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Ginecologi e ostetriche. Il 12 febbraio sciopero nazionale. Niente nascite, visite ed esami clinici

Motivo della protesta il boom delle cause legali e i tagli al settore. Saranno fatte salve le emergenze ma non si effettueranno nascite programmate. Chiusi anche i consultori familiari e gli ambulatori ostetrici extraospedalieri. "I partiti ci rispondano o sarà anche sciopero del voto".

16 GEN - Il 12 febbraio potrebbe essere il giorno nel quale, in futuro, si festeggeranno meno compleanni nell’anno. E’ infatti questa la data scelta dai ginecologi e dalle ostetriche per il loro primo sciopero nazionale delle sale parto che bloccherà l’attività di tutti i punti nascita italiani. Quindi, niente parti cesarei programmati e niente induzione di parti programmati, per un totale di circa 1.100 interventi stimati che dovranno essere rinviati o anticipati.

Non solo. Fatte salve le urgenze indifferibili, che saranno comunque garantite, il black out riguarderà anche l’attività dei consultori familiari e di tutti gli ambulatori ostetrici del territorio dove non verranno effettuati esami clinici, visite specialistiche ed ecografie.

A promuovere l’iniziativa di protesta, annunciata a Roma nel corso di una conferenza stampa, sono stati Vito Trojano, presidente Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani); Nicola Surico, presidente Sigo (Società italiana di ginecologia); Massimo Moscarini, presidente Agui (Associazione ginecologi universitari italiani); Carmine Gigli, presidente Fesmed (Federazione sindacale medici dirigenti); Giovanni Fattorini, presidente Agite (Associazione ginecologi territoriali); Dario Paladini, presidente Sieog (Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica e metodologie biofisiche); Antonella Marchi, presidente Aio (Associazione italiana di ostetricia).


Alla base della protesta due motivazioni principali:

- i tagli della spending review e delle altre manovre finanziarie degli ultimi anni che stanno mettendo in ginocchio l’assistenza sanitaria anche in settori chiave come quello del “percorso nascita”, impedendone anche la messa in sicurezza;

- la crescita ormai incontrollata del contenzioso medico-legale che sta ponendo in seria crisi il rapporto medico-paziente, con ricadute gravi per la dignità e la serenità professionale dei sanitari e costi crescenti per il Ssn a seguito del fenomeno della medicina-difensiva.

Una scelta estrema, questa adottata dai circa 15 mila operatori che lavorano nei reparti e nei servizi di ginecologia, e già comunicata al comitato di garanzia per gli scioperi nel settore pubblico. L’ultima arma da usare per cercare di smuovere l’opinione pubblica, le istituzioni e la politica.

Le richieste alle forze politiche in vista delle elezioni. A tutti i partiti impegnati nella prossima competizione elettorale di febbraio tre richieste prioritarie: la certezza del finanziamento per la sanità; l’impegno ad applicare immediatamente la riforma dei punti nascita, approvata ormai due anni fa; la garanzia di misure cogenti sulla responsabilità professionale in sanità.

Il “bluff” della malasanità. Sono ormai migliaia le denunce contro i ginecologi e gli altri operatori. “E il dramma è che – spiegano i promotori della protesta - a fronte di un clamore mediatico straordinario al momento della denuncia, a conti fatti il 98,8% dei procedimenti presso 90 Procure italiane a carico di sanitari (di cui circa il 10% ginecologi) è archiviato senza alcuna condanna per gli operatori (dati dell’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari del 21 dicembre 2011 a cui ha contribuito anche l’Aogoi)”.

E così, affermano ancora i ginecologi e le ostetriche, “la cosiddetta malasanità si rileva quindi un vero e proprio ‘bluff’, o meglio ‘oltre al danno la beffa’, come accade per molti colleghi assolti in penale e comunque costretti a pagare risarcimenti elevati in sede civile dei quali “altri giudici” non li hanno considerati responsabili. Il tutto, con annesso cortocircuito mediatico che causa problemi personali e professionali rovinando la vita a molti colleghi e provoca gravissimi danni economici al sistema sanitario”.

Medicina difensiva: sprecati ogni anno 12/14 miliardi di euro. Secondo un recente studio, in Italia, per colpa della medicina difensiva, si sprecano ogni anno qualcosa come 12/14 miliardi di euro per esami e interventi inutili effettuati di fatto solo per “auto protezione” da parte dei sanitari, in vista di possibili contenziosi futuri con i pazienti e i loro avvocati.

In questo contesto, “purtroppo il decreto del ministro Balduzzi, recentemente convertito in legge e che contempla alcune norme specifiche sulla responsabilità professionale, non ha offerto soluzioni. Le norme, come asseriscono gli stessi magistrati, sono sostanzialmente inutili, perché non innovano in alcun modo l’attuale legislazione non tenendo conto della specificità dell’atto medico e sanitario”.

La medicina, ricordano i ginecologi e le ostetriche, “non è una scienza esatta ed esiste un’‘alea medica’, ad intendere quel margine di rischio inevitabile in ogni atto medico, che deve essere considerata e protetta in sede giudiziaria”.

Ma non basta. “Neanche il problema crescente dei costi proibitivi delle polizze assicurative viene risolto dal decreto Balduzzi, mancando l’atteso obbligo delle Asl ad assicurarsi e a mettere in sicurezza, come più volte ribadito, i Punti nascita e lasciando così il medico e gli altri professionisti sanitari da soli a contrastare spese legali ed eventuali risarcimenti milionari in sede civile”.

Lo sciopero del voto. Qualora le forze politiche non aderissero alle proposte avanzate dai ginecologi e dagli altri sanitari, i professionisti si dichiarano pronti a proclamare anche un altro sciopero: quello del voto alle prossime elezioni di febbraio, riconsegnando ai Comuni i certificati elettorali.
 

16 gennaio 2013
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