Tonino se n’è andato in silenzio, come nel suo stile
Tonino se ne è andato in silenzio, come nel suo stile. In me lascia un doppio vuoto: di amico e collega in tante avventure.
Abbiamo iniziato entrambi come giornalisti di riviste specializzate in sanità. Poi, quando siamo passati a scrivere sui quotidiani — io al Carlino, la Nazione e il Tempo, lui, da buon cattolico, ad Avvenire — le nostre strade professionali si sono incrociate in quell’avventura oggi irripetibile che, a partire dal ’92, è stata l’Asi, l’Agenzia sanitaria italiana.
Un settimanale anche questo specializzato in sanità, ma di fatto autogestito da un gruppo di giornalisti che non rispondevano a nessuna delle lobby che oggi, più di allora, controllano o comunque influenzano l’informazione di settore.
È stato un periodo di passione e divertimento, perché a fare inchieste che calpestavano più di un piede e che finivano nei titoli di testa dei Tg era un gruppo di amici, oltre che colleghi.
Quando alla Sanità salì Rosy Bindi, continuammo a fare il nostro lavoro senza risparmiare critiche o fare le pulci a un Governo che, per alcuni di noi, era per così dire “amico”.
Ricordo che con il terzetto composto da Tonino, Roberto Turno del Sole 24 Ore e il sottoscritto tirammo fuori una notizia non poco gradita al Governo, che fece arrivare al giornale di Morelli una minaccia nemmeno troppo velata di licenziamento.
Tonino sapeva che scrivendo in quel modo si esponeva. E, per chi aveva già allora un bel po’ di figli, era un atto di coraggio non da poco.
Dovemmo minacciare di rendere pubblica quell’ingerenza per scansare la minaccia. E lui continuò il suo lavoro con serietà ed onestà, come sempre.
Poi le nostre strade si sono di nuovo incrociate quando, nel ’97, andai a dirigere la comunicazione in Farmindustria, dove lo chiamai a darmi sostegno nell’impresa non proprio facile di ricostruire l’immagine di un’associazione travolta da “Farmacopoli”.
Poi, andato via io da lì, avemmo qualche attrito, alimentato in realtà da chi non poteva essere più distante dalla morale di un uomo come Tonino che, da uomo di fede qual era, ha sempre avuto il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé.
Io quella fede, sotto sotto, gliel’ho sempre un po’ invidiata e sono sicuro che ha reso anche ora sereni questi mesi difficili.
Da un anno, fortunatamente, ci eravamo riavvicinati. Ci sentivamo, e capivo che anche lui aveva perso la speranza, ma non la serenità di un credente vero.
Tanto che fino a pochi giorni fa ha continuato a lavorare, sia pure da remoto.
Perché questo era Tonino: un uomo onesto, un collega serio, un amico.
Ciao Tonino
Paolo Russo
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12 Giugno 2025
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