Diventare infermiere in Albania. L’Ipasvi faccia chiarezza

Diventare infermiere in Albania. L’Ipasvi faccia chiarezza

Diventare infermiere in Albania. L’Ipasvi faccia chiarezza

Gentile Direttore,


torno sulla questione, già sollevata da altri, dei corsi di laurea in infermieristica che si svolgono in Albania e in particolare quelli presso l’Università Nostra Signora del Buon Consiglio. Detto che nessuno di noi si sarebbe scandalizzato se gli stessi studenti si fossero recati (come fanno tra l’altro) in altri paesi quali la Finlandia, la Gran Bretagna, l’Austria, per l’Albania come per altri paesi dell’Est, purtroppo, nell’immaginario, resta ancora vivo il caso dell’Università Kristal di Tirana  e del sig. Bossi.

Anche per questo sarebbe interessante, nella circostanza, una bella operazione trasparenza da parte dell’Università Nostra Signora del Buon Consiglio e della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (vedi IDI): per converso, hanno oscurato il sito mettendolo in modalità provvisoria. Avrebbero invece potuto mettere in chiaro la situazione, fugando ogni dubbio sulla bontà della loro azione formativa.

In tale ambito, recentemente, è scomparso anche l’elenco degli ammessi ad odontoiatria  (erano indicati 55 soggetti) e compare una generica graduatoria. Orbene, in Italia, gli ammessi per lo stesso corso, sono alla Sapienza di Roma 66, a Tor Vergata 42, a Milano 60, a Bari 18. L’Università di Nostra signora del Buon Consiglio ha strutture sanitarie e docenti tali da soddisfare le esigenze di formazione di tante persone.

Pertanto sarebbe auspicabile conoscere alcuni datidell’università di Tirana della Congregazione quali:
– rapporto docenti di ruolo/studenti;
– presenza di infrastrutture cliniche (ad esempio posti letto, specializzazioni dell’ospedale di riferimento…etc.);
– modalità di selezione dei docenti locali e italiani;
– numero di iscritti/laureati.
– sistemi di valutazione e accreditamento adottati.

Ma le domande di cui sarebbe interessante conoscere invece il parere della Federazione Ipasvi ed altri aventi causa sono:
– come può un corso di studi per medici, infermieri, fisioterapisti, odontoiatri extracomunitario diventare un corso italiano “parallelo”?
– come possono accordi convenzionali nati per soddisfare le esigenze INTERNE  di formazione di un paese extracomunitario essere pubblicizzati o quanto meno “percepiti” come alternativa “facile” da parte degli italiani, mettendo in dubbio la stessa credibilità degli Atenei italiani, che rilasciano titoli congiunti.
– come possono essere variate,  nel silenzio generale,  norme quali quella prevista dal punto 8 del protocollo attuativo della convenzione tra l’università di Bari  (approvata in data 07.11.2007 dal Senato Accademico e successivamente rinnovata – link) e l'Università "Nostra Signora di Buon Consiglio”  che consentivano l’iscrizione ai corsi in Medicina di cittadini italiani solo dopo 6 mesi di residenza  in Albania? Non sono reperiti purtroppo i termini convenzionali e attuativi dell’Università di Roma Tor Vergata e Genova per le stesse professioni sanitarie.

Concludendo è auspicabile quindi un momento di riflessione, da parte degli infermieri, della Federazione Ipasvi, dei Ministeri, delle Università, delle Associazioni; è necessario di certo anche una riflessione politica in sede comunitaria, con il coinvolgimento dei paesi extracomunitari coinvolti.
Forse un passo indietro dei soggetti coinvolti ed una valutazione “terza” dello stato di situazione potrebbe essere un buon inizio.

Walter De Caro
Infermiere
Presidente ARIL – Associazione Regionale Infermiere/i del Lazio

Walter De Caro

23 Ottobre 2013

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