Gentile Direttore,
Cari aspiranti MMG,
siamo un gruppo di corsisti e neodiplomati del corso di formazione di medicina generale, provenienti da tutta Italia. Molti di noi hanno scelto questo percorso con entusiasmo, immaginando una professione fatta di relazione, autonomia, crescita professionale e vicinanza alle persone. Dopo aver letto l’appello diffuso da FIMMG (il sindacato maggioritario) per incoraggiare l’iscrizione al corso, ci siamo sentiti in obbligo di condividere con voi quella che è la REALE SITUAZIONE che viviamo ogni giorno:
• Quello che vi aspetta non è la professione che viene descritta, e magari sognate, ma il RUOLO UNICO di ASSISTENZA PRIMARIA (RUAP), istituito dal 2025: a seconda del numero di pazienti che avete, avete un DEBITO ORARIO che l’azienda può utilizzare a suo piacimento, per fare CA (ex-guardia medica inclusi notti e festivi), ore in Casa di Comunità etc. Fino a 400 pazienti il vostro debito è 38 ore a settimana (anche 13 notti al mese, se cosi decidesse l’azienda – situazione reale!), ma dovete comunque aprire l’ambulatorio tutti i giorni, anche dopo le notti! Non è vero che l’impegno in Casa di Comunità è solo fino a 6 ore a settimana (per ora, peraltro…chissà domani): quello è solo per i medici entrati in servizio prima del 1.1.2025.
• La burocrazia è insaziabile, passerete buona parte delle vostre giornate a fare ricette ripetitive di farmaci cronici, prescrizioni ausili e medicazioni, certificati, rifare ricette errate o scadute di altri (specialisti e ospedale) e infinite discussioni con pazienti che vengono con le richieste più disparate indotte da visite private e assicurazioni. E in più, ora, qualsiasi attività in qualunque posto che l’Azienda vorrà assegnarvi… Non abbiamo visto, finora, nessuna reale azione volta a sgravare il carico burocratico a favore dell’attività clinica e del rapporto reale con i pazienti.
• Non vi sono grandi possibilità di crescita professionale: chi diventa MMG (RUAP), rimane MMG (RUAP). Non abbiamo specializzazione universitaria, non possiamo fare altro. Avremmo il ruolo complessissimo di governare e coordinare le cure, ma abbiamo la formazione più breve e meno strutturata di tutte le specialità!
• l’impegno reale di questo lavoro, secondo uno studio della Università Bocconi (Rapporto Oasi 2024 di Cergas Bocconi), è molto superiore alle 15-18 ore di ambulatorio della diffusa narrazione dei media… l’interazione di persona rappresenta si e no solo un terzo dei contatti giornalieri, la maggioranza avviene tramite altri canali che possono sembrare più snelli (whatsapp, email, varie piattaforme digitali) ma non si spengono mai. La sensazione è quella di essere sempre reperibili, sempre in debito con qualcuno: con i pazienti, con l’Azienda, con la propria famiglia.
Il medico di famiglia nasce per costruire una relazione. Per conoscere le persone, le loro fragilità, la loro storia. Per essere un punto di riferimento. Se il tempo viene frammentato tra mille sedi, mille attività e mille obblighi, quella relazione inevitabilmente si impoverisce. E quando si perde la relazione, si perde anche l’essenza della medicina generale. Molti giovani medici entrano pensando di trovare una professione di grande responsabilità e impegno ma con soddisfazione, autonomia e un certo grado di libertà organizzativa. Rischiano invece di ritrovarsi con orari imprevedibili, responsabilità crescenti e una qualità di vita che nessuno aveva raccontato loro.
Questa non è una lettera scritta per scoraggiarvi. È una lettera scritta perché possiate scegliere con piena consapevolezza: vi chiediamo soltanto di informarvi. Di parlare con chi oggi lavora davvero nel Ruolo Unico. Di chiedere come sono le giornate, come vengono organizzati gli orari, quanto spazio resta per la vita privata e quanto per quella professionale. Qualcuno vi dirà che “basta organizzarsi” – se ve lo dicono, chiedete se LORO hanno aderito al RUAP con debito orario, che è stato offerto anche ai “pre-2025” su base volontaria. E poi veniteci a dire la risposta!
La medicina generale è una professione meravigliosa. Ma rischia di non esserlo più se continuiamo ad accettare che venga trasformata in qualcosa di completamente diverso, e non si inizia una vera e condivisa riforma delle cure territoriali, mettendole davvero al CENTRO del sistema sanitario. Scegliete con coscienza.
Per voi stessi. Per i pazienti che un giorno avrete. E per il futuro della nostra professione. Se scegliete, entrateci a occhi aperti, non lasciatevi irretire da false promesse e rassicurazioni o finirete come le rane di Chomsky (se non le conoscete andatevele a cercare!). Lottate, non siate passivi: partecipate alle discussioni, alle scelte, non lasciate che altri (magari a fine carriera…) decidano per voi, per noi.
Non ci resta che auguravi in bocca al lupo, e di incontrarvi presto a lottare per quello in cui crediamo: una Medicina Generale più moderna, più integrata, più efficace, più vicina ai pazienti, ma anche sostenibile per chi la esercita.
Dr.ssa Monica Imi (Bergamo) e altri 70 medici RUAP da tutta Italia