Mangiacavalli (Ipasvi): “Basta con le polemiche, si pensi ai pazienti e ai servizi”
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Ipasvi, interviene sulla notizia della denuncia alla Procura della Repubblica e di provvedimenti disciplinari che gli Ordini dei medici di Modena, Ravenna, Piacenza e Bologna hanno deciso contro i propri colleghi, per aver “redatto procedure e istruzioni operative che regolano l'intervento di infermieri sulle ambulanze del 118, attribuendo al personale infermieristico compiti di diagnosi, prescrizione e somministrazione di farmaci soggetti a controllo del medico”.
Secondo Mangiacavalli “è necessario fermare a tutti i costi questa spirale autolesionista che sta insinuandosi nella sanità pubblica al solo scopo di affermare primazie e domini che in realtà solo pochi ormai riconoscono come tali e che stanno impedendo al sistema una crescita tanto naturale, quanto indispensabile per migliorare prestazioni, servizi e anche la stessa spesa”.
“Nel caso specifico dell’Emila Romagna – spiega la presidente Ipasvi – si configura ancora una volta una vicenda analoga a quella già avvenuta in Toscana dove gli stessi Ordini dei medici che hanno avviato i provvedimenti, avevano denunciato un’organizzazione simile dell’emergenza urgenza, approvata con delibera dalla Regione”.
“Il ministero della Salute – aggiunge Mangiacavalli – in quel caso espresse un parere in base al quale la Procura rigettò i ricorsi, sottolineando che “nel complesso sistema dell’emergenza-urgenza sanitaria l'art. 10 del DPR del 27/03/1992 … prevede che “il personale infermieristico professionale, nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio”.
“Nel recepire queste indicazioni la Regione Toscana, nell'ambito dell'accordo quadro per l’attività di trasporto sanitario in Toscana– ricorda ancora la presidente dell’Ipasvi– emanò linee di indirizzo che prevedevano un'ambulanza infermieristica, il cui equipaggio è tuttora costituito da un autista, due soccorritori volontari di livello avanzato e un infermiere con adeguato percorso formativo”.
“A questi protocolli – aggiunge – si è giunti facendo proprio quanto la comunità scientifica internazionale ha elaborato in materia, nella gestione di patologie traumatiche e non traumatiche, prevedendo le specifiche competenze dell’infermiere adeguatamente e preventivamente formato: oltre alla formazione e alle competenze dell’infermiere laureato, sono previsti ulteriori interventi formativi per accrescerne le competenze professionali e metterlo nelle condizioni di poter esprimere la propria professionalità in questi contesti”.
“Ci auguriamo – conclude la presidente Ipasvi – che la vicenda segua lo stesso copione di quella Toscana. Resta tuttavia davvero preoccupante questo atteggiamento che non tutela né la categoria professionale né i pazienti, ma fa da vetrina a situazioni che con l’assistenza, le cure e la corretta gestione dei servizio non hanno davvero nulla a che fare”.
29 Ottobre 2015
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