Terregino (IzsVe): “Caso non italiano ma che dimostra funzionamento sistema di sorveglianza”
Occorre innanzitutto sottolineare che i protocolli hanno funzionato: l’individuazione immediata del genotipo H9 del virus è la dimostrazione che in Italia la sorveglianza sui virus influenzali zoonotici funziona. Inoltre, non abbiamo evidenze di trasmissione uomo-uomo. Si tratta di un virus tipicamente aviario, non un H5, ma un H9N2, ben noto alla comunità scientifica internazionale perché fa parte di quei sottotipi che possono dare infezioni umane. Nella grandissima maggioranza dei casi si tratta di infezioni asintomatiche – rilevabili attraverso studi sierologici – oppure di sindromi simil-influenzali, con febbre e sintomi molto simili all’influenza stagionale”.
È quanto dichiara Calogero Terregino, Direttore del Centro di referenza nazionale ed europeo per l’influenza aviaria presso l’istituto Zooprofilattico delle Venezie (IZSVe).
“Si tratta non di un caso italiano, ma di importazione – spiega ancora Terregino. È una persona che si è infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. In molte parti dell’Africa circolano virus diversi da quelli presenti in Italia e in Europa. Anche qui, tramite la sorveglianza, individuiamo virus dell’influenza aviaria ma con caratteristiche genetiche e biologiche differenti da quelli africani. In quei contesti si registrano anche casi umani proprio perché circolano genotipi particolari che non abbiamo in Europa. Questo significa che non c’è un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus. Il paziente, che già presentava diversi problemi di salute che hanno complicato il quadro clinico, è sotto cura per una serie di patologie concomitanti di cui soffre, mentre le persone a contatti rintracciate – sanitari, familiari e anche i passeggeri dello stesso volo – sono stati testati e risultati negativi. Non c’è quindi stata diffusione uomo-uomo come di norma avviene per le infezioni umane da virus H9”.
“H9, H5, H7 e altri sottotipi sono molto monitorati. Hanno dimostrato di poter infettare l’uomo, ma fanno fatica a trasmettersi efficacemente tra esseri umani. Come Centro di Referenza per l’Aviaria, agiamo sia a livello nazionale, collaborando con il Ministero della Salute e le Regioni nella prevenzione e gestione dell’influenza aviaria, sia a livello internazionale, analizzando i virus circolanti in Europa e in altre parti del mondo per studiarne l’evoluzione genetica e identificare eventuali mutazioni pericolose. Non è possibile eliminare completamente il rischio, ma si lavora per ridurre l’impatto attraverso biosicurezza, gestione del territorio e sorveglianza delle persone a rischio d’infezione. Esiste ormai una sinergia consolidata tra servizi veterinari e sanità pubblica in ottica One Health”, conclude il Direttore del CRN Aviaria.
25 Marzo 2026
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