Css. Il problema non è “chi” ci sta ma “cosa” fa

Css. Il problema non è “chi” ci sta ma “cosa” fa

Css. Il problema non è “chi” ci sta ma “cosa” fa

Gentile Direttore,
leggo l’accorata lettera del collega Francesco Falli, mi permetto di chiamarlo collega in quanto essendo entrambi operatori sanitari non medici possiamo definirci tali.
Nulla d’eccepire sul contenuto dell’analisi, dissento sul fatto che ci si lamenti che manchi la figura professione infermieristica, potremmo quindi lamentarci sul perché sia escluse anche le altre figuri professionali non mediche, che in una struttura sanitaria lavoro tutte a stretto rapporto collaborativo, sempre ed unicamente per il bene del paziente.
 
Non esiste pensare che essendo professionalmente impegnati nell’assistenza al paziente si abbia più “eventuali” diritti degli altri operatori sanitari.
Facendo un discorso simile si apre la diatriba sul fatto che la nostra sanità sia medico centrica, quindi vogliamo farla diventare infermieristica-centrica?
Bene tanto al peggio non c’è mai fine. Personalmente penso che il CSS debba essere, come spesso è stato, promulgatore di Linee Guide per il nostro sistema sanitario e si debba preoccupare che queste Linee Guida vengono applicate.
 
Gli esempi sono tanti, in particolar modo conoscendole benissimo quelle relative alla radiologia complementare, promulgate nel 2007 e 2010.
Queste non sono state applicate da nessuno e le Asl hanno fatto normative applicative sugli accreditamenti personalissime e settoriali.
Quindi la domanda potrebbe essere quella di capire quali ambiti decisionali  debba avere il CSS,  prescindendo dalla sua formazione interna.
 
Giuseppe Squilla
Coordinatore T.S.R.M. – Radiologia diagnostica e interventistica

12 Settembre 2013

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