Meno infezioni in ospedale con il sistema di sanificazione Pchs
È quanto ha dichiarato Elisabetta Caselli, Professore associato di Microbiologia presso l’Università di Ferrara, tra gli autori della ricerca sulla resistenza antimicrobica, realizzata grazie alla collaborazione tra diversi Atenei e Ospedali italiani, presentata ieri in un web congress tenutosi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Uno studio che ha portato a sviluppare un nuovo metodo per la prevenzione delle infezioni nosocomiali con l’utilizzo del sistema di sanificazione PCHS (Probiotic Cleaning Hygien System), innovativo rispetto ai metodi di pulizia e sanificazione tradizionali basati sui disinfettanti chimici, ideato e realizzato da Copma ed utilizzato anche dal Policlinico Gemelli per le operazioni di pulizia e sanificazione dei propri ambienti.
“Il rischio è quindi gestire oggi l’epidemia in emergenza senza pensare ad una pandemia futura dovuta ad infezioni e antibiotico-resistenze che potrebbe essere anche peggiori in termini di numeri. Noi ci siamo occupati di uno dei tasselli importanti nella lotta all’antibiotico-resistenza, ovvero la sanificazione ambientale. Il modello di riferimento utilizzato è stato quello dell’equilibrio del microbiota, acquisizione ormai data per scontata per quanto riguarda gli organismi viventi, ma il concetto è meno conosciuto se ci si occupa dell’ambiente costruito, che invece attualmente è proprio considerato come un superorganismo con il suo proprio microbiota. Ci siamo quindi chiesti come potevamo riequilibrare questo microbiota dell’ospedale introducendo delle specie benefiche di probiotici, come si fa appunto nell’intestino di una persona, in modo da spiazzare le specie potenzialmente patogene”, aggiunge.
“Si è trattato di un lavoro durato oltre 10 anni e i numeri – ottenuti in studi multicentrici, che hanno visto il coinvolgimento di diversi ospedali e università italiani – che si riesce ad eliminare oltre l’80% in più di patogeni rispetto alla sanificazione chimica e che questo dato si associa effettivamente ad una diminuzione delle infezioni di oltre il 50%, valore che neanche noi inizialmente ci aspettavamo, in associazione tra l’altro a un calo dell’antibiotico-resistenza dei germi presenti al livello del microbiota ospedaliero”.
“Tutto ciò ha un risvolto molto importante anche in termini di risparmio economico, ma il vero obiettivo è ovviamente riuscire a preservare le vite dei pazienti. E uno studio recente dell’Università Bocconi sui nostri dati ha messo in evidenza che con questo nuovo sistema si potrebbero prevenire in 5 anni 31 mila infezioni, numeri che ci auguriamo facciano riflettere. Nel corso dell’incontro di ieri abbiamo riscontrato un grande interesse da parte dei relatori istituzionali presenti. Si è aperto così un dibattito, grazie anche alla collaborazione con un centro così prestigioso come l’Irccs del Gemelli, che ha aderito in maniera entusiastica al lavoro di ricerca e che ci auguriamo possa produrre ulteriori dati, a consolidamento di quelli già ottenuti. Per proseguire nella strada dell’innovazione, della ‘disruptive innovation’ – come definita dal prof. Walter Ricciardi, che ringrazio tantissimo per l’invito -, che sia di rottura con il sistema di sanificazione precedente, ma che potrebbe essere di grande importanza – conclude Caselli – nella prevenzione delle infezioni e nei problemi legati all’antibiotico-resistenza”.
25 Settembre 2020
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