Riforma professioni sanitarie. Le Regioni al Governo: “Rischio invasione competenze e costi insostenibili”

Riforma professioni sanitarie. Le Regioni al Governo: “Rischio invasione competenze e costi insostenibili”

Riforma professioni sanitarie. Le Regioni al Governo: “Rischio invasione competenze e costi insostenibili”

Le Regioni contestano la delega al Governo sulle professioni sanitarie, giudicata troppo ampia e lesiva delle competenze territoriali. Criticano in particolare la ridefinizione della formazione in Medicina Generale e i vincoli di permanenza nelle aree disagiate senza adeguata concertazione. Giudicano inoltre irrealistica la clausola di invarianza finanziaria, evidenziando i costi attuativi delle riforme. LE OSSERVAZIONI

Arrivano le osservazioni delle Regioni sul ddl Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale”. E non mancano le critiche e preoccupazioni su alcuni punti dirimenti.

Il testo, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 settembre e trasmesso con procedura d’urgenza, attribuisce al Governo una delega estremamente ampia per riorganizzare le professioni sanitarie, ridefinire i modelli formativi, istituire sistemi nazionali di certificazione e governare l’intelligenza artificiale in sanità.

Le Regioni contestano innanzitutto l'”ampiezza eccessiva” della delega, che rischierebbe di invadere le competenze concorrenti delle Regioni in materia di organizzazione dei servizi sanitari. Si sottolinea la necessità che i futuri decreti delegati siano adottati solo previa “intesa forte” in Conferenza Stato-Regioni, soprattutto quando incidono su programmazione del personale, servizi territoriali e sistemi formativi regionali.

Particolare preoccupazione è espressa sulla ridefinizione del percorso formativo della Medicina Generale, materia di competenza regionale. Le Regioni ricordano che la formazione specifica è programmata e finanziata a livello territoriale e ha un impatto diretto sull’organizzazione dell’assistenza di base.

Critiche anche alla previsione di introdurre “vincoli minimi di permanenza” per il personale nelle aree disagiate, misura che, se non concertata, rischia di interferire con la programmazione aziendale, i contratti nazionali e gli strumenti di incentivazione già attivati dalle Regioni.

Segnalati anche rischi di sovrapposizione tra sistemi nazionali e regionali riguardo alla certificazione delle competenze e alla governance dell’intelligenza artificiale, chiedendo chiari meccanismi di coordinamento.

Infine, viene giudicata irrealistica la clausola di “invarianza finanziaria” che impone di attuare le riforme “senza nuovi o maggiori oneri”. La Regione evidenzia che molte misure – dalla formazione aggiuntiva all’adeguamento dei sistemi informativi – comporteranno costi significativi, necessitando di adeguate coperture finanziarie almeno per la fase di avvio.

26 Novembre 2025

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