Gentile Direttore,
sono stato primario di un reparto di ostetricia e ginecologia per dieci anni. Ricordo le ore passate a tradurre linee guida complesse in flowchart da plastificare e appendere in sala parto. Quaderno a quadretti e poi rettangoli per le azioni, rombi per le decisioni, frecce ovunque. Funzionava, ma fare un aggiornamento implicava ricominciare da capo.
Nel 2016, davanti alle nuove linee guida SIGO sull’induzione al travaglio – oltre 100 pagine di indicazioni, timing, metodi, controindicazioni – provai a fare uno schema. Il risultato fu un poster gigantesco e decisamente poco fruibile, poco adatto ad un momento in cui è necessario prendere decisioni. Pensai: “Servirebbe un’app interattiva”. Ma significava mesi di attesa, la disponibilità di un informatico, budget difficilmente reperibile. Quello schema finì nel cassetto.
Circa un anno fa, ho scoperto che potevo dialogare con un’intelligenza artificiale e creare applicazioni web funzionanti. Non ho studiato programmazione. Ho semplicemente tradotto la mia competenza clinica in istruzioni precise, come quando spiegavo a uno specializzando come gestire un’emergenza.
La prima app fu ridicolmente semplice: un calcolatore di BMI. Ci misi 5 minuti, incluso il tempo per capire come salvare il file HTML. La aprii sul browser e funzionava. Mi sentii come quando, più di trent’anni fa, stampai il mio primo referto con WordPerfect invece di scriverlo a mano.
Da gennaio a oggi ne ho create più di cento. Non tutte sono capolavori. Alcune le ho fatte per provare, altre per risolvere un problema contingente, altre sono diventate strumenti di uso quotidiano.
Quelle che utilizzo di più: un’app per la valutazione del rischio cardiovascolare in menopausa (SCORE2 con raccomandazioni ESC), una per le indicazioni alla terapia ormonale sostitutiva (criteri NAMS aggiornati), un algoritmo per l’induzione del travaglio, un sistema decisionale per la scelta del contraccettivo (WHO Medical Eligibility Criteria), la gestione della PCOS secondo Rotterdam, score predittivi per endometriosi, calcolatori per la biometria fetale, e decine di altre.
Non sono app da pubblicare su uno store. Sono strumenti di lavoro personali, fatti su misura per la mia pratica ed è esattamente questo il loro valore.
Poche settimane fa è uscito l’aggiornamento della Linea Guida 15 sull’induzione (SIGO-AOGOI-AGUI, ottobre 2025). Ho deciso di trasformarla in un’app. Il processo è stato questo: 1) ho letto la linea guida concentrandomi sulla logica clinica; 2) ho chiesto all’AI di prepararmi il prompt, ho allegato il PDF e scritto: “Leggi questo documento e preparami un prompt dettagliato per creare un’app web per l’induzione al travaglio. Deve distinguere indicazioni appropriate da non-indicazioni, calcolare Bishop, raccomandare il metodo specifico, generare riepilogo stampabile. Le condizioni NON indicative (età =40, PMA, ansia materna) devono essere riconosciute esplicitamente; i metodi devono essere presentati come alternative, non cumulativi”; 3) ho verificato il prompt controllando che includesse tutti gli elementi critici: timing corretti, controindicazioni, algoritmi decisionali. Ho corretto alcune imprecisioni; 4) ho fatto generare il codice e l’AI ha creato circa 600 righe di HTML, l’ho copiato, salvato, aperto con il browser.
Ha funzionato! Ho testato tutto. Ho controllato ogni timing, ogni cut-off, ogni controindicazione confrontandoli con la linea guida originale. Ho inserito dati di dieci casi reali. Tutti coerenti. L’ho fatta testare a tre colleghi che hanno trovato piccole imprecisioni. Apportare le modifiche richieste ha comportato un’altra mezz’ora di dialogo con l’AI. Risultato: uno strumento che standardizza decisioni complesse, riduce variabilità tra operatori, documenta il ragionamento clinico.
La domanda che mi fanno alcuni colleghi: “Ma ti fidi?”. Non mi fido ciecamente, verifico sempre. Nel tempo trovo imprecisioni, carenze e correggo in pochi minuti. L’AI è potentissima ma non infallibile. Può fraintendere, basarsi su fonti vecchie, interpretare male. La competenza clinica non viene sostituita: viene amplificata. Io rimango il responsabile.
L’app non decide. Non si aggiorna da sola. Deve integrarsi con il contesto locale. Sono io che mi siedo davanti alla paziente, ascolto, condivido i rischi, costruisco un piano. L’app informa, non conforta. La diagnosi rimane mia. La decisione rimane mia. Stabilire una relazione costruttiva con la paziente ed accrescerla rimane una mia responsabilità.
Perché ve lo racconto? Non per impressionarvi con centinaia di app. Molte erano esercizi, esperimenti, tentativi. Ve lo racconto perché fino a febbraio 2025 non sapevo cosa fosse un “prompt”. Non avevo mai visto una riga di codice HTML. Ero un ginecologo di 67 anni abituato a poco più di “carta e penna”. Oggi, dieci mesi dopo, ho strumenti che uso quotidianamente e che hanno cambiato concretamente il mio modo di lavorare. Non sono diventato informatico. Ho solo imparato a tradurre ciò che già sapevo fare – strutturare algoritmi clinici – in un linguaggio che l’AI capisce.
Il salto non è tecnologico. È culturale. Da “non posso farlo senza un programmatore” a “posso provare io” e avere dei risultati più che soddisfacenti in un tempo brevissimo.
Gli algoritmi li abbiamo sempre fatti. Trasformare conoscenza complessa in percorsi utilizzabili è il nostro lavoro. L’AI ha solo cambiato la velocità. Non ha cambiato la sostanza.
Nei primi anni 2000 dicevano che la cartella clinica elettronica ci avrebbe trasformati in dattilografi invece che in medici. Non è successo. Poi dicevano che le linee guida avrebbero ucciso l’arte medica. Non è successo.
L’AI non sostituisce il ragionamento clinico: lo supporta. Non prende decisioni: le prepara. Non elimina la relazione medico-paziente: libera tempo per coltivarla.
Delegando all’AI i compiti meccanici – tradurre cento pagine in algoritmo, calcolare punteggi, verificare controindicazioni – abbiamo più tempo per quello che conta. Per ascoltare. Per personalizzare. Per essere medici, non burocrati.
Ho sessantotto anni. Se posso imparare io, potete imparare voi. Provate. Non per diventare informatici, ma per ottimizzare il vostro tempo, aumentare conoscenza ed efficienza e migliorare la vostra pratica quotidiana.
Dr. Carlo Piscicelli
Specialista in Ostetricia e Ginecologia