Tagli cesarei. Fesmed: “Dati e conclusioni del ministero troppo parziali”

Tagli cesarei. Fesmed: “Dati e conclusioni del ministero troppo parziali”

Tagli cesarei. Fesmed: “Dati e conclusioni del ministero troppo parziali”
"Lungi da noi l’idea di difendere o giustificare in alcun modo eventuali comportamenti scorretti". Ma, secondo il sindacato che ha annunciato lo sciopero dei ginecologi del 12 febbraio, "senza un’analisi delle cause profonde del fenomeno, difficilmente si potranno ottenere dei risultati".

"Il fatto che in Italia si facciano più Tagli cesarei rispetto alla media europea è noto da tempo ed a tale proposito, già dal febbraio 2010, il Ministero della salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità avevano emanato delle specifiche linee guida". Così una nota della Fesmed, il sindacato che ha annunciato lo sciopero dei ginecologi del 12 febbraio.
Nel gennaio 2012 il Ministro della salute – prosegue la nota – ha dato anche l’incarico ai NAS di acquisire le cartelle cliniche delle pazienti dimesse dopo Taglio cesareo e l’unità specializzata dei Carabinieri ha prontamente acquisito e trasmesso al Ministero della salute 3273 cartelle cliniche.
 
Lo scorso 18 gennaio 2013 il Ministero della salute ha indetto una conferenza stampa sui “Problemi di validità delle informazioni contenute nelle SDO con procedura di parto cesareo”. Sorprendentemente – sottolinea la Fesmed –  i risultati comunicati hanno riguardato solo 1117 cartelle (il 34% del campione da esaminare). In compenso, nel comunicato del Ministero è stato dato ampio risalto alla discordanza tra quanto scritto in cartella ed il codice riportato sulla Scheda di dimissione ospedaliera (SDO). Il comunicato del Ministero si conclude con un’analisi dei costi, che stima in 1139,08 euro la spesa non necessaria per ogni Parto cesareo condotto in assenza di indicazione clinica. Neanche una parola sulle possibili cause del fenomeno e solo una generica raccomandazione alle Regioni, affinché attivino il controllo di tutte le cartelle cliniche.
 
Lungi da noi – afferma il sindacato – l’idea di difendere o giustificare in alcun modo eventuali comportamenti scorretti. Tuttavia, non possiamo astenerci dal rilevare che senza un’analisi delle cause profonde del fenomeno, difficilmente si potranno ottenere dei risultati. Non si può ignorare la crescita dei contenziosi medico-legali, ai quali si associa la piaga della “medicina difensiva”, e il fatto che tutte le condanne comminate ai ginecologi, per danno fetale, portino la motivazione: “per non aver eseguito il Taglio cesareo” o in alternativa, “per non aver eseguito prima il Taglio cesareo”.
 
Non possiamo considerare ininfluente – prosegue la nota –  ai fini della discordanza fra Diagnosi clinica e SDO, il fatto che non esista una codifica per “Taglio cesareo su richiesta materna”, diagnosi contemplata anche dalle linee guida del Ministero della salute, fatto che costringe ad utilizzare delle codifiche alternative sulla SDO.
 
Infine – conclude la Fesmed – restiamo perplessi di fronte alla scelta del Ministero della salute di aver voluto enfatizzare dei dati parziali, che nulla aggiungono a quanto fosse già noto, in piena campagna elettorale ed in concomitanza con la proclamazione dello stato di agitazione dei medici che operano nei punti nascita, nei consultori familiari e negli ambulatori ostetrici del territorio. I quali chiedono alle forze politiche di inserire nei loro programmi di Governo il problema del contenzioso medico-legale e di avanzare delle proposte per il suo superamento, da adottare immediatamente dopo la formazione del nuovo Governo.

21 Gennaio 2013

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