Cimo: “La professione medica non è più considerata una risorsa e le donne pagano il prezzo più alto”

Cimo: “La professione medica non è più considerata una risorsa e le donne pagano il prezzo più alto”

Cimo: “La professione medica non è più considerata una risorsa e le donne pagano il prezzo più alto”
Questo il messaggio emerso ieri a Verona dal convegno del Coordinamento nazionale femminile della Cimo. Ribadita la necessità una normativa che definisca l’atto medico. Per il presidente, Riccardo Cassi, le donne sono "una grande risorse per il Ssn, non solo in termini gestionali, ma anche per la loro attenzione nel salvaguardare la salute dei cittadini".

Un momento di "serrato" confronto sulle problematiche dell'attività medica, su quelle questioni sindacali che ancora non riescono a trovare una soluzione e, soprattutto, sulle difficoltà che incontrano le donne. Si è discusso di questo ieri a Verona al convegno del Coordinamento nazionale femminile della Cimo.
 
“La professione medica ormai non è più considerata come una risorsa e le donne pagano il prezzo più alto. E’ necessaria una normativa che definisca l’atto medico inteso non come mansionario, ma come ruolo, funzioni e competenze del medico che vedono l’attiva partecipazione del nostro Sindacato”. Questa la proposta di Cimo espressa fermamente dal Presidente Riccardo Cassi, che ha aggiunto: “Le donne per il Ssn sono una grande risorsa, non solo in termini gestionali e per la grande capacità di affrontare le situazioni critiche, ma anche per l’attenzione e la professionalità che dimostrano e hanno sempre dimostrato per salvaguardare la salute dei cittadini”.

Molti gli ospiti e tra questi ha portato il suo saluto il vice Presidente dell’Ordine dei Medici di Verona, Roberto Mora, a cui ha fatto seguito Chiara Bovo, Direttore Sanitario dell’Azienda Sanitaria di Verona. Negli interventi successivi ha destato grandissimo interesse la relazione di Giovannella Baggio, titolare della Cattedra di “Medicina di Genere” dell’Università di Padova.

Ivan Cavicchi nel suo intervento, ha espresso la speranza che le donne siano in grado di effettuare il cambiamento sociale e professionale che i tempi richiedono, riportando l’attenzione su cosa significa essere medici, e non solo sull’ambito operativo da attribuire alla professione. Cavicchi inoltre, ha affrontato la questione del rapporto tra le professioni, affermando che non può essere affrontata solo come riduzione del costo lavoro, innescando un fenomeno di “cannibalizzazione” dal basso verso l’alto, ma va reinventata la forma storica della cooperazione professionale e ridefinirne i confini. Ma per definire l’atto occorre definire l’agente e oggi il medico non è definito.

31 Marzo 2015

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