Assistenza infermieristica alle persone transgender e gender non-confroming in ambito oncologico

Assistenza infermieristica alle persone transgender e gender non-confroming in ambito oncologico

Assistenza infermieristica alle persone transgender e gender non-confroming in ambito oncologico

Gentile Direttore, come ogni anno ricordiamo la giornata contro il cancro il 4 febbraio con dati importanti che ci raccontano come stia evolvendo e migliorando la nostra capacità di fare prevenzione, eppure dimentichiamo spesso, ancora oggi, di citare delle popolazioni ad elevato rischio...

Assistenza infermieristica alle persone transgender e gender non-confroming in ambito oncologico

Gentile Direttore,
come ogni anno ricordiamo la giornata contro il cancro il 4 febbraio con dati importanti che ci raccontano come stia evolvendo e migliorando la nostra capacità di fare prevenzione, eppure dimentichiamo spesso, ancora oggi, di citare delle popolazioni ad elevato rischio e con bisogni speciali come le persone Transgender e Gender Non-Conforming (TGNC), verso le quali non sono previsti né analisi epidemiologiche né percorsi di prevenzione adeguati.

Le proponiamo questa disanima dal punto di vista delle cure infermieristiche, che speriamo possa coinvolgere ed informare il personale sanitario dei reparti di prevenzione e cura oncologica in Italia.

L’ambito oncologico è particolarmente complesso, non solo per l’elevato livello di competenze tecniche richieste nella diagnosi e nel trattamento dei tumori, ma anche per la profondità delle competenze comunicative e relazionali necessarie ad accompagnare la persona lungo un percorso spesso segnato da fragilità fisica, psicologica e sociale. In questo contesto, la qualità della relazione di cura e la capacità del personale sanitario di comprendere i bisogni individuali diventano elementi determinanti per gli esiti di salute e per l’aderenza terapeutica. Riflettere su questi aspetti significa interrogarsi anche su quanto il sistema sanitario riesca davvero a garantire equità di accesso alle cure e qualità dell’assistenza a tutte le persone.

In Italia, come garantito dall’art. 32 della Costituzione, disponiamo di un servizio sanitario universalistico; eppure, nonostante l’accesso alle cure sia teoricamente assicurato ad ogni cittadino, le persone LGBTI — ed in particolare le persone TGNC — incontrano spesso ostacoli nell’accesso alle cure. E ciò avviene anche in ambito oncologico. La letteratura scientifica internazionale evidenzia che ciò sia dovuto a problemi organizzativi, a bias impliciti, discriminazione, stigma e carenze di competenze comunicativo-relazionali specifiche da parte dei professionisti, fattori che incidono sulla qualità dell’assistenza, sull’adesione ai trattamenti e sull’utilizzo dei servizi disponibili.

A questa dimensione si aggiunge quindi un vissuto di maggiore vulnerabilità sanitaria: le persone TGNC con esperienza di cancro riportano peggiori condizioni generali di salute, minore qualità di vita, livelli più elevati di distress psicologico, percezione di discriminazione nei servizi e minore soddisfazione rispetto alle cure ricevute, elementi che possono scoraggiare il ricorso tempestivo ai percorsi diagnostico-terapeutici anche in sistemi sanitari formalmente inclusivi. Le difficoltà non sono soltanto relazionali ma anche organizzative e culturali: la mancanza di dati sistematici su orientamento sessuale e identità di genere, l’assenza di dati epidemiologici nazionali, l’assenza di linee guida pienamente inclusive e la limitata formazione specifica dei professionisti sanitari riducono la possibilità di personalizzare la prevenzione, lo screening e l’assistenza oncologica. Queste criticità possono riflettersi anche sul rischio e sulla diagnosi dei principali tumori: le persone TGNC risultano meno coinvolte nei programmi di screening oncologico anche se possono presentare vulnerabilità specifiche legate, ad esempio, ai tumori correlati all’HPV, ma anche ad HBV, HCV o HIV, al carcinoma mammario in presenza di terapie con estrogeni o alla persistenza di tessuti a rischio dopo interventi chirurgici di affermazione di genere, con possibili ritardi diagnostici e prevenzione insufficiente. Molto significativa è anche l’abitudine al tabagismo o all’abuso di alcolici, che possono aumentare tumori del polmone o al fegato, in assenza di ogni tipo di prevenzione specifica rivolta alle persone TGNC.

Di fronte a questo scenario, l’infermiere emerge come figura centrale per la promozione di cure eque ed inclusive. Questo può contribuire a costruire ambienti clinici sicuri e affermativi riconoscendo bias e discriminazioni e agendo attraverso pratica clinica, educazione, advocacy e ricerca per migliorare l’equità nella salute oncologica delle persone TGNC. Parallelamente, le evidenze sottolineano la necessità di strategie assistenziali mirate — formazione sulla diversità di genere, comunicazione inclusiva, ambienti accoglienti e linee guida dedicate — capaci di ridurre le disuguaglianze, rafforzare la fiducia nel sistema sanitario e migliorare l’aderenza ai trattamenti. Questo anche al fine non solo di prevenire possibili criticità nell’assistenza, ma soprattutto di contribuire a ridurre quelle barriere organizzative, comunicative e culturali che talvolta possono rendere più complesso l’accesso alle cure per le persone TGNC, nella consapevolezza delle difficoltà operative che quotidianamente interessano i professionisti sanitari e i servizi. In tale prospettiva, episodi di cronaca come il recente caso segnalato nella città di Salerno rappresentano eventi certamente spiacevoli, che richiamano tuttavia l’attenzione sull’importanza di continuare a investire in formazione, dialogo e miglioramento continuo dei percorsi assistenziali, a beneficio di tutte le persone coinvolte, operatori e utenti, e nel rispetto del valore e della missione universalistica del nostro SSN.

È dunque importante riconoscere che la lotta alla malattia non riguarda soltanto l’innovazione terapeutica, ma anche la capacità dei sistemi sanitari di prendersi cura di ogni persona nella sua unicità. Promuovere un’assistenza infermieristica oncologica realmente inclusiva, competente e rispettosa delle differenze non è solo un obiettivo etico, ma una condizione essenziale per garantire qualità, sicurezza e giustizia nelle cure oncologiche per tutti.

Giuseppe Gervasio
Infermiere

Manlio Converti
Psichiatra
Presidente AMIGAY aps

BIBLIOGRAFIA
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Giuseppe Gervasio e Manlio Converti

13 Febbraio 2026

© Riproduzione riservata

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