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Lorenzin: “Attenzione a far saltare la riforma della medicina territoriale. Rischiamo il disastro”

di Beatrice Lorenzin

30 SET -

Gentile direttore,
il prologo della campagna elettorale non deponeva bene, ma l’epilogo rischia di essere disastroso: il naufragio delle case della comunità (già finanziate dal Pnrr) e con loro la riforma della medicina del territorio. Sia Fdi con Marcello Gemmato, che FI con Andrea Mandelli, hanno, da diverse angolazioni detto di voler abbandonare la riforma delle case della comunità e che per il territorio basterebbero medici di famiglia e infermieri e farmacie.

Una svolta ad U che ci riporta alla casella del Via, come se due anni di Covid fossero passati invano con l’aggravante che tra sfinimento degli operatori sanitari e prepensionamenti da quota 100, non solo non ci sono abbastanza medici di famiglia, ma di infermieri non ce ne sono proprio, né se ne vedono all’orizzonte considerando i posti vuoti alle scuole di infermieristica.

Durante l’appena trascorsa campagna elettorale il dibattito pubblico sulla salute è stato ridotto all’osso: pochi minuti in trasmissioni di servizio, ed ecco che una delle cose più importanti degli ultimi decenni, finirà iper essere dibattuta tra un pugno di addetti ai lavori. Ma veniamo al dunque, il PNRR votato da tutto il parlamento , individua nelle case della comunità un hub a cui conferire la capacità di mettere in rete i servizi socio-sanitari, consultori, reti per assistenza domiciliare, medici di famiglia, infermieri, professioni sanitarie, specialistica, psicologo etc , un hub dicevo in rete con la farmacia  di servizi decollata a pieno durante il covid e a cui non dobbiamo rinunciare, le aggregazioni territoriali di medici di famiglia fuori dalle case della comunità, terzo settore e tutte le realtà del territorio. Nella nuova visione, grazie agli altri investimenti del PNRR, finalmente la rete sarà veramente interconnessa dalla digitalizzazione, una nuova programmazione che investe in modo profondo il rapporto tra ospedale e territorio e tra territorio e professioni.

Una riforma quindi che ci dovrebbe permettere di esplodere tutte le potenzialità della telemedicina e della tele assistenza. Misurare le prestazioni del territorio e la qualità dell’assistenza territoriale, prevenzione, assistenza domiciliare e interazione con il sociale.

Una riforma ambiziosa, come ambizioso deve essere l’orizzonte post covid. Lo scoglio principale per questa riforma è da un lato la necessità di riorganizzare nel profondo la sanità regionale in tempi brevi e dall’altro sopperire alla carenza di personale sanitario che tutti conosciamo. così come sappiamo che dopo l’aumento degli iscritti programmati a medicina e le nuove borse di specializzazione, dobbiamo gestire 4/5 anni di transizione aspettando nuovi laureati e nuovi specializzati, sempre che non si torni indietro sul numero delle specializzazioni finalmente coincidenti con i laureati, per gli infermieri siamo di fronte ad un allarme massimo, essendoci di fatto in atto un abbandono della professione per mancanza di prospettive e bassi salari.

Ecco perché continuiamo ad indicare  come obiettivo il mantenimento del fondo sanitario nazionale al 7% e comunque un aumento in termini assoluti, per poter proseguire sulla riforma del personale sanitario per cui già è previsto più di un miliardo proprio per le case della salute, a cui va aggiunto il nuovo contratto , un aumento dei salari e prospettive professionali che rendano attrattive le professioni mediche, che incentivino la medicina di famiglia e che abbiano un focus per quelle specialità che oggi registrano una crisi come l’anestesia e rianimazione e tutta la rete dell’urgenza.

Se pensiamo che possiamo risolvere la carenza di medici  e infermieri in particolare nelle aree fuori dalle città ,senza cambiare modelli organizzativi, prospettive di carriera e vita, adattando anche i suddetti modelli alle diversità epidemiologiche e demografiche dell’Italia lunga e stretta, non andremo molto lontano, così come è impossibile attrarre giovani professionisti che giustamente vogliono lavorare in team , esercitare la medicina al meglio, in aree remote se gli si propone di lavorare da soli, senza assistenza infermieristica e amministrativa, con una visione della medicina di trent’anni fa. Dico ai colleghi attenzione a smontare tutto senza un’alternativa e senza la certezza di non disperdere energie e risorse preziose in tempi di così grande crisi. Lo dico nella consapevolezza che nessun modello è un dogma, che tutto è migliorabile e perfettibile e che anzi la capacità di trasformazione rispetto alle sfide è un elemento essenziale di un sistema di successo, ma la complessità del momento richiede scelte molto ragionate e molto condivise.

Beatrice Lorenzin

Senatrice Partito Democratico
Già Ministra della Salute



30 settembre 2022
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