I Consultori sono il luogo della cura, non del giudizio

I Consultori sono il luogo della cura, non del giudizio

I Consultori sono il luogo della cura, non del giudizio

Gentile Direttore,
“Dove la cura incontra i diritti”, questa è la campagna di CGIL e FP Cgil Nazionali in difesa dei Consultori. «La salute non si taglia…si cura» diventa più che uno slogan un’urgenza politica e sociale. Perché tagliare il personale dei Consultori, ridurne le funzioni, snaturarne la missione significa minare uno dei pochi presidi pubblici rimasti a garantire la salute di prossimità, gratuita e laica.
Significa privare le donne di un luogo sicuro dove potersi raccontare senza timore, dove l’aiuto non si trasforma in giudizio, dove la fragilità non è sospetta ma accolta.

I Consultori familiari oggi subiscono un attacco silenzioso ma costante, attraverso processi di snaturamento, depotenziamento e marginalizzazione istituzionale che ne minano la funzione originaria: quella di presidio pubblico, gratuito, laico e accogliente per la salute e i diritti delle donne, delle famiglie, delle giovani generazioni.

I Consultori familiari rappresentano una delle più importanti conquiste del movimento delle donne e della sanità pubblica italiana. Istituiti con la Legge 405 del 29 luglio 1975, nascono con una missione chiara: offrire uno spazio pubblico, gratuito, laico e accessibile a tutte e tutti, in cui ricevere sostegno nelle fasi cruciali della vita. La loro funzione è accompagnare, ascoltare, accogliere, non giudicare.

La missione dei Consultori è quella di tutelare la salute della donna, della madre, del bambino, della coppia. È un luogo dove le persone devono potersi rivolgere senza timore, dove anche una madre fragile può sentirsi ascoltata, sostenuta, senza il rischio che le sue parole vengano trasformate in un’accusa.

Negli ultimi anni, però, si è assistito a un progressivo scivolamento del ruolo dei Consultori verso funzioni che non appartengono alla loro natura. In particolare, sta diventando sempre più frequente che venga richiesto alle équipe consultoriali di svolgere valutazioni delle competenze genitoriali su richiesta dell’Autorità Giudiziaria. Una pratica che snatura il senso stesso del Consultorio.

In alcuni casi le psicologhe vengono anche chiamate dall’Autorità Giudiziaria per svolgere le audizioni protette dei minori, come se fossero periti del Tribunale. Le audizioni protette, previste nei procedimenti penali e incidenti probatori, richiedono che il minore o vittima vulnerabile sia ascoltato in contesti neutrali, mediati da professionisti dotati di competenza specifica, senza relazioni precedenti di cura o presa in carico. Lo scopo è tutelare la veridicità della testimonianza e prevenire la suggestionabilità o la vittimizzazione secondaria.

Le psicologhe dei Consultori sono già coinvolte in un percorso di sostegno con le famiglie. Non possono contemporaneamente essere ascoltatrici neutrali e figure di cura: sovrapporre questi ruoli compromette l’imparzialità richiesta durante audizioni protette.

Inoltre li artt. 351 comma 1-ter e 362 comma 1-bis c.p.p. stabiliscono che la polizia giudiziaria si deve avvalere di uno “psicologo esperto” nominato dal pubblico ministero, per gestire le audizioni di persone in condizione di vulnerabilità (minori o vittime di reati sessuali). Il professionista è una figura esterna al servizio di cura, con formazione tecnica per evitare condizionamenti.

Si tratta di una confusione di ruoli dannosa e pericolosa perché le audizioni protette e le valutazioni genitoriali sono atti giudiziari tecnici, non è cura. Il Consultorio è un servizio di accoglienza e supporto, non di controllo. Sovrapporre queste funzioni produce danno clinico, etico e sociale.

E a pagarne il prezzo sono sempre le più fragili: madri giovani, donne migranti, donne sole, donne che escono da relazioni violente, famiglie marginalizzate. Le operatrici.

Le psicologhe dei Consultori vengono in questo modo esposte ad esercitare una funzione che non è quella sanitaria, ma giudiziaria. Dunque subire continue convocazioni e interlocuzioni con le autorità giudiziarie che occupano oggi più della metà del tempo di lavoro nei Consultori.

Le operatrici lamentano di non avere più il tempo di svolgere l’attività di cura e di supporto clinico, ovvero ciò per cui sono state chiamate a lavorare. Il danno è triplice: sia per chi lavora, sia per il servizio, sia per le utenti.

Perché è sbagliato?
Perché genera confusione di ruoli. Lo stesso servizio che dovrebbe accogliere una madre in difficoltà, aiutandola a ritrovare sicurezza, fiducia e risorse, si trova improvvisamente a redigere relazioni per un tribunale che potrebbero compromettere il legame tra quella madre e i suoi figli. Come può una donna raccontarsi liberamente se teme che ciò che dice verrà usato contro di lei?

I riferimenti normativi parlano chiaro.
La Riforma Cartabia (D.Lgs. 149/2022) stabilisce, all’art. 473-bis.20, che le valutazioni nel processo di famiglia debbano essere affidate a consulenti tecnici con specifica competenza, nominati dal giudice. Lo stesso decreto ammette la possibilità di acquisire informazioni dai servizi sociosanitari, ma chiarisce che ciò non deve compromettere l’autonomia e la neutralità dell’istruttoria giudiziaria.

La Carta di Noto (ed. 2022), documento interistituzionale redatto da magistrati, psicologi, operatori sociosanitari e forze dell’ordine, sottolinea che la valutazione delle competenze genitoriali deve avvenire in contesti neutrali, liberi da relazioni preesistenti di cura o presa in carico. In altre parole: chi accompagna non può giudicare. Chi cura non può valutare.

La valutazione genitoriale è un atto tecnico-giudiziario, non è cura.
Il Consultorio deve restare un luogo di prossimità, non di controllo
. Delegare ai Consultori le valutazioni significa compromettere il rapporto di fiducia, disincentivare l’accesso spontaneo, aumentare il rischio di esclusione delle famiglie più fragili.

Cosa chiediamo

  1. Che venga rispettata la natura e la missione originaria dei Consultori, come definita dalla Legge 405/75.
  2. Che i percorsi di valutazione peritale e di valutazione genitoriale vengano affidati a équipe terze, competenti, indipendenti e specializzate, secondo quanto previsto dalla Carta di Noto.
  3. Che vengano rafforzati i Consultori pubblici, con assunzioni stabili, équipe multidisciplinari, formazione continua e accessibilità garantita.
  4. Che venga tutelata la libertà e la dignità professionale delle operatrici e degli operatori, sottraendoli a richieste che li pongono in contraddizione con il proprio ruolo di cura.

Il Consultorio deve rimanere un luogo sicuro.
Un luogo in cui ogni donna possa raccontare la propria fatica, senza sentirsi colpevole.
Un luogo dove la fragilità non sia per forza sospetta, e dove la maternità non sia misurata con strumenti punitivi.

Difendiamo i Consultori.
Difendiamo la fiducia.
Difendiamo il diritto a chiedere aiuto senza paura.

Michele Vannini
Segretario Nazionale Funzione Pubblica Cgil Nazionale

Andrea Filippi
Segretario Nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Sanitari

Michele Vannini, Andrea Filippi

01 Agosto 2025

© Riproduzione riservata

Elisoccorso. Siaarti: competenze documentate, appropriate al contesto e mantenute nel tempo
Elisoccorso. Siaarti: competenze documentate, appropriate al contesto e mantenute nel tempo

Gentile Direttore,la recente interrogazione al Consiglio della Provincia Autonoma di Trento ha riacceso la discussione sulla composizione delle équipe di elisoccorso (HEMS) e, in particolare, sull’impiego dei medici di Medicina...

Scienza e politica: dal conflitto al confronto costruttivo
Scienza e politica: dal conflitto al confronto costruttivo

Gentile Direttore,era settembre dell’anno scorso quando il Presidente Donald Trump dichiarò, con toni allarmistici, che l’uso del paracetamolo in gravidanza avrebbe potuto compromettere il neurosviluppo del bambino, aumentando il rischio...

Delega professioni. Il personale delle strutture sanitarie accreditate è il grande assente
Delega professioni. Il personale delle strutture sanitarie accreditate è il grande assente

Gentile Direttore, con il disegno di legge delega in materia di professioni sanitarie e responsabilità professionale sembra iniziare quella revisione del Ssn da tempo attesa. In particolare, a proposito delle...

Linea guida sull’arresto cardiaco, un traguardo di coesione multidisciplinare e rigore scientifico
Linea guida sull’arresto cardiaco, un traguardo di coesione multidisciplinare e rigore scientifico

Gentile Direttore,lo scorso 26 gennaio è stata ufficialmente pubblicata sul portale dell’Istituto Superiore di Sanità l’area tematica riguardante il Basic Life Support (BLS) il primo tassello della più ampia Linea...