Siod: “Il privato accreditato non è una minaccia ma un pilastro del Ssn”
Secondo il Siod, è importante distinguere tra il “privato delle lobby” che intercetta appalti e grandi convenzioni, e il privato accreditato costituito da migliaia di studi e ambulatori di prossimità che operano con tariffe fissate dalle Regioni, volumi programmati e rigorosi controlli di qualità.
“Confondere queste due realtà – prosegue Romano – significa non conoscere la struttura reale del sistema sanitario italiano e rischiare di screditare ingiustamente chi, pur lavorando in condizioni economiche difficilissime, assicura ai cittadini un servizio che il pubblico, da solo, non potrebbe garantire”.
La recente audizione della Corte dei Conti non parla affatto di un “sorpasso” del privato sul pubblico: documenta invece che la spesa per prestazioni da soggetti accreditati rappresenta meno del 10% del totale della spesa sanitaria nazionale e che l’incremento nel 2024 è stato di appena +1,2% rispetto all’anno precedente, corrispondente a 123 milioni di euro su 138 miliardi complessivi.
“È una cifra che definire “preoccupante” – commenta Romano – significa perdere il senso delle proporzioni. L’aumento risponde a un’esigenza precisa: ridurre le liste d’attesa, non a un travaso di risorse verso il privato”.
Il Siod sottolinea inoltre che le strutture accreditate non lucrano sulla spesa pubblica, ma al contrario svolgono un servizio pubblico a tariffe ferme da vent’anni, mai rivalutate secondo l’indice ISTAT e spesso inferiori ai costi reali.
“Parliamo di professionisti che curano i cittadini a tariffe bloccate dal 2004 – aggiunge Romano – mentre nel frattempo sono aumentati energia, materiali, personale, affitti e imposte. Se oggi garantiscono ancora la sostenibilità del sistema, è solo per senso di responsabilità e spirito di servizio”.
Il sindacato richiama invece l’attenzione sui veri nodi di inefficienza denunciati dalla stessa Corte dei Conti: sforamenti strutturali sui dispositivi medici (oltre 2,4 miliardi nel 2024), gare poco trasparenti, appalti frazionati e scarsa responsabilizzazione delle centrali pubbliche d’acquisto.
“Questo – dichiara Romano – è il vero cancro della sanità italiana: un sistema di gestione pubblica che troppo spesso controlla sé stesso e rimane intoccabile anche quando emergono sprechi o inefficienze. È su questo terreno che si perdono miliardi, non nei contratti con gli studi accreditati”.
Per il Siod, l’obiettivo non deve essere quello di contrapporre il pubblico al privato accreditato, ma rafforzare la collaborazione su basi chiare:
– aggiornamento urgente delle tariffe,
– piani regionali unici per le liste d’attesa,
– contratti trasparenti e legati alla qualità e ai risultati,
– maggiore autonomia organizzativa delle Regioni come sancito dalla recente sentenza n.114/2025 della Corte Costituzionale.
“Il sistema pubblico si rafforza – conclude il Segretario Generale Siod – non demonizzando chi collabora nel rispetto delle regole, ma valorizzando la rete diffusa dei professionisti accreditati che ogni giorno, dal piccolo ambulatorio al centro convenzionato, consentono allo Stato di garantire il diritto alla salute a tutti, anche ai più fragili”.
10 Novembre 2025
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