La Federazione Sigo, che riunisce le componenti ospedaliera, territoriale e universitaria della ginecologia italiana con oltre dodicimila medici, ha sollecitato formalmente il ritiro dell’emendamento “Biancofiore” (69.0.25) alla Legge di Bilancio, riguardante la responsabilità civile degli operatori sanitari e delle strutture.
In una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e al Ministro della Sanità Orazio Schillaci, Il Presidente Sigo Prof. Vito Trojano e il Presidente Aogoi Prof. Antonio Chiantera sottolineano come l’emendamento cancellerebbe i progressi compiuti negli ultimi anni a tutela della salute delle pazienti e della serenità degli operatori sanitari.
Il contenzioso medico-legale, pur disciplinato più adeguatamente dalla Legge Gelli (L. 24/2017), non ha subito una drastica diminuzione, ma mostra comunque segni di contenimento. La legge, sottolineano i medici, è nata dopo un lungo silenzio legislativo e ha il merito di aver visto un processo inclusivo e democratico con il coinvolgimento di pazienti, medici, strutture sanitarie, assicurazioni e operatori della giustizia.
Secondo la Federazione, le conquiste della Gelli vanno difese e aggiornate sulla base dell’esperienza maturata in sette anni di applicazione, soprattutto riguardo al contenzioso penale, che si conclude nel 98% dei casi con assoluzioni o archiviazioni. La recente riforma Schillaci e i decreti attuativi in campo assicurativo dimostrano l’evoluzione della legge verso un “Codice della Sanità” simile a quello di altri Paesi europei.
L’emendamento 69.0.25, invece, sottolineano Trojano e Chiantera, attribuirebbe al medico una responsabilità primaria, relegando le strutture a un ruolo meramente sussidiario: “Questo, creerebbe un cortocircuito normativo: mentre l’Esecutivo dichiara di voler rafforzare la tutela penale del medico, l’emendamento lo espone come primo destinatario delle pretese risarcitorie anche per errori dovuti a fattori organizzativi o strutturali”.
Secondo la Federazione, questo rischio spingerebbe a una recrudescenza della “medicina difensiva”, con conseguente aumento dei costi, rallentamento dei processi decisionali e peggioramento della qualità delle cure. L’imposizione di polizze assicurative obbligatorie per coprire la responsabilità primaria e contrattuale del medico aggraverebbe ulteriormente la situazione economica dei professionisti, già sotto pressione, rendendo meno attrattiva la carriera sanitaria.
I presidenti Sigo e Aogoi lanciano quindi con un appello chiaro: ritirare immediatamente l’emendamento per salvaguardare la qualità dell’assistenza alle pazienti, la serenità professionale degli operatori sanitari e la tenuta dei reparti essenziali di urgenza ed emergenza, in particolare in Ostetricia e Ginecologia.