Trapianti fegato. A Tor Vergata un nuovo dispositivo per la “perfusione”: più organi utilizzabili e più sicurezza per il paziente

Trapianti fegato. A Tor Vergata un nuovo dispositivo per la “perfusione”: più organi utilizzabili e più sicurezza per il paziente

Trapianti fegato. A Tor Vergata un nuovo dispositivo per la “perfusione”: più organi utilizzabili e più sicurezza per il paziente
L’apparecchio è in grado di tenere in vita l’organo per 24 ore somministrando globuli rossi ossigenati e appositi farmaci. Inoltre monitora costantemente il suo stato di salute. Tisone: "Grazie a questa tecnica rivoluzionaria, il fegato, subito dopo l’espianto, viene conservato a una temperatura simile a quella corporea e monitorato al fine di poter stabilire, con un elevato margine di accuratezza, se sia o meno utilizzabile"

Aumentare la finestra temporale tra l’espianto dell’organo e il trapianto da 6-10 ore a 24 ore e, allo stesso tempo, avere costantemente sotto controllo lo stato di salute dell’organo da trapiantare.

Sono queste le due enormi innovazioni che una nuova macchina di perfusione consente di raggiunge nei trapianti di fegato. Questa innovazione è stata adottata per la prima volta in Italia dalla Chirurgia dei Trapianti del Policlinico Tor Vergata di Roma che si candida ad ampliare il numero di trapianti effettuati sia di accrescere considerevolmente gli standard di sicurezza in favore dei pazienti.

“Il metodo convenzionale di conservazione degli organi, che utilizza il raffreddamento dell’organo a 4°C, mantiene un organo “vivo” per un tempo massimo di dieci ore, tenendo presente che nel caso di un donatore marginale questo deve essere ridotto al minimo indispensabile, non più di sei ore, senza contare i possibili danni cui va naturalmente incontro un organo prelevato”, spiega il direttore dell’Uoc di Chirurgia dei Trapianti Giuseppe Tisone.

Il nuovo macchinario cambia radicalmente questa finestra temporale: grazie alla perfusione con globuli rossi ossigenati (e di appositi farmaci) consente di  mantenere in vita l’organo fino a 24 ore.

La macchina è trasportabile e ciò permette di iniziare la perfusione dell’organo nell’ospedale dove è presente il donatore, diminuendo così, in maniera rilevante, il danno che l’organo subisce in questa fase grazie al contenimento della durata del periodo di ischemia fredda (cioè il periodo che intercorre dal prelievo dell’organo fino al momento della sua riperfusione durante il trapianto).

“Abbiamo sostanzialmente imitato ciò che accade all’interno del corpo umano”, spiega ancora Tisone. “Grazie a questa tecnica rivoluzionaria, il fegato, subito dopo l’espianto, viene conservato a una temperatura simile a quella corporea e monitorato al fine di poter stabilire, con un elevato margine di accuratezza, se sia o meno utilizzabile, garantendo al paziente alti livelli di sicurezza ed affidabilità e nel contempo riducendo il numero di organi che, altrimenti, verrebbero impropriamente scartati perché provenienti da donatori cosiddetti marginali e apparentemente non idonei al trapianto”.

“Sono molto orgogliosa di annunciare questa innovazione al Policlinico Tor Vergata, che si avvale di professionisti di  eccellenza”, dice il direttore generale Tiziana Frittelli. “Ci aspettiamo importanti ricadute positive non solo sul piano della sicurezza per il paziente, in termini sia di sopravvivenza che di diminuzione delle potenziali complicanze post-trapianto, ma anche in relazione al numero dei trapianti, che potrà essere considerevolmente incrementato”.

Grazie al nuovo dispositivo il Policlinico Tor Vergata prevede un reclutamento di circa 10 donatori utilizzabili in più l’anno, un aumento non residuale se si considera che nel 2016 sono stati eseguiti 39 trapianti di fegato e 25 nel 2017,  con una diminuzione degli indici di non accettazione dell’organo in sede di prelievo.

“L’utilizzo di questa apparecchiatura ci consentirà non solo di aumentare il numero di organi da utilizzare per il trapianto, ma anche di migliorarne la funzionalità con una conseguente riduzione sia dei rischi per il ricevente che delle complicanze post-operatorie”, conclude Frittelli.

02 Febbraio 2018

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