La medicina della riproduzione sta attraversando una fase di profonda evoluzione scientifica. Le ricerche sui meccanismi dell’invecchiamento ovocitario, sulla riparazione del DNA, sull’epigenetica spermatozoaria e sulle aneuploidie embrionali stanno ampliando la nostra comprensione dei fattori che condizionano il potenziale riproduttivo. Parallelamente, l’intelligenza artificiale, la microfluidica e l’automazione aprono nuove prospettive nella selezione dei gameti, nella valutazione embrionale e nei laboratori di fecondazione assistita.
È la convergenza di questi progressi a segnare una fase particolarmente significativa per la nostra disciplina. Le conoscenze avanzano su fronti diversi ma strettamente connessi, rendendo necessario un aggiornamento che non riguardi soltanto le singole tecniche, ma l’intero percorso riproduttivo.
Oggi la questione non è semplicemente disporre di strumenti più sofisticati, ma comprendere quali innovazioni possano modificare realmente le decisioni terapeutiche e migliorare gli esiti clinici, in un contesto sociale e demografico, soprattutto quello italiano caratterizzato da bassa natalità e scarsa cultura della fertilità, in cui la gravidanza è sempre più procrastinata nel tempo. Quali fattori della qualità ovocitaria possiamo influenzare? Come personalizzare i protocolli di stimolazione? Quali applicazioni dell’intelligenza artificiale offrono benefici dimostrabili? Sono interrogativi che richiedono un confronto costante tra ricerca biologica, medicina clinica ed embriologia.
È da questa esigenza che, insieme ad Antonio Pellicer e Filippo Maria Ubaldi, con i quali condivido la presidenza, abbiamo costruito il Procreazione Symposium Napoli, dal titolo “Dai gameti alla nascita. Innovazione, sicurezza e migliori pratiche in PMA”, in programma dal 5 al 7 novembre presso l’Hotel Royal Continental di Napoli.
Il percorso formativo si rivolge ai ginecologi, agli endocrinologi, ai genetisti e agli altri medici coinvolti nella salute riproduttiva, favorendo il confronto con gli embriologi e i professionisti del laboratorio. La crescente integrazione tra competenze cliniche, biologiche e tecnologiche rende indispensabile un aggiornamento multidisciplinare, capace di collegare le nuove evidenze scientifiche alle decisioni terapeutiche quotidiane.
Uno dei principali fronti di ricerca riguarda la qualità ovocitaria. L’età materna rimane un determinante fondamentale del potenziale riproduttivo, ma gli studi sui fattori non cromosomici e sui meccanismi di lesione e riparazione del DNA stanno contribuendo ad approfondire la comprensione della competenza degli ovociti. Il possibile impatto della stimolazione ovarica rappresenta un ulteriore ambito di indagine, nel quale è essenziale distinguere la risposta quantitativa dalla qualità biologica.
Anche il contributo maschile è oggetto di nuove prospettive scientifiche, dall’epigenetica dello spermatozoo all’integrità del DNA spermatico, fino ai fenomeni associati all’età paterna. A questi temi si affiancano gli studi sulle aneuploidie ovocitarie ed embrionali, attraverso modelli sperimentali che indagano i meccanismi degli errori cromosomici e le loro implicazioni nello sviluppo preimpianto.
Un altro ambito di particolare interesse riguarda l’evoluzione tecnologica dei laboratori di PMA. L’automazione delle procedure, la microfluidica e l’intelligenza artificiale stanno ampliando le possibilità di analisi dei gameti e degli embrioni. Ma la capacità di un algoritmo di formulare previsioni accurate non dimostra automaticamente un miglioramento degli esiti riproduttivi. La validazione dei modelli, la loro interpretabilità e l’effettiva utilità clinica sono aspetti sui quali è indispensabile sviluppare competenze aggiornate.
Per questo il Symposium dedicherà spazio all’impiego dell’intelligenza artificiale nella selezione degli spermatozoi, ai nuovi indicatori di performance dei laboratori, ai modelli interpretabili per la valutazione embrionale e all’utilizzo dei big data nel counseling riproduttivo.
La formazione deve inoltre accompagnare l’evoluzione delle strategie cliniche. Le alterazioni della follicologenesi, l’insulino-resistenza, la maturazione ovocitaria in vitro e l’impiego delle gonadotropine pongono interrogativi sull’appropriatezza dei protocolli terapeutici e sulla loro personalizzazione.
Abbiamo voluto dare particolare rilievo anche al confronto tra differenti approcci clinici, attraverso dibattiti sulle strategie di selezione degli spermatozoi, sulla supplementazione con LH e sull’utilizzo clinico degli zigoti con caratteristiche pronucleari atipiche. Il valore di questi momenti risiede nella possibilità di valutare criticamente le evidenze disponibili, distinguendo le applicazioni consolidate dalle prospettive che richiedono ulteriori studi.
Credo che oggi formare un professionista della medicina della riproduzione significhi soprattutto sviluppare la capacità di collegare conoscenze biologiche, tecnologie e decisioni cliniche. Non basta conoscere una nuova procedura: occorre comprenderne le indicazioni, i limiti e il beneficio che può offrire alla paziente.
Il vero punto di svolta non risiede soltanto nelle possibilità aperte dalla ricerca, ma nella nostra capacità di valutarle criticamente e trasformarle, attraverso la formazione, in percorsi di cura più sicuri, appropriati e personalizzati.
Elisabetta Trabucco
Presidente del Procreazione Symposium Napoli 2026 e Direttrice di Genera Napoli