Fecondazione eterologa. I ginecologi: “Bene la Consulta, ma restano vuoti normativi”

Fecondazione eterologa. I ginecologi: “Bene la Consulta, ma restano vuoti normativi”

Fecondazione eterologa. I ginecologi: “Bene la Consulta, ma restano vuoti normativi”
Per la Sios e l'Aogoi dopo la sentenza della Consulta restano “non chiare le modalità attraverso le quali i pazienti potranno fruire in Italia delle pratiche ‘riammesse’”. I ginecologi lavoreranno su una proposta da sottoporre al Ministero e alle Regioni per “dare piena realizzazione ai diritti delle coppie”.

Con la sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato illegittimo il divieto contenuto nella legge 40/2004 per le pratiche di fecondazione con ricorso a donazione di gameti, “maldestramente definite ‘eterologhe”, si “riafferma quanto le Società Scientifiche avevano da anni ripetuto, che la legge dovesse essere rivista e modificata, con il contributo delle Società Scientifiche, che oggi, con il loro spirito laico e scientifico, pur nel rispetto di ogni altra valutazione, legata a legittime opinioni di natura etica o religiosa, si offrono per emendarla di quegli aspetti contrari allo scopo principale che essa avrebbe dovuto avere, quello cioè di tutelare la salute riproduttiva delle coppie infertili e aiutarle ad ottenere un concepimento”. Questo il primo commento della Sios (Società italiana ospedaliera sterilità) e dell'Aogoi (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) sulla sentenza di ieri della Corte Costituzionale.

Tuttavia, spiegano Sios e Aogoi in una nota congiunta, “l’abolizione, benvenuta, di una serie di norme anacronistiche ed antiscientifiche ad opera di molteplici sentenze, non risolve, però il problema del vuoto che si determina, dal momento che rimuovendo steccati e divieti, non sono chiare le modalità attraverso le quali i pazienti potranno fruire in Italia delle pratiche ‘riammesse’ modificando l’impianto originario della legge”.

Ad esempio, “non è definito in quale tipo di strutture dovranno essere eseguite le procedure di diagnosi pre-impianto o le pratiche di PMA con utilizzo di gameti donati, se quella che è definita ‘donazione’ debba effettivamente caratterizzarsi come un atto oblativo e quindi gratuito o possa prevedere dei rimborsi o qualche forma di vantaggio, come avviene ad esempio con la donazione di sangue. Quale ruolo avrà il Sistema Sanitario Nazionale e le sue strutture non è noto a nessuno, perché una volta ribadita la legittimità del diritto delle coppie ad utilizzare una pratica medica, non si potrà, ipocritamente, tornare ai tempi della Circolare Degan, con la quale negli anni ’80 si stabilì che le pratiche di donazione erano proscritte nelle strutture pubbliche e quindi attuabili solo in centri privati”.

Sulla base di queste considerazioni la Sios e l'Aogoi annunciano che, in qualità di Società scientifiche del settore, chiederà “subito al Ministero della Salute di poter avviare una giusta azione per la realizzazione di un Regolamento attuativo e di nuove e aggiornate linee guida, che, tenendo conto delle modifiche introdotte in punta di diritto, sulla base di considerazioni di carattere scientifico e clinico consentano ai cittadini italiani di avere a disposizione un quadro normativo chiaro ed ai Ginecologi ed agli altri professionisti della Medicina e Biologia della Riproduzione di potere esercitare la loro professione con serenità e competenza, come in questi anni difficili hanno dimostrato di saper fare”.

La Sios e l’Aogoi, infine, si faranno promotrici di un’iniziativa per riunire tutte le Società Scientifiche affiliate alla Società Italiana di Ginecologia (Sigo) per formulare “una proposta da sottoporre al Ministero della Salute ed alle Regioni per dare piena realizzazione ai diritti delle coppie come ribadito dalle sentenze della Consulta”.

10 Aprile 2014

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