Caso Monaldi e dichiarazioni sulle competenze infermieristiche

Caso Monaldi e dichiarazioni sulle competenze infermieristiche

Caso Monaldi e dichiarazioni sulle competenze infermieristiche

Gentile Direttore, la morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli, ha colpito profondamente l’opinione pubblica e il mondo sanitario. Di fronte a una tragedia di questa portata il primo pensiero non può che andare alla famiglia del bambino...

Gentile Direttore,
la morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli, ha colpito profondamente l’opinione pubblica e il mondo sanitario. Di fronte a una tragedia di questa portata il primo pensiero non può che andare alla famiglia del bambino, che merita rispetto, verità e piena chiarezza su quanto accaduto.

Come organizzazione sindacale abbiamo scelto di non intervenire immediatamente. Abbiamo atteso alcuni giorni prima di condividere pubblicamente una riflessione, proprio per rispetto nei confronti dei familiari della vittima, per consentire all’indignazione di sfumare e per provare a offrire un punto di vista costruttivo invece di aggiungere altra rabbia a una tragedia già enorme.

In questi giorni si è sviluppata una polemica nel mondo sanitario a seguito delle dichiarazioni di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, che hanno collegato la vicenda al tema delle competenze infermieristiche e al rapporto tra medici e infermieri nell’organizzazione delle cure. Lo stesso Anelli ha successivamente espresso scuse per le parole utilizzate, ma senza modificare nel merito il ragionamento espresso.

È proprio questo il punto che riteniamo problematico. Davanti alla morte di un bambino la comunità scientifica dovrebbe unirsi per comprendere con rigore cosa sia accaduto, analizzare i fattori che hanno contribuito all’evento e costruire strumenti affinché tragedie simili non si ripetano. Trasformare una vicenda così drammatica in un terreno di conflitto tra professioni sanitarie rischia invece di produrre un effetto opposto.

Per questo motivo FIALS Milano ha deciso di affiancare alla propria posizione istituzionale la riflessione di una professionista che vive ogni giorno la realtà dei reparti: un’infermiera del Policlinico di Milano, iscritta al nostro sindacato, che da anni lavora accanto ai pazienti e in particolare ai pazienti trapiantati, seguendo quotidianamente percorsi clinici complessi e delicati.

La professionista richiama un principio ben noto nella letteratura sulla sicurezza delle cure: il cosiddetto modello del “formaggio svizzero”, elaborato da James Reason. Secondo questo modello l’errore, nelle organizzazioni complesse come quelle sanitarie, non nasce quasi mai da un singolo gesto individuale. Un evento avverso si verifica quando diverse barriere poste a difesa del paziente falliscono contemporaneamente.

Queste barriere sono molteplici: l’organizzazione con i suoi protocolli e le sue procedure, le politiche aziendali, la formazione e l’aggiornamento continuo attraverso simulazioni e training, la supervisione dei professionisti mediante audit clinici e debriefing, la tecnologia e gli strumenti informatici, i sistemi di allarme e monitoraggio, la qualità della comunicazione tra i membri del team, i passaggi di consegne, la cultura dell’errore e la sicurezza psicologica, oltre naturalmente alle condizioni di lavoro, agli organici e ai turni.

Alla luce di questa esperienza professionale quotidiana, l’infermiera sottolinea come attribuire quanto accaduto alle cosiddette competenze avanzate degli infermieri rappresenti una lettura riduttiva e offensiva. Un’impostazione che rischia di alimentare un conflitto tra professioni sanitarie proprio nel momento in cui sarebbe invece necessario rafforzare il lavoro di squadra.

Secondo questa riflessione, ciò che è accaduto nel caso del piccolo Domenico non può essere ricondotto a una polemica sulle competenze professionali. Si tratta piuttosto di una catena di eventi gravissimi che dovrebbe spingere l’intera comunità scientifica a una analisi seria e approfondita dei fatti, per comprendere con umiltà che cosa sia andato storto e per evitare che tragedie simili possano accadere di nuovo.

Dalla voce di questa professionista emergono anche alcune indicazioni concrete che meritano di essere poste al centro del confronto organizzativo: la costruzione di vere équipe multidisciplinari nelle quali gli infermieri siano realmente coinvolti nel processo decisionale e nella presa in carico dei pazienti; la promozione della sicurezza psicologica nei luoghi di lavoro attraverso una leadership capace di valorizzare dubbi e criticità; lo sviluppo di una autentica cultura dell’errore che consenta di imparare dagli eventi avversi attraverso audit clinici e sistemi di qualità efficaci; e infine la cura di chi cura, attraverso formazione continua e spazi di confronto tra professionisti sanitari.

Come FIALS Milano riteniamo che questa riflessione meriti di essere ascoltata. Onorare la memoria del piccolo Domenico significa imparare da ciò che è accaduto e rafforzare il lavoro di squadra nella sanità. Cercare capri espiatori o alimentare conflitti tra professioni non aiuta la verità e non rende più sicuro il sistema sanitario.

Mauro Nobile
Segretario
FIALS Area Metropolitana di Milano

10 Marzo 2026

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