Facoltà mediche e Ssn: un rapporto da ricostruire

Facoltà mediche e Ssn: un rapporto da ricostruire

Facoltà mediche e Ssn: un rapporto da ricostruire

Gentile Direttore,
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva nel 1980, ho vissuto la stagione sempre più rimpianta delle grandi Leggi del 1978, prima tra tutte la 833 istitutiva del Ssn e poi, di importanza comunque a loro volta enorme, la Legge 180 sulla chiusura dei manicomi (definizione semplicistica, ma che funziona) e la Legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza. In quella grande stagione politica i tecnici giocarono una parte importante e alcuni medici di estrazione universitaria giocarono in quel periodo un ruolo fondamentale: Giovanni Berlinguer, di cui ricordo un articolo ripubblicato qui su Qs nel 2015, che nella sua carriera ricostruita qui insegnò all’Università di Sassari Medicina sociale fra il 1969 ed il 1974 ed Igiene del lavoro all’Università di Roma dal 1975 sino al 1999; Augusto Giovanardi, anche lui ricordato qui su Qs in occasione di uno spettacolo teatrale che gli era stato dedicato, che professore universitario dal 1938 insegnò Igiene nelle Università di Siena, Padova e Milano; Alessandro Seppilli che fu docente di Igiene all’Università di Modena dove nel 1938, essendo Ebreo, fu costretto ad abbandonare l’insegnamento per rifugiarsi in Brasile dove rimase fino alla liberazione per essere poi reintegrato nella cattedra all’Università di Perugia nel 1948.

Facciamo un salto di quasi 50 anni e ci ritroviamo in piena crisi di quel Ssn che i tre medici igienisti Professori all’Università avevano culturalmente e politicamente aiutato a costruire. Crisi in cui mancano voci “universitarie” altrettanto autorevoli che si facciano sentire con analisi e proposte. O meglio se voci universitarie si sentono sono per lo più voci che vengono da altri mondi rispetto alle Facoltà di Medicina e Chirurgia come il Cergas (Centro di ricerca sulla gestione della salute e dell’assistenza sociale) dell’Università Bocconi, il Crea (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) dell’Università Tor Vergata di Roma e il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’unica eccezione mi sembra sia rappresentata dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica sede di Roma che cura L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.

Ritengo di poter affermare che dalla stragrande maggioranza delle Facoltà di Medicina e Chirurgia pubbliche italiane (circa 40) venga fuori uno scarso contributo in termini di analisi e proposte sulla ricostruzione del Ssn e più in generale sulla politica sanitaria che il nostro Paese deve adottare per sostenerla. Del resto questo si spiega se si tiene conto di alcuni fattori:

  • la formazione universitaria dei professionisti della sanità avviene fondamentalmente all’interno delle strutture ospedaliere, quando è largamente noto che oggi la tutela della salute e la risposta assistenziale dovrebbero spostarsi sul territorio;
  • la seconda è che le Università solo per loro natura governative visto che le Aziende in cui insistono sono largamente condizionate dalle risorse che il Ssn a livello regionale assegna loro;
  • la cultura di sanità pubblica è diventata sempre più scarsa nelle Facoltà di Medicina e Chirurgia perché la centralità della disciplina igienistica si è persa nella stragrande maggioranza delle realtà;
  • la patologica resistenza al cambiamento e all’innovazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia testimoniata dallo scarsissimo numero di Cattedre (si chiameranno ancora così?) “lasciate” dai medici agli altri professionisti;
  • la formazione dei medici di medicina generale, figura chiave, si fa altrove.

Questa situazione si traduce in una serie di effetti molto negativi:

  • l’attrazione sempre minore esercitata dalle specializzazioni a maggiore orientamento di sanità pubblica;
  • la assenza dal dibattito nazionale e regionale di voci critiche e costruttive provenienti dalle Facoltà di Medicina e Chirurgia;
  • la scarsa cultura di sanità pubblica dei professionisti formati in queste Facoltà con conseguente assenza dal dibattito di gran parte degli Ordini Professionali di area sanitaria, se non per gli aspetti squisitamente legati alla singola professione;
  • la complicità di molte Università con scelte di politica sanitaria sbagliate.

Il Ssn ha bisogno di un altro tipo di Facoltà di Medicina e Chirurgia e di ripensare il rapporto con quelle attuali. Eppure stanno esprimendo il Ministro della Salute e il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Forse c’è qualcosa che non torna.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

01 Agosto 2025

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