Podologi. “Riconoscere le prestazioni podologiche nei Lea”. Intervista al presidente Vito Cassano

Podologi. “Riconoscere le prestazioni podologiche nei Lea”. Intervista al presidente Vito Cassano

Podologi. “Riconoscere le prestazioni podologiche nei Lea”. Intervista al presidente Vito Cassano
"Guardando al futuro della professione di Podologo, auspichiamo di ottenere la completa  riconoscibilità del più alto profilo previsto dagli ordinamenti didattici europei; questo passa necessariamente da una riforma che preveda un piano formativo a ciclo unico di 5 anni. Questo investimento aggiuntivo, in termini di tempo e risorse per gli studenti, si tradurrà inevitabilmente in un potenziamento delle competenze e dell'efficacia clinica".

Proseguono le nostre interviste con i 18 presidenti delle rispettive professioni sanitarie che compongono la Fno Tsrm e Pstrp. Il nostro viaggio ci porta oggi a colloquio con Vito Cassano, Presidente della Commissione di albo nazionale dei Podologi, che in questa intervista a Quotidiano Sanità traccia un quadro della professione mettendo in evidenza alcuni punti chiave, dal possibile inserimento delle prestazioni podologiche nei Lea alla completa riconoscibilità del più alto profilo previsto dagli ordinamenti didattici europei.

Presidente Cassano, rispetto al nostro primo appuntamento del 2021 cosa e cambiato e se sono emerse ulteriori criticità?
Dal nostro primo incontro nel 2021, nel campo della podologia sono emerse diverse evoluzioni e importanti progressi. In particolare, sono stati raggiunti significativi risultati in termini di riconoscimento delle competenze avanzate della professione, portando a nuovi percorsi universitari post-base dedicati, che ampliano ulteriormente le abilità dei Podologi. Ciò è fondamentale per mantenere la professione al passo con gli standard internazionali e garantire un livello elevato di competenze nella gestione delle malattie podologiche.

Un traguardo importante, di cui siamo particolarmente fieri, è la creazione del nuovo codice deontologico del Podologo. Un documento, che regolamenta il nostro operato su pilastri fondamentali per la tutela della salute della persona assistita e rappresenta la pietra miliare che irrobustisce la nostra figura, garantisce standard elevati nell’erogazione delle cure e consolida la fiducia dei cittadini nella professione.

Inoltre, in questi anni abbiamo lavorato molto per potenziare e perfezionare gli strumenti di lotta all’abusivismo. Con la FNO TSRM e PSTRP abbiamo avviato diverse iniziative per monitorare questo fenomeno e perfezionare gli strumenti di contrasto, poiché rappresenta una priorità nella tutela della salute pubblica. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare.

Tante le sfide da affrontare. Una questione che stiamo portando avanti riguarda il riconoscimento delle prestazioni podologiche all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Questo rappresenta un elemento fondamentale per potenziare le cure offerte ai cittadini, consentendo loro di beneficiare di un contesto di cura più completo. È un percorso in evoluzione, pertanto stiamo lavorando in seno alla Federazione nazionale, in sinergia con le altre Istituzioni affinché ciò si realizzi.

Quali le prospettive e le sfide future della professione?
Guardando al futuro della professione di Podologo, auspichiamo di ottenere la completa riconoscibilità del più alto profilo previsto dagli ordinamenti didattici europei; questo passa necessariamente da una riforma che preveda un piano formativo a ciclo unico di 5 anni. Ciò consentirebbe ai Podologi di avere competenze non solo specifiche, ma altamente specializzate nel trattamento dei disturbi podalici, garantendo un livello di preparazione uniforme agli standard internazionali.

Questo investimento aggiuntivo, in termini di tempo e risorse per gli studenti, si tradurrà inevitabilmente in un potenziamento delle competenze e dell’efficacia clinica, con una forte ricaduta sulla popolazione, necessaria ad affrontare esigenze cliniche più complesse. Il mercato del lavoro potrebbe richiedere un periodo di adattamento per accettare e riconoscere appieno i laureati con una formazione più lunga, ma la qualità delle competenze acquisite potrebbe eventualmente controbilanciare questa sfida, differenziandosi così dai profili più tecnici, che puntano all’abilitazione con un ciclo di formazione in 3 anni e con un successivo biennio specialistico.

Differenza che auspichiamo sia compresa sia dagli operatori del settore che dalla popolazione, contribuendo a consolidare la reputazione della professione di Podologo e il suo ruolo essenziale nella cura della salute dei piedi.

Qual è il suo giudizio sull’attuale stato di salute del Ssn tra lamentate, carenze di fondi e se anche la vostra professione è soggetta al fenomeno della carenza di personale lamentata in diversi ambiti sanitari?
L’attuale stato di salute del Sistema sanitario nazionale (SSN), condizionato da una strutturale carenza di fondi e a una domanda crescente di prestazioni sanitarie, influenza necessariamente anche la nostra professione. A ciò si aggiunge una storica criticità, che riguarda la disomogenea distribuzione della nostra professione all’interno del SSN.
Infatti, in molte parti del nostro Paese, l’accesso alle cure podologiche è demandato alle strutture private, con la conseguenza che ciò alimenti disuguaglianze nell’accesso alle prestazioni, a seconda della regione o dell’area geografica in cui ci si trova.

Un’altra sfida che ci vede particolarmente coinvolti è la cura, nonché, l’assistenza e riabilitazione delle persone anziane! La nostra professione si trova a svolgere un ruolo cruciale nella gestione delle cure podologiche verso una popolazione sempre più avanti nell’età e affetta da patologie croniche, come il diabete. Per questo motivo la formazione e l’inserimento nelle strutture territoriali, previste dal DM 77, risulta fondamentale per affrontare in modo completo le esigenze di salute delle persone.

In questo contesto, è essenziale considerare come la carenza di risorse, sia in termini economici che di personale, rappresenti una criticità in grado di influenzare negativamente la qualità e la tempestività delle cure fornite.

In conclusione, riteniamo che una gestione oculata delle risorse, unita a una integrazione chiara della podologia nelle strategie di salute pubblica, insieme al pieno riconoscimento delle nostre prestazioni all’interno dei LEA, possa contribuire a migliorare l’efficacia e l’accessibilità delle cure podologiche per l’intera popolazione, garantendo un servizio equo e di qualità.

G.R.

19 Dicembre 2023

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