Via i piccoli ospedali, per il cambiamento si pensa in grande
“Avremo presto il commissariamento – ha annunciato il governatore – che per quanto concerne il personale segnerà la fine del turnover”. L’impegno che si pone di fronte è gravoso e la strada tutta in salita: riformare un ingranaggio che assorbe l’80% del bilancio regionale, e che ha accumulato, solo nel 2009, un passivo di 222 mln di euro. Un settore che mantiene 3mila dipendenti in esubero e patisce un’emigrazione sanitaria che incide per 238 mln di euro, ogni anno, sul bilancio regionale.
“C’è ancora una cultura troppo radicata del medico di famiglia – ha spiegato Scopelliti – che spinge a cercare fuori dalla regione le risposte ai propri bisogni”.
Tre sono i motivi principali dei ricoveri fuori dalla Calabria: chemioterapia, artrosi al ginocchio e angina. I calabresi vanno a farsi curare in Lombardia (20%), Lazio (19%), Sicilia (13%), Emilia Romagna (12%) e Toscana (8%). Nel dettaglio, in Lombardia le mete più ricercate sono l'Irccs San Raffaele, l'Humanitas e l'Istituto nazionale dei tumori. Nel Lazio si va al Gemelli e all'Umberto I, in Sicilia si sceglie Messina (Policlinico e casa di cura Cappellani).
Nel video di presentazione ci si è soffermati sulle strutture fatiscenti dei nosocomi calabresi. Le strutture ospedaliere nella regione tra pubblico e privato sono 73 per un totale di 8.874 posti letto. Nel corso del 2008, anno di riferimento, sono stati effettuati 259.029 ricoveri in regime ordinario, con il 16,7% di ricoveri risultati impropri. Tra i piccoli ospedali (pericolosi perché non adeguatamente attrezzati) ce ne sono 20 con meno di cento posti letto per i quali è necessaria una riconversione, mentre tre o cinque presidi andranno incontro alla chiusura, considerato che undici strutture – è stato spiegato – sono a rischio sicurezza.
Gli ospedali con meno posti letto sono: Palmi (18), Oppido Mamertina (18), Taurianova (18), Soriano (19) e San Marco Argentano (34). Qui i costi sono altissimi e gravati quasi esclusivamente dal personale (prima classificata è Taurianova con il 90% di incidenza della spesa per i dipendenti sul costo totale del presidio, fanalino di coda Crotone con il 57%), con una media complessiva del 72%.
“Nonostante questi dati – ha aggiunto Scopelliti – i manager ci dicono che c'è carenza di personale”.
All'ospedale di Palmi un posto letto costa 623 euro al giorno (la media è di 198 euro) seguito da Siderno (521) e Oppido Mamertina (416) mentre l'ospedale dove un posto letto costa meno è quello di Lungro (94 euro).
Come si può dunque notare emergono differenze abissali, indice di un sistema assolutamente caotico e disomogeneo, caratterizzato da enormi sperequazioni. Le perdite enormi di esercizio delle Aziende, nel solo 2009 ammontano a 338 milioni di euro. Osserviamole nel dettaglio: Asp di Cosenza 117 milioni di euro, Asp di Crotone 54 milioni, Asp di Catanzaro 56,5 milioni, Asp di Vibo 10,9 mln, Asp di Locri 4,2 mln, Azienda ospedaliera di Cosenza 51,8 mln, Ao Pugliese-Ciaccio di Catanzaro 28,6 mln, Ao Mater Domini di Catanzaro 13,3 mln, Ao di Reggio 627mila euro. Mancano i dati relativi all'Asp di Reggio e alla Fondazione Campanella.
Il cambiamento per il futuro appare quindi necessario, e Scopelliti se ne dice convinto. Il governatore è apparso entusiasta del suo programma definito “epocale”. La svolta inizierà dai manager: nessuno dei commissari delle Aziende appena nominati ha avuto finora incarichi nella sanità calabrese. Resteranno in carica per 6 mesi, poi se ne valuterà l'operato. È prevista anche la riorganizzazione della rete dell'emergenza e della continuità assistenziale. Per contenere la spesa, infine, si arriverà a risparmiare 150 milioni nel 2011 e 250 nel 2012. I settori interessati in questo caso saranno la spesa farmaceutica (60 milioni), il personale (25), le attività della Stazione unica appaltante (complessivamente 55 milioni), l'ospedalità privata (40) e quella pubblica (35). Rispetto al settore privato, l'Aiop ha dato già la sua disponibilità alla riconversione di alcune strutture.
G.R.
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15 Luglio 2010
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