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Coronavirus. “La prima linea”, nei racconti dei “soldati semplici” del Giovanni XXIII a Bergamo

di Lorenzo Proia

Anestesisti Rianimatori e Infermieri, ma anche altre Professioni spesso non in prima pagina che operano anch’esse con turni massacranti e ritmi di stress indescrivibili: TSRM, Tecnici di Laboratorio Biomedico, Perfusionisti. Una squadra che lavora compatta e scopre nuovi stimoli nella multidisciplinarietà, per sconfiggere la pandemia. I racconti dal maggior ospedale della Provincia più colpita d’Italia. “La mia giornata inizia alle 7.30, alle 9 faccio la ricognizione di tutte le Terapie Intensive, che oramai sono tutte Covid. Siamo arrivati a 80 posti letto. Ogni giorno faccio il punto per sapere quanti intubati ci sono e poi gestisco la clinica...”

21 MAR - Tutta l’Italia segue con apprensione la situazione nella provincia di Bergamo, la più colpita per numero di contagi nella pandemia Covid-19 che sta flagellando il nostro Paese. Nel bergamasco i casi sono 4.645 e le immagini delle bare portate fuori dalla città, con 300 vittime in una sola settimana, hanno fatto il giro del Mondo. “Siamo in guerra” ci dicono gli operatori sanitari del Papa Giovanni XXIII, il maggiore presidio ospedaliero del territorio, “ma la vinceremo”. E si fanno forza tra loro per battere il “nemico” anche cercando di scherzare, condividendo ad esempio vignette (come quella che riportiamo qui sotto) in cui si ritraggono come soldati al fronte intenti a “sparare” al Virus. Ogni giorno operano anche 24 ore di fila, in molti passando da una Terapia Intensiva all’altra, svestendosi e cambiandosi in aree “pulite” per poi rientrare in quelle “sporche”.
 


Medici, infermieri, ma anche tante altre Professioni Sanitarie che contribuiscono, tutte rischiando molto, al debellamento della pandemia. Come gli Assistenti Sanitari e come i Tecnici della Prevenzione, che “tracciano” il percorso del Virus, individuando le persone con cui il contagiato è venuto a contatto, in modo da prevenire eventuali focolai. Proprio per questo la Fno TSRM e PSTRP ha rinnovato in una lettera al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro Speranza, alla Conferenza delle Regioni e a CittadinanzAttiva la sua preghiera per una maggiore valorizzazione mediatica e politica di tutte le Professioni che combattono questa battaglia.

Ed è proprio il TSRM Angelo Di Naro a introdurci alla situazione nel Giovanni XXIII: “La mia Azienda per far fronte a questa emergenza è stata costretta a compiere diverse riorganizzazioni interne. Sicuramente tra le tante Professioni che hanno riorganizzato la propria attività ci siamo anche noi TSRM. Il Papa Giovanni XXIII può contare su un organico di circa 90 TSRM impegnati nelle diverse unità operative. Abbiamo riorganizzato le nostre attività e creato dei percorsi dedicati. Abbiamo potenziato i servizi del Pronto Soccorso e degli RX Toraci a letto, dove arrivano i pazienti Covid-19. Siamo impegnati soprattutto sia negli aspetti di controllo che in quelli di monitoraggio della polmonite da Covid”.

Di Naro opera sia al Pronto Soccorso che in sala operatoria, “in prima linea” come tutti i TSRM del Giovanni XXIII: “Facciamo una media di 100 RX Torace al giorno, 150 torace per le Terapie Intensive e facciamo anche le TAC. Noi TSRM spesso non appariamo sui media, non siamo visibili al cittadino ma in questo momento garantiamo un servizio indispensabile e, citando il nostro Presidente Alessandro Beux, 'non surrogabile'. Abbiamo colleghi che saltano i riposi, colleghi che rientrano, colleghi che saltano i turni. I TSRM si spostano da una Terapia Intensiva a un’altra, con apposite apparecchiature dedicate, ci cambiamo in apposite zone ‘filtro’. Chi entra nella zona con pazienti Covid-19 deve indossare adeguati Dpi e le apparecchiature vanno continuamente sanificate”.

Gli operatori, pur lavorando da mattina a sera e “non tirandosi mai indietro”, riescono a trovare il tempo per percorsi di formazione giornaliera sulla pandemia.

Lorenzo Grazioli, Medico Anestesista, ci racconta: “La mia giornata inizia alle 7.30, alle 9 faccio la ricognizione di tutte le Terapie Intensive, che oramai sono tutte Covid. Siamo arrivati a 80 posti letto. Ogni giorno faccio il punto per sapere quanti intubati ci sono e poi gestisco la clinica. La mia giornata finisce verso le 8 e 9 sera. La casistica dei pazienti è una casistica ampia, qui i pazienti contagiati sono tantissimi e ne abbiamo un enorme numero in Terapia Intensiva. Collaboro maggiormente con gli Infermieri di Terapia Intensiva e con i Perfusionisti per quel che riguarda la gestione del supporto extracorporeo. Mi sento molto stanco, lavoro con un pazzo, ma nessuno di noi si tira indietro”, ai cittadini Grazioli manda un consiglio: “Le persone devono rimanere a casa così da bloccare il contagio, già siamo al limite: se superiamo questo limite è davvero un grosso problema”.

Corrado Colombo è un Infermiere, anche loro si trovano di fronte a situazioni sia rischiose sia inedite: “Noi Infermieri del Papa Giovanni ci stiamo attivando al massimo, in maniera assolutamente propositiva per gestire nel migliore dei modi l’emergenza Coronavirus. Nello specifico gli Infermieri delle Terapie Intensive continuano a lavorare nel loro settore e fanno attività di tutoraggio agli infermieri inseriti come supporto alle loro attività. Gli Infermieri sono stati destinati in altre unità assistenziali e adibiti ad altre attività, ad esempio gli Infermieri delle sale operatorie, trasportano pazienti positivi al Covid-19 verso altre strutture. Gli Infermieri ambulatoriali vengono ricollocati in strutture assistenziali sempre per pazienti positivi al Covid-19”.

La turnistica? “Tutta stravolta – prosegue Colombo - ma con grande disponibilità da parte di tutti riusciamo a resistere. Lavorare tante ore sotto pressione e con i Dpi, stanca fisicamente”.

Nei Laboratori al Giovanni XXIII si opera invece sul fronte dei tamponi, naturalmente con una mole straordinaria di lavoro anche in questo settore. “L’analisi di biologia molecolare per la ricerca del virus Covid-19 – ci spiega il Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico Anna Carobbio - viene eseguita dal personale TSLB del laboratorio di Microbiologia e Virologia con complesse strumentazioni di biologia molecolare, che consentono di estrarre ed amplificare genoma virale per discriminare il Virus SarsCov2, responsabile della malattia Covid-19, dagli altri patogeni respiratori. Il gruppo di TSLB del settore Virologia è stato sottoposto ad un training forzoso che si è svolto nell’ultimo week-end di fine febbraio per gestire rapidamente e in routine ad inizio marzo, l’enorme quantitativo di campioni che in precedenza venivano convogliati presso i laboratori di riferimento regionali, ovvero l’Ospedale Sacco di Milano e l’IRCSS San Matteo di Pavia”.

“Per la gestione dell’emergenza da Covid-19 – prosegue Carobbio - è stato impiegato personale proveniente da altri laboratori dell’Azienda stessa e personale TSLB dell’Ats, permettendo così di processare circa 400 tamponi al giorno che afferiscono alla nostra struttura e che provengono non solo dai reparti interni ma anche dalle Cliniche ed Ospedali dell’intera Provincia di Bergamo. Una Professione, quella del TSLB, che in questi giorni sta combattendo una vera e propria guerra insieme ad altri Professionisti sanitari dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un lavoro silenzioso e semisconosciuto, svolto da sempre dietro le quinte, ma di fondamentale importanza nell’orientare i clinici nella formulazione della corretta diagnosi”.

Davide Ghitti si è appena svegliato dopo un turno di 24 ore, è un Perfusionista: “Non è una novità discutere e trattare a livello multidisciplinare in merito alle criticità e alle misure di prevenzione, contenimento e trattamento legate ad un rischio infettivo – argomenta Ghitti, Coordinatore del Servizio di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare (TFCPC), dal 2015 Presidente dell’Associazione Tecnico Scientifica AITeFeP e Docente all’Università degli Studi di Milano, anche lui dell’Asst Giovanni XIII -. I dati presentati quotidianamente dagli organi ufficiali (Ministero della Salute, Iss e Protezione Civile) hanno fatto emergere la parola chiave ‘velocità’”.

“Se da un lato – prosegue Ghitti - la velocità ha caratterizzato l’incremento giornaliero dei positivi è anche vero che la risposta sanitaria nazionale non ha viaggiato con minor intensità, generando tempestive risposte all’improvvisa e crescente emergenza sanitaria. L’accezione negativa del termine velocità-Covid19 che raccoglie in sé i dati di propagazione e mortalità, deve essere ridotta o azzerata grazie al temine multidisciplinarietà. La spietata invasione  del virus Covid19 a Bergamo, senza dimenticare le altre realtà nazionali, ha confermato sia l’eccellenza di Bergamo nello scenario sanitario ma anche la grinta e la forza di un territorio così affascinante. Non sono bergamasco di origini, ho imparato ad esserlo dopo tanti anni passati in questa bellissima e generosa città che tra i colori delle montagne e dei laghi, se pur triste e preoccupata, riesce a far prevalere con grinta e perseveranza il motto: non molliamo”.
 
“I TFCPC – Perfusionisti dell’Asst Papa Giovanni XXIII fin dal primo giorno sono impegnati nell’assistere i pazienti supportati da una metodica di ossigenazione extracorporea chiamata ECMO”, prosegue Ghitti. Di cosa si tratta? “L’ECMO rappresenta un potente strumento nel trattamento dell’insufficienza respiratoria grave, è costituito da cannule inserite nel sistema vascolare, alle quali viene collegato un circuito extracorporeo capace di ossigenare artificialmente il sangue del paziente. La gestione di questo sistema è complessa e richiede elevate competenze clinico assistenziali, soprattutto in questo scenario”.
 

“Oggi – prosegue - beneficiamo delle intense attività di training effettuate costantemente nel passato che ci hanno dato la possibilità di rispondere in modo efficace e sicuro alle varie richieste. Il nostro modello organizzativo ha permesso ai TFCPC – Perfusionisti di iniziare il supporto respiratorio extracorporeo anche in altri Ospedali della Provincia per poi trasferire il paziente in ambulanza a Bergamo”.

“In queste ore stiamo acquistando una nuova postazione ECMO di ultima generazione con la quale possiamo trattare fino a 9 pazienti in contemporanea. Dall’inizio di questa veloce emergenza sanitaria – conclude Ghitti -, gli scenari sono molteplici e mutano di ora in ora. Non è diminuita l’attenzione ai pazienti non Covid che si presentano alla nostra attenzione; in queste ore per esempio, ne stiamo supportando uno con ECMO al quale sono garantiti i livelli di assistenza di sempre. In questo caso più che mai le Professioni Sanitarie devono insieme fare muro verso la pandemia, saldamente unite come dei mattoni”.

Si può aiutare l’Asst Giovanni XXIII a fronteggiare il Coronavirus facendo un bonifico come indicato sul sito aziendale. I fondi raccolti verranno utilizzati per l’acquisto di Ventilatori, Dispositivi di ventilazione non invasiva, Monitoraggi emodinamici, cuffie, camici e occhiali monouso.

Lorenzo Proia

21 marzo 2020
© Riproduzione riservata


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