“Un italiano su dieci rinuncia a curarsi. E anche le regioni settentrionali dove tradizionalmente l’accesso alle cure era più garantito, peggiorano. Al nord l’abbandono delle cure è del 9,2%, va peggio al Centro (10,7%) e nel Mezzogiorno (10,3%). Incidono di più le lunghe attese soprattutto al Centro e al Nord (rispettivamente 7,3% e 6,9%), mentre al Sud motivazioni economiche e organizzative hanno lo stesso peso (6,3%)”.
Inizia con la citazione degli ultimi dati Istat sull’abbandono delle cure l’audizione della Fnomceo, la Federazione nazionale deli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. A rappresentare la Federazione, il Vicepresidente Giovanni Leoni.
“I Lea, i livelli essenziali di assistenza – ha rimarcato Leoni – rappresentano il perno del Servizio sanitario nazionale e costituiscono il patto fondamentale tra lo Stato e i cittadini. Essi definiscono non solo le prestazioni che devono essere garantite, ma anche il livello di equità e di coesione del sistema. Tuttavia, a distanza di anni dalla loro revisione e aggiornamento, persistono criticità significative nella loro applicazione concreta, con differenze marcate tra Regioni che si traducono in disuguaglianze di accesso, tempi di attesa non omogenei e variabilità nella qualità delle cure”.
“Il rapporto tra i Livelli Essenziali di Assistenza e le liste di attesa è diretto” ha proseguito Leoni.
Liste d’attesa che, secondo la Fnomceo, “rappresentano una delle criticità più pressanti ed attuali del nostro servizio sanitario nazionale, compromettendo fortemente l’accesso equo alle cure”.
“Rafforzare il nuovo Sistema di Garanzia dei Lea – ha evidenziato Leoni – deve essere la priorità del nostro Servizio sanitario nazionale”.
“Bisogna attuare un’adeguata perequazione – ha proseguito – delle capacità operative del Servizio sanitario nazionale, allo scopo di non escludere alcun territorio regionale dalla possibilità di fruizione delle prestazioni garantite dai Lea. Particolare attenzione deve essere posta al potenziamento delle attività volte alla prevenzione”.
Per la Fnomceo occorre, a tal fine, “attribuire al Ministero della salute la cabina di regia della sanità nazionale e ciò al fine di garantire un eguale accesso alle cure in tutto il territorio nazionale e una uniformità di applicazione sul territorio nazionale”.
“Si ricorda che con la sentenza n. 195/2024, relatore Antonini – ha aggiunto Leoni – la Corte costituzionale ha affermato che in un contesto di risorse pubbliche limitate, la spesa destinata a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e il nucleo irriducibile del diritto alla salute deve essere considerata costituzionalmente necessaria. Conseguentemente, in caso di esigenze di bilancio, le pubbliche amministrazioni sono tenute a ridurre prioritariamente altre tipologie di spesa prima di incidere su quella finalizzata alla tutela della salute, la quale non può subire tagli lineari o indiscriminati che compromettano l’erogazione delle prestazioni essenziali. Da qui l’importanza del ruolo del Ministero della salute per colmare le disuguaglianze garantendo i Lea su tutto il territorio nazionale”.
Nel merito, sono stati quattro i punti trattati.
Sul nuovo Sistema di Garanzia il giudizio è sostanzialmente positivo, con alcune criticità: l’eterogeneità persistente nei punteggi regionali, l’uso ancora limitato del set degli indicatori CORE, utilizzati per valutare l’erogazione dei Lea nelle diverse Regioni, e l’assenza di un chiaro collegamento tra esiti del monitoraggio, sostegno alle Regioni, responsabilizzazione politica.
Per quanto riguarda il secondo punto, vale a dire i tempi di attesa, la carenza di personale e le condizioni di lavoro, per la Fnomceo è il nodo strategico per la tenuta del Servizio sanitario nazionale.
“Le liste d’attesa – ha affermato infatti Leoni – non sono solo il risultato di inefficienze organizzative, ma anche della cronica insufficienza di personale medico e sanitario, della sua distribuzione disomogenea e di modelli organizzativi spesso rigidi e frammentati”.
In terzo luogo, la Fnomceo condivide l’esigenza di un’analisi critica dell’istituto del commissariamento, che non è riuscito, da solo, a colmare i divari tra regioni e a riportare in modo stabile le realtà più fragili a livelli adeguati di erogazione dei Lea.
“Dal punto di vista dei medici – ha sottolineato Leoni – i commissariamenti si traducono spesso in scenari di straordinarietà permanente, in cui prevalgono logiche contabili e di emergenza a scapito della programmazione, della stabilità organizzativa e della valorizzazione del personale”.
Infine, i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale e l’analisi degli effetti del PNRR sui divari territoriali. Tre, su quest’ultimo punto, le proposte Fnomceo: integrare stabilmente, nel riparto del Fondo sanitario nazionale, indicatori di deprivazione sociale, dispersione territoriale, invecchiamento e carico di cronicità, in modo da sostenere in modo più equo i contesti più fragili; analizzare la mobilità sanitaria non solo in termini economici, ma come indicatore di sfiducia e di abbandono dei servizi locali, e costruire percorsi di rientro; istituire un fondo ad hoc per il recupero delle disuguaglianze in sanità, gestito dal Ministero della Salute.
“Puntare sul Servizio sanitario nazionale – ha sintetizzato Leoni – è un investimento redditizio per l’azienda Italia. Quando investite sulla spesa sanitaria pubblica, date una spinta all’intera economia del Paese. La visione deve essere quella di un Ssn come potente motore per l’economia. L’altra sfida per il futuro della Sanità è la capillarità del sistema sanitario per portare l’assistenza sanitaria vicina ai cittadini, inclusi quei milioni di cittadini che oggi rinunciano alle cure”.
“In questo contesto – ha aggiunto – la valorizzazione del ruolo dei professionisti sanitari è imprescindibile. Coinvolgere i medici nei processi decisionali e organizzativi, investire nella formazione continua e migliorare le condizioni di esercizio professionale significa rafforzare la capacità del sistema di dare piena attuazione ai Lea e di rispondere in modo appropriato ai bisogni di salute della popolazione”.
“La Fnomceo – ha dunque concluso Leoni -ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le Istituzioni per individuare soluzioni concrete e sostenibili, nella convinzione che solo attraverso un impegno condiviso sia possibile garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza, il pieno godimento del diritto alla salute. Auspichiamo quindi che tale indagine conoscitiva possa tradursi in un’agenda di riforme concrete, condivise tra Stato, Regioni, professionisti e cittadini, per restituire piena attuazione ai principi di universalità, uguaglianza ed equità che sono alla base del nostro Servizio sanitario nazionale”.