Melazzini: “Una risorsa per i pazienti e per il sistema sanitario”
La posizione di AIFA, annunciata lo scorso 27 marzo a Roma durante l’incontro “Accesso alle terapie con farmaci biologici: i fenomeni di sottotrattamento e le opportunità offerte dai biosimilari”, è stata sancita con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Secondo Position Paper sui Biosimilari, che fornisce informazioni chiare e convalidate sull’impiego terapeutico e sul ruolo esercitato da questi medicinali per la sostenibilità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale.
I biosimilari richiedono infatti gli stessi standard di qualità, sicurezza ed efficacia previsti per ogni medicinale biologico e sono sottoposti a un rigoroso processo di valutazione. Per tale motivo, l’AIFA li considera intercambiabili con i corrispondenti originatori tanto per i pazienti naïve quanto per i pazienti già in terapia.
Come è noto, la ricerca scientifica e le biotecnologie hanno permesso lo sviluppo di nuove terapie a base di medicinali biologici per il trattamento di malattie gravi e potenzialmente letali in campo oncologico, neurodegenerativo, dermatologico, gastroenterologico e reumatologico.
Tuttavia, i costi elevati con cui tali farmaci hanno avuto (e hanno accesso) al mercato hanno posto (e pongono) un problema di sostenibilità della spesa farmaceutica oltre e soprattutto a limitarne l’accesso a una platea ristretta di pazienti.
In questo contesto, la scadenza della copertura brevettuale dei farmaci biologici rappresenta un’opportunità straordinaria per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso. Oltre a consentire l’accesso alle nuove terapie a un maggior numero di pazienti, porterebbe infatti un risparmio, in termini di risorse finanziarie, che potrebbe essere re-investito nell’innovazione farmaceutica.
Il percorso che ha portato alla definizione e alla regolamentazione dei medicinali biosimilari in Europa è stato più celere e lineare di quanto non sia avvenuto negli Stati Uniti. E il vantaggio acquisito si traduce anche in una maggiore presenza sul mercato europeo di farmaci autorizzati dall’EMA rispetto a quelli autorizzati dall’FDA.
Il concetto di “medicinale biologico simile” è stato introdotto per la prima volta nella legislazione europea dalla Direttiva 2001/83/EC (e successive modifiche), recepita in Italia con il DLGS n. 219/2006. Nel documento “Questions and Answers on biosimilar medicines” del 2012 l’EMA definiva medicinale biosimilare “un medicinale sviluppato in modo da risultare simile a uno biologico che è già stato autorizzato. Un biosimilare viene approvato quando è dimostrato che la variabilità naturale ed eventuali differenze rispetto al medicinale di riferimento non influiscono sulla sicurezza e sull’efficacia”.
Nella “Guida informativa sui farmaci biosimilari” pubblicata a maggio 2017 EMA ha fornito inoltre agli operatori sanitari le indicazioni di carattere scientifico e giuridico per l’uso di tali farmaci, e con un Concept Paper e delle linee guida per le industrie farmaceutiche, revisionate periodicamente, si è proposta di favorire e semplificare le procedure di immissione al commercio dei biosimilari. Infine, la Direttiva 2010/84/EU ha riconosciuto i farmaci biologici e biosimilari come una priorità per le attività di farmacovigilanza e ne ha previsto l’inclusione nella lista di prodotti soggetti a monitoraggio addizionale, ciò al fine di stimolare la fiducia dei medici e dei cittadini nei riguardi di questi medicinali.
Il quadro regolatorio così definito costituisce ad oggi il benchmark normativo per altre istituzioni quali l’OMS e le agenzie regolatorie extraeuropee.
Il mercato europeo dei biosimilari è in fermento e in continua espansione. Tra il 2006 e il 2018 nell’Unione Europea sono stati autorizzati 38 farmaci biosimilari, per un totale di quindici principi attivi.
Il panorama statunitense – come evidenziato da Richard G. Frank in un recente articolo (“Friction in the Path to Use of Biosimilar Drugs”) pubblicato su The New England Journal of Medicine – mostra invece un mercato statunitense nel quale i farmaci biosimilari stentano ancora ad affermarsi, nonostante le recenti iniziative dell’FDA per la definizione di un quadro normativo più chiaro che favorisca il ricorso a tali medicinali.
Fattori quali la nomenclatura dei farmaci biosimilari, i dubbi sull’interpretazione dei criteri FDA per la definizione di intercambiabilità, il sistema di remunerazione delle prescrizioni in funzione dei prezzi e la scarsa trasparenza sui processi produttivi da parte delle aziende di biologici concorrono, secondo Frank, a rallentare lo sviluppo di un solido mercato dei biosimilari negli Stati Uniti. Dal 2015 ad oggi, infatti, l’FDA ha autorizzato l’immissione in commercio di 9 farmaci biosimilari (di cui solo tre commercializzati in USA), per un totale di soli sei principi attivi.
In Europa e in Italia, come visto, il contesto di riferimento è più favorevole alla concorrenza e ciò è nell’interesse non solo dei pazienti e dei sistemi sanitari ma anche di quelle aziende che continuano a investire nell’innovazione farmaceutica. La competitività è così marcata e le future opportunità di mercato sono tali che anche le aziende più innovatrici hanno iniziato ad investire risorse sui biosimilari al fine di diversificare il proprio portfolio e “sfruttare” le scadenze brevettuali dei farmaci biotech a più alto impatto di spesa. Le risorse liberate da questa marcata concorrenza potranno contribuire a sostenere la spesa pubblica per i nuovi farmaci innovativi.
Fondamentale sarà anche la collaborazione dei medici, sia in fase di prescrizione sia nel monitoraggio dell’uso clinico, in quanto tutte le informazioni che verranno raccolte “sul campo” costituiranno per l’Agenzia, insieme alle evidenze provenienti da studi di farmacovigilanza e dalla letteratura scientifica, uno strumento fondamentale nel continuo processo di rivalutazione del rapporto beneficio/rischio di ciascun medicinale, come pure sarà indispensabile la corretta informazione del paziente, nucleo centrale in quanto destinatario della risposta appropriata al suo bisogno di salute.
Mario Melazzini
Aifa Editorial
08 Maggio 2018
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