Borse di studio agli specializzandi non medici: un primo passo, ma la strada è ancora lunga

Borse di studio agli specializzandi non medici: un primo passo, ma la strada è ancora lunga

Borse di studio agli specializzandi non medici: un primo passo, ma la strada è ancora lunga

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l’articolo pubblicato sul vostro giornale riguardante l’introduzione delle borse di studio per gli specializzandi di area sanitaria non medica (veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi). Come ex specializzando in Fisica Medica, accolgo con sincero sollievo questa notizia, dopo anni di richieste inascoltate e provvedimenti legislativi mai concretizzati.

Tuttavia, devo esprimere il mio disaccordo rispetto all’affermazione contenuta nell’articolo secondo cui i 4.773 euro annui rappresenterebbero “un sostegno che equipara queste categorie professionali agli specializzandi di area medica”. Questa formulazione, temo, sia fuorviante e rischi di trasmettere l’idea che il problema sia stato risolto, quando invece siamo solo all’inizio di un percorso necessario.

I numeri parlano chiaro: gli specializzandi medici percepiscono un compenso che parte da 25.000 euro lordi annui, mentre ai loro colleghi non medici vengono riconosciuti 4.773 euro. Parliamo di una differenza di oltre 20.000 euro all’anno per professionisti che, come i medici, hanno conseguito una laurea magistrale e affrontano percorsi di specializzazione almeno triennali, contribuendo attivamente all’assistenza sanitaria durante il loro tirocinio.

Facciamo un rapido calcolo concreto: da quei 4.773 euro vanno sottratte le tasse universitarie (che possono arrivare a 2.000-2.500 euro annui nelle università statali). Restano circa 2.300-2.700 euro all’anno, ovvero circa 200 euro al mese. Con questa cifra, come può uno specializzando permettersi un’esistenza dignitosa, pagare un affitto se fuori sede, o semplicemente smettere di dipendere economicamente dalla famiglia dopo aver già completato un percorso di studi magistrale?

Durante la mia specializzazione alla Statale di Milano (2010-2014), ho potuto proseguire gli studi solo grazie a un contratto di collaborazione attivato dall’istituto presso cui svolgevo il tirocinio, altrimenti svolto a titolo gratuito, e al sostegno economico dei miei genitori. Senza quello, avrei dovuto gravare interamente sulle finanze familiari o rinunciare: l’impegno della scuola di specializzazione, infatti, non permette di dedicarsi ad attività remunerative. Quanti giovani talenti perdiamo perché impossibilitati a sostenere economicamente tre o quattro anni di formazione non retribuita?

Vi è poi un paradosso evidente: il giorno successivo al conseguimento della specializzazione, questi stessi professionisti vengono assunti con stipendi lordi mensili di circa 4.000 euro (più tredicesima), cifra comparabile a quanto dovrebbero aver percepito in un intero anno come specializzandi. Questo evidenzia quanto il loro contributo professionale sia riconosciuto e valorizzato nel momento in cui entrano a pieno titolo nel sistema sanitario, ma inspiegabilmente sottovalutato durante la “formazione”.

Non mi pare ragionevole chiedere che le diverse figure vengano equiparate del tutto: è evidente che gli specializzandi medici hanno responsabilità cliniche, un carico di lavoro e una distribuzione degli orari che giustifica una remunerazione superiore. Ma tra 4.773 e 25.000 euro esiste un ampio margine per riconoscere dignità professionale ed economica anche agli specializzandi non medici, senza per questo sminuire il valore dei colleghi medici (a mio parere ampiamente sottopagati durante la specializzazione).

Il rischio è che, celebrando questa misura come un’equiparazione, si perda l’occasione di continuare il percorso verso una reale equità. Il Ministro parla di “sistema universitario sempre più equo, inclusivo e orientato al futuro”: bene, allora proseguiamo su questa strada con determinazione, riconoscendo che quanto fatto è un primo, apprezzabile passo, ma che la distanza da colmare rimane abissale.

Dott. Giuseppe Rinaldin
Dirigente Fisico
U.O.C di Fisica Sanitaria
Dipartimento di Diagnostica per Immagini
Presidio Ospedaliero di Treviso

Giuseppe Rinaldin

15 Ottobre 2025

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