Pnrr, cronicità, continuità assistenziale, farmacoeconomia. Sfide e opportunità del “farmacista 3.0”

Pnrr, cronicità, continuità assistenziale, farmacoeconomia. Sfide e opportunità del “farmacista 3.0”

Pnrr, cronicità, continuità assistenziale, farmacoeconomia. Sfide e opportunità del “farmacista 3.0”
La pandemia da Sars-CoV-2 ha mostrato a tutti l’importanza del ruolo che le farmacie possono giocare all’interno del Servizio sanitario nazionale. Ma quali sono le nuove sfide che devono affrontare per venire incontro alle esigenze di salute della popolazione?

La pandemia da Sars-CoV-2 ha mostrato a tutti l’importanza del ruolo che le farmacie possono giocare all’interno del Servizio sanitario nazionale. In piena emergenza sono state interpellate da Governo e Parlamento e sono riuscite a dare le risposte sperate: oltre servizi “classici”, ai quali eravamo tutti abituati, hanno fornito un supporto determinante anche attraverso screening (i tamponi) e le vaccinazioni. In seguito al Covid, insomma, il ruolo del farmacista si è evoluto e può (e dovrà) risultare altrettanto importante anche a pandemia archiviata.

Le sfide (passate e presenti) dei farmacisti
“La cronicità è una delle grandi sfide e questioni emergenti nella sanità pubblica del futuro e in questa il farmacista ricoprirà un ruolo sempre più attivo e prioritario – spiega Stefano Palcic, Dirigente Responsabile della SS Farmaceutica convenzionata e per conto presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina (ASUGI) –. A causa dell’invecchiamento della popolazione, la cronicità è in costante crescita e ciò comporta un investimento in termini di risorse umane ed economiche, oltre che richiedere continuità assistenziale per lunghi periodi. Ciò comporta un ripensamento del Sistema Sanitario Nazionale”.

La pandemia ha inoltre “dimostrato quanto sia fondamentale fare tesoro dell’esperienza e mettere mano alla costruzione di nuovi modelli previsti anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per l’assistenza e la cura con un cambiamento culturale e strutturale anche per la professione del farmacista”. L’emergenza è inoltre stata “un forte stress test per i farmacisti che sono stati impegnati in attività supplementari” ma questa fase ha “aperto a nuove opportunità e spazi professionali che i farmacisti dovranno essere pronti a cogliere. La professione del farmacista, sia esso impegnato nel Servizio Sanitario Nazionale che nell’industria o nelle farmacie di comunità, sta subendo un processo di rinnovamento importante che ha comportato un ampliamento delle sue competenze”. Ma come deve evolversi il ruolo del farmacista per affrontare le nuove richieste di salute della popolazione?

Le nuove funzioni del farmacista
Oltre alle mansioni “tradizionali”, come vigilanza, produzione e logistica, Palcic spiega che “attualmente si sta sviluppando sempre di più l’attività di consulenza professionale, intesa come rapporto tra il farmacista e altre figure del settore. Il progetto di ricerca Cergas dell’Università Bocconi, con il coinvolgimento dei direttori di farmacia aziendale, ha analizzato le funzioni innovative di questa figura, sempre più complessa e in continua evoluzione. Infatti, tra le sfide che oggi si pongono dinanzi alle Aziende Sanitarie, ve se sono alcune su cui il ruolo del farmacista riveste particolare rilevanza”.

Partiamo dalla “tendenziale riduzione della spesa sanitaria pubblica e dei finanziamenti, anche in relazione alle esigenze di spending review che rendono necessaria un’ottimizzazione della spesa aziendale nel settore farmaceutico”. Ci sono poi “le fusioni e integrazioni aziendali che aumentano la complessità gestionale e organizzativa delle Aziende Sanitarie e, di conseguenza, il funzionamento delle strutture si fa sempre più complesso. Dal punto di vista dell’offerta e del progresso scientifico e tecnologico, “vengono emessi in commercio nuovi farmaci e dispositivi medici che possono migliorare la salute dei pazienti, e ciò richiede un’adeguata attenzione rispetto all’introduzione di innovazioni sostenibili e appropriate. Parlando invece della domanda, “vi sono crescenti aspettative da parte dei pazienti, con il settore farmaceutico aziendale chiamato a esercitare il ruolo di distribuzione e di introduzione delle opzioni terapeutiche innovative”.

A fronte di tutte queste dinamiche, il farmacista gioca un “ruolo strategico essenziale per il funzionamento dell’azienda”. Più precisamente, il farmacista si trova a doversi confrontare con quattro tipologie di stakeholders, ciascuna con punti di vista differenti: “I clinici (medici di medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta), che hanno una visione orientata sulla risoluzione del problema di salute del paziente, mettendo in secondo piano i costi; il top management dell’Azienda Sanitaria, che pone particolare importanza per il rispetto dei criteri di costo/efficienza; le industrie farmaceutiche, che cercano di entrare nel mercato del farmaco portando innovazioni non solo nell’interesse del paziente, ma anche per aumentare i propri guadagni, a carico però delle Aziende Sanitarie; Il Ssn, che promuove l’innovazione ma impone vincoli dal punto di vista economico”.

Il ruolo del “farmacista 3.0”
In questo contesto, il “farmacista 3.0”, inteso come ruolo innovativo, oltre ai compiti di routine “deve riuscire a conciliare innovazione, efficienza e rispetto degli standard economici imposti. L’aumentata complessità delle attività svolte dal farmacista – conclude Palcic – richiede anche competenze in ambito farmacoeconomico, attuabili solo in concomitanza con la corretta analisi degli studi clinici”.

Arnaldo Iodice

Arnaldo Iodice

03 Marzo 2023

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