Diagnosi precoce del tumore al polmone: il modello ‘San Camillo Forlanini’ apre la strada a prognosi migliori

Diagnosi precoce del tumore al polmone: il modello ‘San Camillo Forlanini’ apre la strada a prognosi migliori

Diagnosi precoce del tumore al polmone: il modello ‘San Camillo Forlanini’ apre la strada a prognosi migliori

Il progetto del San Camillo Forlanini prevede un percorso integrato: questionario online per identificare soggetti a rischio, visita pneumologica, TAC del torace a basso dosaggio e, se il paziente accetta, accesso al centro antitabagico. Cardillo: “Così possiamo intercettare il tumore in fase precoce e ridurre il rischio di morte in modo significativo”.

Il tumore del polmone rappresenta ancora una delle principali sfide della chirurgia toracica e dell’oncologia in Italia. Ogni anno colpisce circa 44mila persone e provoca quasi 36mila decessi, con una sopravvivenza a 5 anni inferiore al 10% nei casi diagnosticati in fase avanzata. Come sottolinea il Report from the San Camillo Lung Cancer Screening European Expert Summit, promosso con il contributo non condizionante di Johnson & Johnson MedTech, la diagnosi precoce può rivoluzionare la prognosi: “Se diagnosticato in fase iniziale, il tasso di sopravvivenza a cinque anni può superare il 90%”. L’importanza di intercettare la malattia nelle fasi iniziali è confermata dai risultati già ottenuti nel primo anno del progetto di diagnosi precoce del San Camillo Forlanini: su 1.200 cittadini ad alto rischio, sono stati identificati 14 tumori polmonari e altri 4 tumori non polmonari, tutti individuati in stadio iniziale e trattabili con esito altamente favorevole, dimostrando concretamente l’efficacia di un approccio organizzato e multidisciplinare.

Il progetto pilota del San Camillo Forlanini
“Il tumore del polmone è il nostro big killer – spiega Giuseppe Cardillo, Direttore UOC Chirurgia Toracica –. Da chirurgo toracico posso constatare in prima persona che solo un paziente su quattro è operabile quando arriva in ospedale. Ed è proprio l’intervento chirurgico a migliorare la prognosi in modo decisivo”. Il progetto di diagnosi precoce del San Camillo Forlanini prevede un percorso integrato: questionario online per identificare soggetti a rischio, visita pneumologica, TAC del torace a basso dosaggio e, se il paziente accetta, accesso al centro antitabagico. “In questo modo – continua Cardillo – possiamo intercettare il tumore in fase precoce e ridurre il rischio di morte di questi pazienti in maniera significativa”.

Chi può accedere e come funziona lo screening
Il questionario digitale valuta l’età, eventuali comorbidità l’abitudine al fumo di sigaretta (numero sigarette fumate /per numeri di anno di fumo) , la familiarità oncologica e altre esposizioni a fattori di rischio. “Intercettiamo soggetti con più di 55 anni, fumatori accaniti – spiega Cardillo – e li sottoponiamo a una TAC a basso dosaggio, con un quinto delle radiazioni previsti per una TAC standard. Con queste apparecchiature, oggi riusciamo a individuare tumori di 5-6 millimetri: pazienti operati in fase così precoce hanno una possibilità di guarigione quasi totale”. Dopo la valutazione iniziale, chi risulta idoneo viene invitato a una visita pneumologica presso la nostra UOSD di Pneumologia Oncologica e, se necessario, esegue la TAC nella nostra Radiologia centrale con una macchina TC di avanguardia. Se emergono sospetti, il paziente entra nel percorso diagnostico-terapeutico completo, che può comprendere anche interventi mini-invasivi con chirurgia robotica.

I primi risultati del progetto
A un anno dall’avvio, il progetto del San Camillo Forlanini ha già mostrato risultati significativi: su 2mila cittadini che hanno compilato il questionario, 1.200 sono stati identificati come ad alto rischio. Di questi, oltre 800 hanno effettuato la visita pneumologica e circa 600 la TAC a basso dosaggio. Sono stati rilevati 14 tumori polmonari in fase iniziale e altri 4 tumori non polmonari (rene, mammella, timo). “Questi pazienti – evidenzia Cardillo – hanno avuto una prognosi estremamente favorevole e molti non avranno più a che fare con il tumore del polmone per il resto della propria vita. Gli interventi vengono effettuati tutti con tecnica mini-invasiva, prevalentemente robotica, tecnologia nella quale il nostro Centro ha la maggiore esperienza nel Lazio ed e’ tra i primi in Italia”. Oltre alla diagnosi precoce, il progetto offre supporto alla cessazione del fumo, con un successo iniziale del 30% nei partecipanti al centro antitabagico. “Interrompere l’abitudine al fumo riduce anche il rischio di malattie cardiovascolari e altri tumori”, aggiunge Cardillo.

L’importanza della diagnosi precoce nella pratica clinica
Gli studi internazionali, come il National Lung Screening Trial, hanno dimostrato che lo screening con TAC a basso dosaggio riduce la mortalità del 20% rispetto alle radiografie tradizionali. Il convegno europeo di Roma ha ribadito che la diagnosi precoce può trasformare il cancro ai polmoni da malattia spesso mortale a condizione curabile, e ha lanciato l’appello per ampliare l’accesso allo screening per i pazienti ad alto rischio.

L’innovazione tecnologica: intelligenza artificiale e chirurgia robotica
Il progetto del San Camillo integra strumenti di intelligenza artificiale per elaborare i dati del questionario e supportare la lettura delle TAC, aumentando l’accuratezza nella rilevazione dei noduli. “L’IA ci permette di costruire un vero identikit del paziente – afferma Cardillo – e supporta il radiologo nell’individuare situazioni borderline che potrebbero sfuggire all’osservazione umana”. La chirurgia robotica consente interventi mini-invasivi, con riduzione del trauma chirurgico e preservazione del polmone sano. “Questo ci permette di offrire ai pazienti la migliore cura possibile, con tempi di recupero rapidi e risultati oncologici eccellenti”.

Un auspicio per la sanità italiana
Cardillo sottolinea l’urgenza di estendere lo screening a livello nazionale: “Oggi centri come il nostro sono accessibili, ma ogni cittadino dovrebbe poter avere vicino casa un centro di diagnosi precoce. La speranza è che la diagnosi precoce entri nei LEA (Livello essenziali di assistenza) e diventi una realtà per tutti i cittadini italiani”. Il modello del San Camillo Forlanini – che si regge grazie all’impegno gratuito e continuo di un team medico altamente specializzato interamente al femminile (Serena Ricciardi, Teresa Pasquariello, Stefania Greco, Sara Ricciardi) – offre un servizio che attraverso accesso semplificato, valutazione personalizzata del rischio, interventi mini-invasivi e tecnologia avanzata può cambiare radicalmente l’outcome dei pazienti e rappresenta un esempio da replicare, una ‘best practice’ a livello nazionale.

Isabella Faggiano

05 Dicembre 2025

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