Gentile direttore,
per ottenere l’umanizzazione in sanità occorre garantire il benessere organizzativo del personale che vi lavora.
Tale paradigma si inserisce come condizione imprescindibile nella gestione dei Sistemi Sanitari Regionali, dove il benessere organizzativo rappresenta la capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di tutti i professionisti che operano al suo interno, attraverso una completa inclusione ai lavoratori con disabilità nel rispetto anche della nuova normativa 62/2024, frutto del PNRR che mira superare il modello biomedico per adottare un approccio biopsicosociale, ponendo la persona al centro e garantendo un sostegno personalizzato alle esigenze individuali.
In questo contesto, il benessere organizzativo e individuale del personale sanitario emerge come elemento centrale: garantire ambienti di lavoro salubri e soddisfacenti è fondamentale non solo per il benessere degli operatori, ma anche per migliorare la qualità dell’assistenza ai pazienti.
Non a caso abbiamo istituito nella nostra ASL un “Gruppo di lavoro per la predisposizione di un’ipotesi di attuazione dei processi di inserimento delle persone con disabilità” puntando alla elaborazione di un “progetto personalizzato” per i lavoratori con disabilità venuto fuori da un provvedimento di inizio anno della Corte di Cassazione.
Così facendo, si contribuisce a costruire una cultura sanitaria più empatica e sostenibile, che valorizza la persona e rende la struttura socio sanitaria un luogo promotore di salute per chi cura e per chi viene curato
Non è un caso che nella legge di Bilancio 2025 viene previsto, allo scopo di migliorare l’efficienza e garantire la sostenibilità del sistema sanitario, che le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura di carattere scientifico e i policlinici universitari, nonché ogni altro ente che eroga servizi di cura nell’ambito di strutture sanitarie del servizio sanitario nazionale o da esso accreditate, sono tenuti ad adottare modelli organizzativi, gestionali e procedure amministrative finalizzati ad erogare i servizi sanitari in modo integrato e funzionale ai bisogni di cura del malato e delle sue esigenze terapeutiche complessive. Si va Verso una sanità che cura la persona, non solo la malattia.
Ospedali, ambulatori, case di comunità e studi medici sono luoghi dove non si curano solo le malattie ma dove ci si prende cura della persona, dando risposte ai suoi bisogni complessivi – non solo clinici ma anche psicologici, etici e relazionali.
È questo il nuovo obiettivo dell’assistenza sanitaria che sta prendendo piede in Italia: occorre puntare alle cure più “umane” che tutti vorremmo quando ci ammaliamo e ci sentiamo fragili anche emotivamente.
Chi si ammala o è affetto da una patologia cronica non vuole sentirsi un “corpo” su cui intervenire o un “numero“. In una fase di fragilità, anche psicologica, vorrebbe non solo cure efficaci ma anche più “a misura di persona“, a cominciare dal fulcro del rapporto di cura – la relazione medico/infermiere-paziente – fino ad ambienti più accoglienti e percorsi assistenziali meno burocratici e tortuosi.
Viene introdotto il principio che i Livelli essenziali di assistenza (Lea) dovranno essere garantiti nel rispetto della “centralità della persona umana, dell’umanizzazione della cura, della soddisfazione dei bisogni complessivi del malato“.
Il benessere organizzativo in sanità è fondamentale per garantire servizi di qualità e un ambiente di lavoro positivo per il personale. Si tratta di un intervento che mira a migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, promuovendo la loro soddisfazione e produttività, e che, a sua volta, si riflette positivamente sull’efficacia dei servizi offerti alla comunità.
Gli aspetti chiave del benessere organizzativo mirano ad Implementare misure per prevenire infortuni e malattie professionali, promuovere l’ergonomia degli ambienti di lavoro, favorire l’inclusione e il recupero dei lavoratori con disabilità e garantire la sicurezza degli spazi. Occorre da parte delle ASL che hanno attivato le strutture supportare i dipendenti nel bilanciare le esigenze lavorative con quelle personali, offrendo flessibilità, orari compatibili e servizi di conciliazione.
Per creare un ambiente di lavoro positivo, basato sulla fiducia, il rispetto reciproco e la comunicazione aperta, contrastando lo stress, il burn-out e il mobbing c’è bisogno di investire nella crescita professionale dei dipendenti, offrendo opportunità di formazione continua, aggiornamento e sviluppo delle competenze, attraverso interventi che mirano a favorire la collaborazione, il lavoro di squadra e la coesione tra i diversi professionisti che operano nella Casa di Comunità.
Il punto cruciale resta quello di assicurare la partecipazione dei dipendenti alle decisioni che riguardano il loro lavoro, promuovendo un senso di responsabilità e appartenenza preparando il personale alle nuove sfide e ai cambiamenti organizzativi, offrendo supporto e risorse per affrontare le transizioni in modo positivo.
Per creare un buon clima organizzativo e migliorare la performance aziendale, i responsabili delle organizzazioni dovrebbero considerare le seguenti condizioni:
1. Dare importanza e significato al lavoro assegnato ai dipendenti.
2. Favorire relazioni personali che migliorino la capacità di collaborazione tra colleghi e rapporti con i superiori.
3. Riconoscere moralmente il contributo dato dai dipendenti al lavoro e prestare attenzione al loro benessere.
4. Ricompensare i risultati ottenuti dai dipendenti sia in termini economici che di progressione di carriera.
Gennaro Sosto
Vice Presidente vicario Federsanità, Direttore Generale ASL Salerno