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15 SETTEMBRE 2019
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Jurassic Doctor

29 MAR - Gentile Direttore,
sono sempre stato un pragmatico ed ho scelto di lavorare in mezzo ai miei simili, gente che si prende ogni giorno enormi responsabilità in pronto soccorso, in corsia, nelle notti di guardia, in sala operatoria. Non è possibile assistere con spirito sereno allo spettacolo che va in scena in questi giorni sulla carenza dei medici. 
 
Secondo la definizione classica, la politica è l'arte di governare la società producendo leggi, regolamenti e servizi. E’ sempre stata quindi responsabilità del Governo, con i relativi Ministeri e Commissioni dedicate definire il fabbisogno di medici per garantire il ricambio e la continuità di servizio a livello della Sistema Sanitario Nazionale.
 
In realtà Federazione, Enpam e Sindacati, da anni studiano l’involuzione del Sistema Sanitario Nazionale insieme a FederSpecializzandi ed altri soggetti interessati, soggetti che peraltro non hanno la capacità di incidere sull’evoluzione del sistema ma solo di monitorarne la crisi e sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso i media.
 

In un recente passato, un periodo in cui era in auge il termine “Rottamazione”, il governo precedente con la legge Madia ha posto dei limiti alla carriera del medico dipendente in termini di anzianità e di incompatibilità. Il fine dichiarato dal ministro all’epoca era favorire il ricambio generazionale tutti i livelli, e probabilmente diminuire i costi perché un dirigente fine carriera costa di più di un nuovo ingresso.
 
Non ritornerò sulle motivazioni della carenza di specialisti già trattate nel recente articolo “La manifesta responsabilità della classe politica italiana sulla carenza dei medici". Premesso che intanto la cosa più semplice sarebbe prolungare il mantenimento in servizio a chi ne faccia domanda oltre gli attuali limiti di età , saltando uscite e rientri, non ritengo dignitoso per la figura del professionista venire attirati adesso, solo per necessità contingenti, dalla possibilità di esercitare ancora la professione in una posizione lavorativa da cui si era stati congedati magari solo poco tempo prima, contando sulla passione innata che persiste sempre nell’intimo degli appartenenti a questa categoria.
 
Allo stato la RV con una ardita opera interpretativa di due disposizioni di legge afferma essere possibile la stipulazione di contratti di lavoro autonomo con medici in quiescenza. Una di queste prevede espressamente che la sua violazione comporti responsabilità di fronte alla Corte dei Conti dei dirigenti che hanno stipulato per conto dell’amministrazione i contratti in violazione della normativa vigente. I membri della giunta lasciano il problema ai dirigenti amministrativi che dovranno concludere questi contratti.
 
Ma veniamo alle norme che la Regione Veneto invoca.
 
La prima prevede che le amministrazioni se non possono far fronte ai propri compiti con il personale in servizio possono stipulare contratti di lavoro autonomo, sintetizzo per il caso che stiamo trattando, con professionisti iscritti in albi.
 
Debbono però prima verificare:
- che non si possano utilizzare le risorse umane presenti, il che vuol dire che devono prima essere utilizzati tutti gli istituti che consentono tale utilizzo, quindi anche l’acquisto di prestazioni per il personale medico. La norma dice addirittura che ci deve essere l’impossibilità oggettiva di utilizzare il personale interno;
- che tale prestazione deve riguardare progetti specifici e determinati: è chiaro che la normale attività istituzionale dell’ente non corrisponde a tale previsione;
- che la prestazione deve essere di natura temporanea e non è ammesso un rinnovo ma solo una eventuale proroga per completare il progetto. Quello che sta proponendo la Giunta invece è di sostituire stabilmente i posti vacanti di medico dipendente con questi contratti e non certo di realizzare un progetto.
 
Mi pare chiaro che siamo fuori dalla previsione normativa.

La Giunta fa poi un ulteriore, ardito passaggio: afferma che i contratti di lavoro autonomo – che già di per sé come visto sarebbero fuori norma così come sono strutturati – si potrebbero stipulare con soggetti in quiescenza.
 
La norma che la regione afferma non riguardare il personale medico, l’art. 5, c. 9 del decreto legge n. 95/2012 afferma che è fatto divieto di conferire a soggetti in quiescenza, tra gli altri, incarichi dirigenziali o direttivi.
 
Tutti i medici sono classificati nella dirigenza, quindi rientreremmo nel divieto perché l’incarico conferito per sostituire un dirigente medico non potrebbe che essere dirigenziale. Quando alla Regione torna utile siamo Dirigenti, ad esempio per sostenere che non avremmo un orario di lavoro predeterminato e che quindi le ore fatte in più non dovrebbero essere pagate, quando è strategico a suo favore fa i distinguo ad esempio sostenendo che l’espletamento dell’incarico assistenziale di medico non configura mansioni dirigenziali.
 
La Regione per sostenere l’ammissibilità del conferimento di incarichi a medici in quiescenza richiama la circolare del Ministro per la Semplificazione n. 6/2014, estrapolando un passo di questa laddove essa afferma che sono conferibili a soggetti in quiescenza incarichi di attività legale e sanitaria.
 
Dimentica casualmente però che l’attività legale e sanitaria può essere svolta anche da soggetti non dirigenti perché esistono avvocati non dirigenti e sanitari non dirigenti, quali ad esempio gli infermieri: quindi da questa circolare non si ricava affatto che i medici in quiescenza possano svolgere attività assistenziale.

Quanto detto, sia chiaro, non è una difesa corporativa. Siamo d’accordo che soluzioni per tamponare la penuria di personale medico vanno trovate, per quanto ci riguarda ad esempio razionalizzando meglio la rete ospedaliera.  
 
Tenete presente però che esiste sempre lo stato di necessità tramite il quale i Direttori Generali potrebbero derogare a tutte le norme di legge per garantire la continuità di servizio. E’ però una via che richiede coraggio perché anche in quel caso la disposizione deve passare al vaglio della Corte dei Conti.

In conclusione, aldilà della problematiche di legge  materia per i rispettivi rappresentati legali specializzati, sono sconcertato della tipologia di comportamento passato e presente dei rappresentanti politici di ogni colore che hanno negato e negano tuttora nei fatti che la qualità della prestazione professionale passi attraverso un ricambio organizzato di professionisti qualificati e specializzati vista la materia trattata : la salute del cittadino.
Confido in un ravvedimento futuro, non mi resta altro.

Particolare non trascurabile in tutto questo ragionamento il fattore anagrafico e fisico: i limiti di età sono correlati da sempre e per ognuno di noi con la decadenza del fisico che nel caso del medico contrasta con la necessità di un adeguato vigore di mente e di corpo fondamentali in molte specialità, appare ovvio che al potenziale medico anziano in rientro saranno affidati incarichi di indirizzo e in elezione , difficilmente saranno impiegati in urgenza che continuerà a gravare sulle spalle dei soliti noti.
 
Che il medico fosse considerato un essere bionico era sempre rimasta una battuta a commento dell’orario di servizio prolungato all’infinito , normative europee sul riposo ignorate , continui turni di reperibilità etc, la novità è che adesso siamo certificati dalla Regione Veneto come Highlanders : intanto grazie comunque per la fiducia.
 
Ho capito che “La gioventù non è una stagione della vita, è uno stato mentale“ ma esiste un limite a tutto e noi i giovani medici li abbiamo, rispettiamoli, hanno tanto studiato e non possiamo abbandonarli in questo limbo per 50 milioni di Euro all’anno per 2000 borse di studio in più quando si spendono miliardi di euro per salvare le banche lasciate colpevolmente fallire quando serve.
 
Dott. Giovanni Leoni 
Segretario CIMO Veneto

29 marzo 2019
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