Infermieri specialisti. Mangiacavalli (Fnopi): “Sulle prescrizioni nessuna invasione di campo. È il riconoscimento di ciò che già facciamo”

Infermieri specialisti. Mangiacavalli (Fnopi): “Sulle prescrizioni nessuna invasione di campo. È il riconoscimento di ciò che già facciamo”

Infermieri specialisti. Mangiacavalli (Fnopi): “Sulle prescrizioni nessuna invasione di campo. È il riconoscimento di ciò che già facciamo”

La presidente rivendica che la prescrizione infermieristica di ausili e presidi, prevista nelle nuove lauree specialistiche, è il risultato di un percorso condiviso con i medici avviato quattro anni fa e limitato all’ambito assistenziale, non alla diagnosi clinica.

Le nuove lauree magistrali specialistiche in infermieristica aprono a un rafforzamento formale delle competenze clinico-assistenziali, inclusa – in ambiti definiti – la possibilità di prescrivere presidi e ausili. Un passaggio che ha acceso il confronto con la componente medica ma che, secondo la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli che in un’intervista su Articolo32.org ripercorre le tappe che hanno portato alla creazione di tre nuove lauree specialistiche per gli infermieri.

Mangiacavalli rivendica con forza che il tema della prescrizione non nasce oggi e non è frutto di un’iniziativa unilaterale: “È un percorso che è iniziato almeno quattro anni fa”, spiega, ricordando un confronto avviato con la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO) e sviluppato in un tavolo interministeriale con Ministero della Salute, Università e CUN.

“Quattro 4 anni fa – ricorda la Mangiacavalli – ci siamo incontrati in sede del Fnomceo. Erano presenti con me anche i nostri uffici comunicazione. In quella occasione abbiamo iniziato col Presidente Anelli una riflessione sulla base della quale si potesse iniziare a parlare di prescrizione di ausili e di presidi, di quegli ausili e di quei presidi che sono fortemente collegati al processo di assistenza infermieristica;  quindi non alla diagnosi medica, ma proprio, come dire, di prescrizione attinenti al percorso che un infermiere, con le norme attuali già  oggi in Italia svolge, che è quello di identificare i bisogni di assistenza infermieristica, di pianificare l’assistenza e di decidere il tipo di intervento assistenziale. Facciamo praticamente riferimento ai presidi per la gestione dell’incontinenza, ai presidi per la gestione delle stomie, ai presidi per la gestione delle medicazioni avanzate. Durante gli incontri questa era una visione condivisa. In quella occasione ci eravamo accordati sul fatto che si potesse sdoganare” il termine prescrizione di presidi e di ausili. Abbiamo impiegato quattro anni a costruire questo percorso, perché abbiamo attivato un tavolo interministeriale con il Ministero e l’Università, con la presenza anche del CUN: una concertazione tra tutte le istituzioni e tutti i livelli necessari.  Con questi 3 decreti abbiamo ridisegnato la formazione infermieristica, che avrà un primo livello triennale, che è quello abilitante all’esercizio della professione infermieristica, e una seconda abilitazione che è quella specialistica magistrale, su queste tre aree ampie: l’area dell’urgenza e emergenza, l’area delle cure territoriali e l’area delle cure pediatriche neonatali”.

Il punto centrale riguarda la prescrizione di ausili e presidi strettamente connessi al processo assistenziale infermieristico, non alla diagnosi medica. Parliamo, chiarisce la presidente FNOPI, di dispositivi per la gestione dell’incontinenza, delle stomie, delle medicazioni avanzate: strumenti che l’infermiere già oggi individua e indica nell’ambito della pianificazione assistenziale.

“Non stiamo chiedendo niente di più di quello che gli infermieri già fanno”, afferma Mangiacavalli che evidenzia come “già oggi sono gli infermieri che indicano qual è il tipo di stomia, di catetere, di presidio per l’incontinenza per quello specifico paziente”.

La differenza, dunque, sarebbe nel riconoscimento formale di un’attività già esercitata nella pratica quotidiana.

Nessuna sovrapposizione con l’atto medico

La presidente FNOPI tiene a delimitare con nettezza il perimetro: “Noi non intendiamo entrare nel merito della diagnosi clinica o dell’atto medico”.

Secondo quanto riportato nell’intervista, esisterebbe già una convergenza tra le federazioni professionali sul fatto che l’atto medico comprenda diagnosi e prescrizione terapeutica, mentre l’atto sanitario è il risultato integrato di più professioni. In questo quadro, la diagnosi infermieristica, intesa come valutazione dei bisogni assistenziali e pianificazione dell’intervento, è riconosciuta nella letteratura internazionale.

Le nuove lauree magistrali specialistiche – articolate nelle aree di urgenza-emergenza, cure territoriali e area pediatrico-neonatale – includono quindi, tra le competenze previste dai decreti istitutivi, anche quella di prescrivere presidi e ausili “per i trattamenti assistenziali”.

Un nodo politico-professionale

La questione delle prescrizioni è diventata uno dei punti più sensibili del confronto tra professioni, anche alla luce delle recenti polemiche seguite a casi di cronaca sanitaria. Tuttavia, nell’intervista Mangiacavalli invita a superare la fase di “ruvidità” nel dibattito: “Nessuno sta portando via niente a nessuno, mentre invece stiamo cercando di dare risposte più complete, più appropriate alla complessità dei bisogni di salute dei cittadini”.

04 Marzo 2026

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