Minervini (Noi a Sinistra): “Piano mitigato, ma restano dubbi”
Per Minervini "ci sono quattro grandi questioni. La prima è di carattere generale: dov'è l'analisi epidemiologica, presupposto necessario per un piano che non sia una declinazione stretta di quanto imposto dalle norme e dai decreti? Dov'è una lettura della domanda di salute, dei fabbisogni dei territori? Dov'è il ruolo di una politica chiamata a mettere qualità all'interno di processi così complessi che, altrimenti, rischiano di ridursi a un fatto squisitamente ragionieristico? La seconda riguarda la sanità privata: se nel sistema integrato si deve tenere conto anche del suo ruolo, per verificarne anzitutto l'adeguatezza ai parametri per disciplina, perché non ve n'è traccia nel piano? La terza invece è sui posti letto. D'accordo, il saldo è invariato. Ma come verranno ricollocati i 600-700 posti di letto se negli ospedali di primo livello mancano gli spazi? Esiste un'analisi specifica? Perché se questi posti restano solo sulla carta, la conseguenza diretta sarà quella di aumentare il ruolo e le prestazioni dei privati. La quarta è sulle strutture da riconvertire: esistono dei progetti per ciascuno degli 8 presidi che smetteranno d'essere ospedali? Ci sono le risorse? Quali sono i tempi? È stato previsto un principio di contestualità, per cui la chiusura è subordinata all'immediata riapertura nella nuova forma?”.
“Nel 2006 – ricorda Minervini – la condivisione sociale durò mesi, una grande campagna d'ascolto e di coinvolgimento che portò alla stesura di centinaia di emendamenti di cittadini e associazioni. Questa volta non è accaduto, ma speriamo che possa avvenire a partire da questo momento.
La costruzione di un moderno sistema sanitario passa dalla capacità della politica di generare coinvolgimento e di saper fare sintesi e non può trasformarsi in un fatto ragionieristico. È un rischio che va assolutamente evitato, è la sfida, importantissima, che abbiamo davanti".
02 Marzo 2016
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