C’è PAI e PAI: dal Piano Assistenziale Individualizzato al Progetto Assistenziale Integrato

C’è PAI e PAI: dal Piano Assistenziale Individualizzato al Progetto Assistenziale Integrato

C’è PAI e PAI: dal Piano Assistenziale Individualizzato al Progetto Assistenziale Integrato

Gentile Direttore,
quando pensiamo agli infermieri a cosa pensiamo di preciso? A delle persone che corrono avanti e indietro per soddisfare le esigenze delle persone ricoverate? A persone stanche che insieme ai medici fanno cose, più o meno di fretta, per mettere in sicurezza il reparto? O magari pensiamo agli infermieri in auto che vanno da una casa all’altra occupandosi di tante persone e delle loro famiglie o pensiamo agli infermieri del 118 che nel più breve tempo possibile salvano vite e stabilizzano il paziente? Ebbene, pensiamo direttamente a ciò che vediamo di più immediato, ossia prestazioni, interventi assistenziali e raramente pensiamo al ragionamento che c’è dietro e alla complessità del processo infermieristico.

Se fossimo nel 1980 sarebbe accettabile una coscienza collettiva sociale che vede l’infermiere come un compitiere, ma oggi nella complessità del 2025 con alle porte delle camere dei nostri malati l’umanoide o il robot che dispensa terapie come un cameriere al ristorante, serve fare un passaggio più profondo e paradigmatico, che restituisca alla nobile professione assistenziale il valore che merita.

Le direzioni verso cui volgere le nostre risorse oggi, sono ampiamente delineate verso la creazione di salute nella comunità, lo sviluppo di un empowerment individuale, familiare e comunitario per sostenere una cronicizzazione di tante situazioni patologiche e di malessere che bussano alle porte di ciascuno di noi.

È un cambiamento complessivo nel modo di fare assistenza e curare le persone perché implica un passaggio culturale rivoluzionario per tutti che è quello di guardare alla salute piuttosto che alla malattia, ovvero guardare il bicchiere mezzo pieno piuttosto che quello mezzo vuoto.

Significa sostanzialmente passare dal paradigma patogenetico alimentato dalla dottrina post positivista verso il paradigma salutogenico.

Da più voci si è detto che il modello positivista non regge più perché la realtà costituita da livelli distinti non può essere governata da una sola logica con la pretesa di organizzare la conoscenza del mondo secondo un unico metodo. Lo sguardo va quindi rivolto alla dottrina della complessità la cui comprensione e traduzione in pratica fatica ad essere acquisita perché richiede un nuovo modo di ragionare, nuovi modi di formulare i sentieri del pensiero e delle relazioni. Nella prospettiva della complessità la conoscenza delle parti non è sufficiente a spiegare il funzionamento del tutto e necessita inevitabilmente che i diversi saperi si confrontino e producano un upgrade di conoscenze integrate e personalizzate.

Nel mondo della complessità per affrontare il tema spinoso della conoscenza bisognerà guardare oltre, verso la transdisciplinarità.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è come l’infermieristica può inserirsi per dare il suo contributo?
Sicuramente serve una strategia lungimirante che dia linfa alla crescita professionale e che ripensi il ruolo e le prassi dell’infermiere non più come a colui/colei che deve produrre prestazioni, ma esiti di salute che portino informazioni assistenziali da integrare nel quadro della situazione che si viene a creare dall’unione dei diversi saperi.

In Italia lo sviluppo di questo tipo di progettualità infermieristica sul campo, alla luce del progetto di cura e non come progetto di prestazioni, sta crescendo tanto, soprattutto dal basso. Sono tanti i professionisti che studiano, si appassionano, crescono e si risollevano come fenici da situazioni lavorative complicate.

Non sarà l’intelligenza artificiale a ricordarci che per crescere serve attraversare l’intra professionalità, poi l’inter per arrivare alla trans professionalità.

L’intra professionalità è un livello fondamentale nel quale mantenere attivo il senso identitario della professione e lo sviluppo della strategia non può che partire dalle razionalità più proprie dell’infermieristica, prima tra tutte quella fenomenologica dell’attenzione premurosa della relazione di cura e della pianificazione assistenziale che gli infermieri conoscono come PAI, pianificazione assistenziale individualizzata.

Diversamente nell’inter professionalità ogni stakeholder sanitario (si legga il medico, lo specialista, l’assistente sociale, il caregiver, le associazioni di volontariato ed ogni professionista sanitario) porta al tavolo della discussione il proprio processo professionale, con le valutazioni, giudizi e decisioni sui problemi interpretati dal proprio punto di vista. Quelli che nella Figura sottostante sono indicati come “piano” clinico, psico emozionale, riabilitativo o assistenziale. L’atto principale di decision making professionale non va confuso con le azioni di coordinamento, networking informativo e follow up che rientrano nella macrocategoria di continuità assistenziale nella quale trova legittimità il ruolo del case manager. Per gli infermieri pensare di contribuire all’inter professionalità con le azioni della continuità assistenziale è una semplificazione, una “presa in carico” che rischia di mantenere il ruolo del compitiere non solo per gli interventi tecnico-professionali (es. terapie e medicazioni…), ma rischia di degenerare in altri interventi di natura organizzativa-burocratica che, seppur nella necessità, non rispondono primariamente all’essenza dei fondamenti professionali.

Ma il livello più interessante è quello della trans disciplinarità che trova un luogo nuovo di riflessione e di incontro per permettere di approcciare la realtà nei suoi diversi livelli e creare soluzioni dialogiche. Uno spazio a più entrate che si colloca in un’ottica di relazioni, disegnato con la forma geometrico del rombo dove si elabora qualcosa di superiore alla somma dei singoli piani. L’acronimo è sempre PAI, ma non è “piano”, bensì Progetto Assistenziale Integrato come elaborato che completi i dati in un dialogo di confronto reale che rifletta le diverse prospettive con la finalità di istruire il progetto di salute individuale integrato. La trans disciplinarità non è un negare la pianificazione, ma creare legami, relazioni tra i diversi saperi, quindi tra le diverse razionalità e professionalità.

L’immagine sottorappresentata prova a delineare la complessità del processo del prendersi cura che vuole passare dall’idea dell’oggettività della malattia a quello di sistema persona-famiglia-contesto, una nuova entità di cura che deve passare da un’organizzazione socio-saniataria che comprende e produce complessità.
Ci chiediamo ancora in tanti chi sia e che cosa faccia di diverso l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC). Ebbene, anche qui la risposta sta nell’evolversi del processo dal prendere in carico al prendersi cura in simmetria con la razionalità della trans disciplinarità.

Il ruolo dell’IFeC non esprime solo la razionalità scientifica del piano assistenziale (in cui insiste la razionalità tecnica degli interventi), non esprime solo la razionalità organizzativa e pragmatica che più si appresta a una presa in carico di gestione della continuità assistenziale, non è solo la razionalità fenomenologica della profondità relazionale, ma è la somma di tutto questo integrando il proprio contributo in termini di valutazioni, giudizi, decisioni e interventi con gli altri professionisti della salute.

Si viene così a configurare il core professionale per l’IFEC, in un primo PAI, quello del piano assistenziale infermieristico che si inserisce in un altro PAI, questa volta il Progetto insieme al malato/famiglia e agli altri membri dell’equipe e nella configurazione del rombo della trans disciplinarità si dà seguito alla progettualità condivisa, spesso attribuendo ad un membro dell’equipe il ruolo di regia nell’avanzamento del processo del prendersi cura.

Figura: schematizzazione del processo del prendersi cura nella complessità.

Giuliana Morsiani
Infermiera PhD

Letizia Nava
Infermiera coordinatore

Giuliana Morsiani e Letizia Nava 

11 Settembre 2025

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