Gentile Direttore,
dovrebbe essere prioritario assicurare la tutela e la promozione dello stato di benessere psicologico, e, invece, ci risiamo…trasferimenti in casa famiglia con la forza pubblica di minori che vivono con uno dei genitori non idoneo a facilitare la frequentazione e l’attaccamento verso l’altro genitore.
Neanche l’ultima sentenza sulla sindrome da alienazione parentale sembra aver fatto giurisprudenza. Non esisterebbe tale sindrome secondo la Cassazione che ha annullato definitivamente l’allontanamento di un minore dalla madre. Invece si nota come ci sia chi invece in tale sindrome, ovviamente non citata, priva di alcun fondamento scientifico, trovi ancora le ragioni per indicare come unica via di risoluzione dei conflitti tra genitori separati l’allontanamento coatto di minori, decisione invero neanche tanto frequente in contesti di grave disagio e incuria proprio in nome di una tutela dei diritti del minore a rimanere nel proprio contesto familiare in alcuni casi veramente difficile e non idoneo ad una crescita sana e priva di rischi concreti.
I Servizi Sociali dell’Ente Locale dovrebbero essere i primi e gli ultimi a dire la loro perché composti da operatori dottori in discipline formati ad una elevata e specifica professionalità, ma si sono aggiunte da alcuni anni altre figure spesso con formazioni diverse talvolta anche essenzialmente giuridiche che dovrebbero supportare l’operato dei Servizi e non contendere loro il primato nelle indicazioni /pareri richieste dalla magistratura. Tale situazione di grande confusione dove gli operatori sono soggetti a denunce da parte dei familiari dei minori che non trovano risposte a loro favorevoli causa frequentemente incomprensione tra gli stessi Servizi Sociali e altre figure delegate a ruoli cruciali dalle Istituzioni.
Ci sono stati casi recenti che hanno veramente devastato per anni la vita dei minori portando ad un’esasperazione dei rapporti conflittuali tra i genitori e tra i vari interlocutori istituzionali che sono intervenuti e si sono alternati nel tempo non potendo dare continuità al proprio lavoro interrotto dalle continue denunce di cui sono stati oggetto come in un continuo fuoco di fila. Queste sono le peggiori esperienze che un minore possa vivere dove coloro che hanno il compito di garantire la migliore condizione di serenità del minore stesso scelgono invece un confronto che vede posizioni irremovibili senza alternative se non l’allontanamento dalla propria casa familiare.
Se penso a tutti quei minori che si trovano in condizioni di gravissimo disagio ma in nome di una tutela delle origini familiari restano in condizioni di povertà di cure affettive e materiali comprendo ancora meno alcuni pareri che suggeriscono in caso di supposta alienazione di uno dei genitori da parte dell’altro nei confronti di un figlio un allontanamento coatto che come una estrema punizione lascerà una ferita profonda in grado di minare per sempre la sua fiducia nei confronti degli adulti anche loro sconfitti dall’ incapacità o impossibilità di gestire altrimenti la rabbia e il dolore nel conflitto.
Colpisce la posizione dei condomini di uno stabile di Monteverde che si sta schierando contro l’allontanamento di una bimba da sua madre residente in quello stesso stabile. Non stiamo parlando di un quartiere periferico, di quelli dove la solidarietà può essere erroneamente vista come una sorta di omertà.
Tutelare il diritto dei minori a rimanere nella propria casa , con le sue cose, i suoi giochi, e quant’altro di personale e dormire nel suo letto, mangiare i cibi preparati nella cucina di casa dal genitore con cui vive. Credo che tutto ciò valga di più, a fronte del trauma sofferto nell’essere collocato in casa famiglia anche la migliore eppure estranea e vuota degli odori familiari. Non tutelare tale diritto a preservare la salute mentale del minore per tutelare i diritti del genitore che non ritiene o non è messo in condizione di esercitare la propria responsabilità….e non potestà; ricordiamo che i figli non sono più proprietà dei genitori come le vecchie leggi figlie di un sistema familiare superato, ma questi hanno la responsabilità di proteggerli e tutelare un sano sviluppo psicofisico dei figli. E’ comunque sbagliata la soluzione per indurre il genitore oppositivo a recedere dalle posizioni di ostruzionismo; potrebbero essere inflitte sanzioni che forse indurrebbero anche i legali di parte a mediare nell’interesse del proprio assistito.
Inventatevi altro ma non segnate per sempre la vita di un minore con un’esperienza che può condizionare fortemente la salute mentale del futuro adulto che sarà.
Dott.ssa Carla Scarfagna
Sociologa, già giudice onorario minorile