Aggressioni medici e infermieri. Bottino (Acoi): “Un dramma quotidiano. Se la legge prevede l’arresto in flagranza, va applicata”

Aggressioni medici e infermieri. Bottino (Acoi): “Un dramma quotidiano. Se la legge prevede l’arresto in flagranza, va applicata”

Aggressioni medici e infermieri. Bottino (Acoi): “Un dramma quotidiano. Se la legge prevede l’arresto in flagranza, va applicata”

Il presidente Acoi Bottino denuncia l'emergenza aggressioni in sanità: oltre 22mila episodi l'anno secondo il Censis. Chiede l'applicazione rigorosa delle norme, con arresti in flagranza e misure immediate, perché "senza sicurezza per chi cura non c'è sicurezza per chi è curato".

“L’ennesima aggressione contro un operatore sanitario che, mentre prova a salvare vite, finisce a sua volta in Pronto soccorso: siamo al paradosso”. Così Vincenzo Bottino, presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (Acoi), commenta il caso avvenuto all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, riportato negli ultimi giorni dalla stampa.

“Quello di Pozzuoli è un pezzo di un fenomeno nazionale. I dati descrivono una vera emergenza: il Censis parla di oltre 22 mila episodi di aggressione in un anno contro medici, infermieri e operatori sanitari. È un dramma quotidiano che va fermato”, prosegue Bottino.

Per Acoi, accanto alla prevenzione organizzativa, serve far funzionare subito ciò che già esiste sul piano normativo. “Da tempo il Governo, con il ministro Schillaci, ha indicato una linea chiara: le aggressioni al personale sanitario devono avere conseguenze rapide e certe, fino all’arresto in flagranza e, nei casi previsti, in flagranza differita. Se, come sembra dalle prime ricostruzioni, in episodi di violenza grave non scatta alcuna misura immediata, allora qualcosa non torna: le norme vanno applicate con coerenza, senza zone grigie e senza messaggi di impunità”, afferma Bottino, richiamando la disciplina introdotta per rafforzare il contrasto alle aggressioni contro gli esercenti le professioni sanitarie.

Bottino insiste anche sul contesto complessivo in cui maturano questi episodi. “Non solo dobbiamo difenderci troppo spesso da accuse e contenziosi ingiusti che consumano risorse e tempo, ma dobbiamo assistere anche a violenze fisiche e minacce in corsia. Cos’altro deve succedere perché si cambi passo? Noi chirurghi italiani vogliamo salvare la vita dei nostri pazienti, non lavorare preoccupati per la nostra incolumità”.

Il presidente Acoi chiede un’azione coordinata su più livelli: “Servono presìdi di sicurezza nei reparti più esposti, procedure immediate di denuncia e supporto legale all’operatore, videosorveglianza e controlli sugli accessi dove necessario. Ma soprattutto serve una cultura istituzionale della “tolleranza zero”: chi aggredisce deve sapere che ci sarà una risposta rapida e certa. Solo così si tutela davvero il diritto alla salute, perché senza sicurezza per chi cura non c’è sicurezza per chi è curato”.

“Acoi è pronta a collaborare con Ministero, Regioni e direzioni aziendali per trasformare le norme e le buone pratiche in percorsi operativi uniformi. La sanità non può diventare un luogo della paura”, conclude Bottino. 

03 Marzo 2026

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