Gentile direttore,
il Consiglio dei ministri ha appena approvato la nuova legge di Bilancio, dando molto risalto ai provvedimenti previsti per la Sanità: come riportato da QS in questi giorni, le risorse saranno investite per un piano straordinario di assunzioni e per intervenire sul fronte delle retribuzioni, con aumenti dell’indennità di specificità di medici e infermieri. Misure sicuramente parziali e insufficienti, già ampiamente criticate dalle organizzazioni di categoria.
In questo quadro, ciò che accade nella Sanità dimenticata per antonomasia, quella delle Funzioni Centrali, ha del surreale. Ogni volta il Legislatore sembra dimenticare che esistono centinaia di medici e infermieri cui è affidato dalla Repubblica il compito di garantire il funzionamento di Istituzioni fondamentali per la salute dei cittadini, come INAIL, INPS, Ministero della Salute, AIFA. Enti e lavoratori che non vengono mai presi in considerazione, come abitanti invisibili di una delle tante città immaginate nei dialoghi tra Kubilai Khan e Marco Polo, nel bellissimo libro di Italo Calvino.
L’indennità di Specificità Medica, che dovrebbe essere un elemento proprio di ciascun medico operante alle dipendenze della Repubblica, quale che sia il suo Datore di Lavoro, continua ad essere finanziata in un’unica direzione (SSN) mentre resta al palo nelle altre, divaricando una forbice ed enfatizzando una sperequazione che oggi suona come svalutante, delegittimante e insopportabile, all’interno di un sistema in cui si ha accesso con i medesimi titoli, la medesima formazione, il medesimo meccanismo di reclutamento e in cui si condividono le stesse responsabilità e le stesse funzioni, pur nella diversità dei ruoli.
Inail, addirittura, continua ad operare con una carenza di medici superiore al 40% a fronte di un aumento delle malattie professionali, nel Paese, al ritmo costante del 20% all’anno, segno inequivocabile del totale fallimento di ogni politica prevenzionale, pomposamente pubblicizzata e lautamente finanziata in questi anni. In questa situazione, il Governo risponde che non vi sono le risorse per stabilizzare poche decine di precari a tempo determinato, tra Medici e Infermieri, i cui contratti, dopo 3 anni di investimenti continui per formarli e inserirli, sono in scadenza il prossimo 31 ottobre.
Forse, davvero, il surreale ha preso il sopravvento, in questo disgraziato Paese in cui, tra Decisore politico e popolazione reale, vivente, operante, si è formato uno spazio vuoto che nessun grido di allarme riesce ad attraversare.
Noi continueremo a lanciarne, fino a quando avremo voce in corpo, non solo per difendere un lavoro nel quale crediamo, ma soprattutto per mantenere la promessa di tutela che la nostra Carta, un giorno ormai lontano, ha inciso a chiare lettere per tutti i cittadini.
Gabriele Norcia
Segretario Nazionale ANMI Assomed Sivemp FPM