I dubbi sull’assistente infermiere

I dubbi sull’assistente infermiere

I dubbi sull’assistente infermiere

Gentile Direttore, abbiamo letto con interesse la lettera a Quotidiano Sanità del presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Verona che sembrerebbe intercettare interrogativi e un malessere diffuso all’interno della professione

Gentile Direttore,

abbiamo letto con interesse la lettera a Quotidiano Sanità del presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Verona che sembrerebbe intercettare interrogativi e un malessere diffuso all’interno della professione.

La lettera, inoltre, solleva molte delle questioni che già da tempo, come FP CGIL, abbiamo sottolineato in merito alla istituzione della figura dell’assistente infermiere, sollecitando implicitamente l’apertura di una discussione ampia, come necessiterebbe un provvedimento destinato, con tutta probabilità, a creare più problemi di quelli che si candida a risolvere.

Per tale ragione, siamo a scrivere, ancora una volta, sulla questione non risolta legata alla figura dell’assistente infermiere. L’ articolo da voi pubblicato “Dalla Formazione all’inserimento nei setting di cura le regioni danno via libera alle linee guida per l’introduzione dell’Assistente Infermiere” indica come siano “pronte” le linee guida sulla formazione e le conseguenti mansioni dell’assistente infermiere, peccato che ancora non se ne conosca il contenuto.

L’introduzione di tale figura si inserisce in un contesto storico critico per la professione Infermieristica, dimostrata dalla crescente diminuzione dell’attrattività della professione, da una forte riduzione delle iscrizioni ai test d’ingresso dei corsi di laurea e alla fuga di infermieri che decidono di andare all’estero o addirittura rinunciano all’esercizio della professione.

Esiste un problema evidente di carenza di interesse per la professione ma anziché affrontare questa profonda crisi con aumenti retributivi adeguati ad affrontare la crisi, reali valorizzazioni e strategie utili al reclutamento, si cercano scorciatoie pericolose, come appunto la figura dell’assistente infermiere, con l’intento di sopperire alla carenza con un’operazione che pare rappresentare un ritorno al passato, da cui sembra riemergere la figura del generico, o meglio una via di mezzo tra un OSS e un Infermiere generico.

L’assistente infermiere viene definito con il DPCM 28 febbraio 2025 “operatore di interesse sanitario”, il quale precisa che trattasi di una figura riconducibile ai profili socio sanitari di cui l’art. 5 comma 2 della L. 3/18, pertanto, risulta poco chiara quale sia la configurazione contrattuale e giuridica di questa figura (rientra nella legge Gelli-Bianco?). Con l’introduzione di tale figura cresceranno notevolmente la frammentazione e la confusione a livello organizzativo e lavorativo, ma soprattutto andranno chiariti in modo inequivocabile i livelli di responsabilità professionale.

Pensare di affidare competenze prettamente infermieristiche, svolte sotto la supervisione e, cosa ancor più grave, responsabilità dell’infermiere (responsabilità in vigilando) a personale col livello di formazione ancora non chiara, espone il paziente, con possibili conseguenze per le quali risponderà in primis l’infermiere.

In sintesi, emerge un quadro contrario a quanto inserito nelle considerazioni iniziali del testo che denota la vera contraddizione di fondo, visto che sussiste l’obbligatorietà della “supervisione” infermieristica, motivo per il quale la creazione di una nuova figura non ha nessuna ragion d’essere.

Il rischio è che questa sostituzione impropria finisca per abbassare gli standard di assistenza, svilendo il ruolo del professionista infermiere e compromettendo la qualità delle cure.

Il tema della retribuzione resta, quindi, centrale. Gli infermieri italiani del Servizio Socio Sanitario Nazionale Pubblico guadagnano mediamente circa 32.600 euro lordi annui e per gli infermieri che lavorano nel mondo privato i salari sono ancor più bassi, contro i quasi 40.000 della media UE e stipendi che in Paesi come il Lussemburgo o il Belgio superano i 70.000 euro annui; è inaccettabile che un Paese nel quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale rappresenta lo strumento per garantire il diritto sancito dall’articolo 32 della Costituzione, continui a svalutarlo riducendone il finanziamento in termini percentuali e sottopagando i professionisti.

Un altro dei problemi più gravi riguarda le carriere bloccate. In Italia il percorso professionale resta appiattito al di là dell’anzianità di servizio, mancano meccanismi chiari che riconoscano le competenze avanzate, le specializzazioni e i ruoli di responsabilità, in tutti i contratti di lavoro pubblici e privati.

Come FP CGIL abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione di percorsi specialistici per superare la figura dell’infermiere generalista all’interno contratto 2019-2021 del  Comparto Sanità Pubblica, ovvero l’istituzione dell’infermiere esperto e dell’infermiere specialista oltre all’istituzione generalizzata del sistema degli incarichi, strumento indispensabile per avvicinare sempre di più il contratto del comparto a quello della dirigenza, che vogliamo replicare anche nel rinnovo di contratto dei settori privati. Durante la contrattazione per il rinnovo del CCNL 2022-2024 abbiamo chiesto di istituire compensi economici destinati alla valorizzazione tali figure che, unitamente ad un tabellare adeguato, rappresentano gli strumenti per ottenere una reale e concreta valorizzazione delle infermiere e degli infermieri. Richiesta disattesa, in quanto non si è riusciti a superare i tetti di spesa utili ad incrementare i fondi contrattuali, senza i quali non è possibile realizzare una reale maggiorazione delle indennità richieste, demandando nei fatti il tutto alle sempre più scarse disponibilità economiche dei fondi di riferimento. Tale condizione è ancor più grave per gli infermieri dalla sanità privata e del mondo privato in generale dove non esistono meccanismi di sviluppo e valorizzazione della carriera, se non per pochi eletti direttamente dal datore di lavoro, e dove i contratti sono bloccati in un caso a 8 anni fa nell’altro, quello delle RSA, da 13 anni. Molti infermieri investono in master e corsi post–laurea, ma senza ritorni concreti né in termini retributivi né di progressione di carriera.

Nel solo periodo 2000-2022 quasi 48.000 infermieri italiani hanno scelto di lavorare all’estero. Un fenomeno che rappresenta non solo una perdita di personale qualificato ma anche di capitale economico: formare un infermiere costa allo Stato circa 30.000 euro, e la fuga di decine di migliaia di professionisti rappresenta un danno stimato in oltre un miliardo di euro.

Abbandono della professione: la fuga non riguarda soltanto chi emigra. Sempre più infermieri lasciano del tutto la professione, spinti da carichi di lavoro insostenibili, turni massacranti, scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro e mancato riconoscimento sociale. Tali mancanze alimentano un sentimento diffuso di sfiducia e rassegnazione. Questo fenomeno aggrava la già critica condizione di carenza di Infermieri.

Il rinnovo del CCNL 2022/2024 del comparto della sanità pubblica, che la FP CGIL non ha sottoscritto, non fornisce nessuna delle risposte necessarie a invertire questi trend negativi, men che meno la condizione dei contratti privati che non si rinnovano.

È il momento di produrre cambiamenti concreti.

Occorre riconquistare un vero contratto, aprendo da subito la nuova fase contrattuale nella quale si restituisca dignità agli infermieri e al loro salario, rilanciando una professione senza la quale il Servizio Socio Sanitario Nazionale non ha futuro.

Sulla base di queste considerazioni, ci parrebbe importante, anche per recuperare il recuperabile,  aprire su queste questioni un dibattito pubblico che coinvolga anche le rappresentanze dei lavoratori, oltre a Ordini e istituzioni, a partire da quel “Piano strategico per l’introduzione dell’Assistente Infermiere nei setting di cura pubblici e privati” che inevitabilmente avrà ricadute su tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori anche con possibili licenziamenti nei settori privati, oltre che sulle cittadine e i cittadini, ma che resta al momento piuttosto misterioso sia nella sua costruzione che nei suo contenuto.

Infine, ci sia consentita una digressione: com’è oramai noto il governo si stava apprestando a inserire in legge di bilancio una norma che in sostanza avrebbe reso del tutto inutile ai fini pensionistici il riscatto della laurea triennale. La nostra denuncia immediata e la conseguente reazione delle lavoratrici e dei lavoratori sembra, al momento, aver scongiurato questo ulteriore sfregio. Tuttavia il pericolo non è ancora scampato, visto che il governo sembrerebbe intenzionato a riproporla in un altro veicolo normativo: per tale ragione manterremo l’attenzione alta per evitare l’ennesima umiliazione a danno dei Professionisti Infermieri e più in generale tutti i Professionisti della sanità.

Alfonso Guerriero

Coordinatore nazionale Infermieri Fp Cgil

Alfonso Guerriero

19 Dicembre 2025

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