Speciale 2011. Sardella (Fiafant): “Le parafarmacie hanno bisogno di regole”

Speciale 2011. Sardella (Fiafant): “Le parafarmacie hanno bisogno di regole”

Speciale 2011. Sardella (Fiafant): “Le parafarmacie hanno bisogno di regole”
La difficile situazione in cui si trova il settore delle parafarmacie è dovuta soprattutto all'assenza di una normativa ad hoc. L'ipotesi di una sanatoria o di una fuoriuscita della classe C dalla farmacia a favore degli esercizi di vicinato sarebbero, secondo Roberta Sardella, presidente della Fiafant, palliativi che non risolvono nulla e che, al contrario potrebbero danneggiare l'intero sistema farmaceutico.

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Intervento di Roberta Sardella, presidente Fiafant
Lo scorso anno devo dire, in tutta onestà, che per il nostro settore è stato fatto pochino. L'unico elemento davvero importante è stato quello dell'approvazione della legge e dei decreti attuativi per la farmacia dei servizi, grazie soprattutto all'impegno del presidente Mandelli. Questa, a mio avviso, è l'unica cosa che può dare una carta in più alle farmacie. Ma anche alle parafarmacie.

Nel 2010 abbiamo assistito a numerosi tentativi delle Associazioni che le rappresentano, per trovare una via d'uscita per i loro iscritti: ci sono molte parafarmacie in sofferenza – alcune, in verità, sono magari state aperte diciamo "alla leggera" – mentre altre, al contrario, godono di buona salute, forse anche perché "dependance" di farmacie vere e proprie (capitali, farmaci, c'è tutto).
Quello che manca e per cui intendo battermi nel corso di quest'anno, è una normativa ad hoc per le parafarmacie, regole che considero indispensabili. É inutile dire no alla sanatoria, no a tutto. Ma in assenza di regole che guidino il sistema non si può fare altro. Chi ha avviato una parafarmacia credendo di trovare una soluzione alla propria situazione, s'è poi trovato in una "terra di nessuno". Diventa così paradossalmente comprensibile, anche se non giustificabile, la richiesta della sanatoria.
Per aprire una parafarmacia non occorrono cifre impossibili. Ma poi dove sono le regole che devono proteggere gli operatori? Non vogliamo proporre imposizioni, paletti che diano fastidio o creino insofferenza, ma piuttosto che siano capaci di proteggere gli operatori. Anche una possibile fuoriuscita della classe C dalla farmacia potrebbe essere discussa ma solo e soltanto in un sistema governato da regole precise: in una situazione di anarchia come l'attuale, non è possibile affrontare e risolvere nessuna problematica.
Inoltre, la carenza di norme che regolino il settore delle parafarmacie, è un rischio per tutti: potrebbe mettere repentaglio le piante organiche, i concorsi, tutto. Insomma è un pericolo reale che forse non è avvertito come tale: non va dimenticato però che in una terra di nessuno, chiunque può passare.
La nostra opposizione, insomma, non è immotivata: vorrei che la nostra categoria non soffra in questa maniera ma se si dovesse giungere a una sanatoria, finirà col soffrire di più. Al tempo stesso dire di no, sempre, su tutta la linea, può essere una strategia che paga nell'immediato ma è quanto meno rischiosa perché potremmo poi trovarci dinanzi a cambiamenti che non saremmo in grado di governare. Chi si trova oggi in cattive acque non può sperare in una sanatoria per risollevare le proprie sorti. Né, tantomeno, potrebbe farlo ottenere la possibilità di vendere farmaci della classe C. Norme che diano un assetto diverso al sistema delle parafarmacie, invece, potrebbero andare a vantaggio di tutti.
Questioni da affrontare nell'anno a venire, insomma ce ne sono: prima tra tutte, a mio avviso, quella dei concorsi che dovrebbero essere riorganizzati per quanto riguarda i tempi biblici delle revisioni delle piante organiche o per quanto attiene ai punteggi che finiscono sempre per penalizzare il collaboratore di farmacia.
Per quanto riguarda l'avvio della farmacia dei servizi è importante che ci siano stati riconosciuti gli spazi occupazionali. Ora bisogna saperli occupare. In questo senso gli Ordini provinciali potrebbero individuare un certo numero di farmacie e di farmacisti che possano fungere da "guida" per l'attivazione di una rete nella quale coinvolgere anche le farmacie che hanno minori spazi, minori disponibilità di personale e via dicendo. Gli impegni per realizzare i vari servizi non sono di poco conto: basti pensare alla zona riservata per le analisi o per eseguire terapie iniettive. O, ancora, per effettuare le prenotazioni. E in tutto questo ritengo anche che al tavolo per determinare la nuova remunerazione sarà necessario tener debito conto dei costi che gli stessi servizi richiedono per poter essere avviati.

31 Gennaio 2011

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