Fuga dal sistema, disincanto e burnout

Fuga dal sistema, disincanto e burnout

Fuga dal sistema, disincanto e burnout

Gentile Direttore, pur condividendo l'analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata dalla politica e dalle istituzioni —, ritengo necessario estendere la riflessione del Dott. Giuseppe Belleri...

Gentile Direttore,
pur condividendo l’analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata dalla politica e dalle istituzioni —, ritengo necessario estendere la riflessione del Dott. Giuseppe Belleri anche al personale del Comparto Sanità e, nello specifico, agli esercenti le professioni sanitarie non mediche.

Se per i medici il passaggio verso la sanità privata convenzionata o la libera professione rappresenta un’alternativa concreta, per gli altri operatori del settore pubblico la situazione è radicalmente diversa. Anch’essi lascerebbero volentieri il Servizio Sanitario Nazionale, ma si scontrano con un amaro paradosso: la sanità privata offre loro retribuzioni, tutele e condizioni di lavoro spesso persino peggiori.
Tuttavia, l’aspetto ancor più grave e mortificante, che merita di essere denunciato con forza, risiede nella sostanziale assenza di una reale e compiuta autonomia per i professionisti sanitari non medici.

Come ho già avuto modo di evidenziare, ci troviamo di fronte a un corto circuito normativo e culturale inaccettabile: professionisti con percorsi accademici di alto livello — articolati in lauree triennali, lauree magistrali, master di I e II livello e persino dottorati di ricerca — non si vedono riconoscere, nella pratica quotidiana, un’autonomia operativa e decisionale proporzionata al rango di professioni intellettuali.
In questo scenario, il lavoro all’interno del servizio pubblico ha perso ogni attrattiva ideale o vocazionale, riducendosi a mero strumento di sostentamento economico. Non c’è spazio per la soddisfazione professionale, né esiste una reale prospettiva di carriera basata sul merito e sulla valorizzazione delle competenze faticosamente acquisite.

Finché non si comprenderà che il declino del SSN non riguarda solo la classe medica ma investe l’intero corpo dei professionisti sanitari — privati dell’autonomia che spetterebbe loro di diritto e imbrigliati in modelli organizzativi obsoleti —, la “fuga” dal sistema, sia essa un abbandono effettivo o una resa silenziosa al disincanto e al burnout, sarà un processo del tutto inarrestabile.

Francesco Sciacca, Ph.D

09 Ottobre 2026

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