaco viene ceduto con due prezzi differenti a seconda di chi acquista. Ed è per questo che i farmaci di alto costo in farmacia sono assenti da tempo, e seguono invece la via della distribuzione in ospedale e nelle Asl. Con un’analoga base di partenza le farmacie di comunità sarebbero ben più concorrenziali della distribuzione diretta che, malgrado l’impegno dei colleghi farmacisti ospedalieri, ha portato con sé costi occulti non trascurabili e disagi per i cittadini”.
Infine, la questione della Fascia C soggetta a prescrizione medica, Mandelli osserva come “in tutta Europa non c’è un solo farmaco che richieda la ricetta del medico in vendita fuori delle farmacie e men che meno al supermercato come qualcuno vorrebbe. Il motivo è semplice: si tratta di molecole con impatto terapeutico importante (ormoni, anticoncezionali, antipertensivi, psicofarmaci) escluse dal rimborso per motivi economici, che richiedono quindi dal punto di vista farmacologico le stesse attenzioni riservate a quelli rimborsati dal Servizio Sanitario. In pratica, con questa ipotesi, si creerebbe un modello di farmacia non convenzionata, che dispensa soltanto farmaci a pagamento, mentre tutti chiedono più farmacie a tutto tondo in un paese dove quasi tutti i medicinali prescritti sono a carico del Ssn. E questa – conclude Mandelli — è un’altra contraddizione”.
11 Novembre 2010
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