Farmaci generici. Quanta confusione con le liberalizzazioni

Farmaci generici. Quanta confusione con le liberalizzazioni

Farmaci generici. Quanta confusione con le liberalizzazioni

Gentile direttore,
oggi per la prima volta ho avuto modo di visitare il vostro sito. Sulla salute della gente ci sono tanti e tali interessi che alla fine non ci capisco più nulla. Essendo un malato, quindi anello debole della catena del mondo della sanità, vorrei capire prima di giudicare chi questo mondo lo gestisce, a partire dal medico curante per arrivare al Ministero.

Per anni siamo stati tempestati da annunci riguardo i farmaci generici, prima si parlava di uguaglianza, poi di equivalenza, poi di tolleranze, poi di tolleranze insignificanti in alcuni campi ma non in altri (tipo i farmaci cardiologici), poi di differenze tra le diverse marche dei farmaci, poi siamo arrivati a dover pagare differenze, pur optando per la scelta del generico cosa per me incomprensibile.
Questo potrebbe essere frutto della concorrenza è vero, ma quello che posso vedere è che ci sono gruppi che assorbendone altri più o meno piccoli, di fatto hanno assunto il controllo dei mercati e naturalmente dei prezzi. Dopo sermoni sui farmaci che arrivano chissà da quale località, adesso ne troviamo  prodotti in Slovenia, Polonia ed India, sia chiaro che la diffidenza non arriva dai paesi produttori ma dalla serietà dei controlli se poi vengono fatti.

Comunque fino ad ora, almeno nel mio caso, il medico curante faceva la prescrizione del farmaco originale poi io, anche in base alle mie possibilità economiche, avevo la possibilità di optare per il generico ed il farmacista per la marca del farmaco.
Adesso mi pare di aver capito, per incentivare l'uso del generico, il medico deve o dovrà prescrivere il generico di costo inferiore. Il risultato che ho potuto constatare è che il medico continua a prescrivere il farmaco originale aggiungendo l'annotazione non sostituibile, e non è cosa di poco conto per me che mi vedo costretto a spendere cifre importanti e non sempre è possibile.
Posso parlarne con il medico, ma sarebbe come mettere in dubbio la Sua correttezza, e mi rendo conto che la risposta sarebbe diversa nel caso la domanda la dovessi porre a Federfarma o alla Associazione dei generici, perchè gli interessi in gioco sono tali che è difficile pensare che loro siano estranei a queste decisioni.

Perchè non lasciare le cose come stavano? Il medico, prescrive un farmaco ed io decido quale prendere assumendomi quelli che sono eventualmente i maggiori costi. Anche considerando che non vi sarebbe alcun maggiore costo per la collettività.
Naturalmente andrebbe ugualmente bene l'indicazione del principio attivo, lasciando libera la scelta.
Mi scuso inoltre se non sono stato chiaro ed ho usato una forma scorretta spero possiate aiutarmi a capire se e dove sbaglio nell'interpretazione della legge e di conseguenza quale atteggiamento mi consigliate di tenere con il medico.
Grazie anticipatamente, distinti saluti.
 
Lettera non firmata pervenuta per mail
 
Gentile lettore,
abbiamo deciso di pubblicare la sua lettera, anche se non firmata, perché testimonia la confusione che in molti casi si è creata a seguito della recente entrata in vigore del decreto legge sulle liberalizzazioni, attualmente in fase di conversione in legge in Parlamento.
Fermo restando che il testo potrebbe essere emendato, la norma cui si riferisce ha lo scopo dichiarato di incentivare la prescrizione di farmaci generici che, in Italia, presenta indici ancora molto inferiori a quelli di altri grandi Paesi europei.

In ogni caso, per rispondere ai suoi dubbi, ad oggi la norma prevede che il medico sia tenuto a informare dettagliatamente il paziente sull'esistenza di farmaci generici (equivalenti) a quello di marca. Nello stesso tempo spetta sempre al medico stabilire quei casi in cui, a suo avviso, debba comunque essere prescritto il farmaco di marca pur in presenza di generici equivalenti.
In quest'ultimo caso il paziente ha comunque la possibilità di interloquire con il proprio medico per farsi spiegare i motivi della scelta della "non sostituibilità" anche se spetterà comunque al medico la responsabilità finale della prescrizione.
Nel caso in cui si decidesse per una prescrizione con la scritta "non sostituibile" il paziente non potrà chiedere al farmacista la sostituzione con un equivalente.

In sostanza, però, la norma non stravolge l'attuale situazione che già contempla una scelta tra equivalente e branded affidata a medico, farmacista e paziente. Semmai spinge il medico a motivare espressamente perché è comunque necessaria la specialità medicinale e non il generico nell'ambito di una relazione medico/paziente che resta il momento fondamentale di ogni approcio terapeutico. Proprio per questo penso che lei debba cercaresempre e  tranquillamente il confronto con il suo medico curante, senza timori di "mettere in dubbio la sua correttezza", pretendendo la massima trasparenza rispetto alle decisioni che rigurdano la "sua" salute.
Resta a questo punto da vedere se e come (ma appare improbabile) la norma possa essere emendata dal Parlamento.

Cesare Fassari

 

19 Febbraio 2012

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