Gentile Direttore,
oggi, per l’ennesima volta, si cercano le motivazioni del diminuito “appeal” verso la professione infermieristica.
Pur apprezzando la comparazione e la “chiave di lettura presentata da FNOPI“, riportata dai “media”, ritengo importante portare nuovamente all’attenzione degli stakeholder, delle forze politiche e delle organizzazioni sindacali, alcune considerazioni e riflessioni, rimaste sempre inascoltate, che possono essere di aiuto per una migliore comprensione del diminuito “appeal” verso la professione infermieristica, in particolare:
a. i livelli salariali, tra i più bassi in assoluto
b. i livelli di stress lavorativo e le responsabilità molto elevate
c. le difficoltà a coniugare gli impegni lavorativi con gli impegni personali/famigliari
d. la limitata possibilità di sviluppo di carriera (gli incarichi organizzativi e professionali sono vincolati al dimensionamento del “fondo disponibile”, con le conseguenze di una previsione di posizioni di “rilevante pesatura economica” riservata a pochi o, viceversa, una previsione di posizioni di “pesatura economica inferiore” destinate ad un maggiore numero di operatori). Gli incarichi di Elevata Qualificazione non afferiscono al fondo di cui sopra ma hanno un “tabellare” proprio, comunque con una possibilità di destinazione ad un numero limitato di professionisti, rispetto al totale degli Infermieri di una Azienda
e. la presenza di modelli organizzativi, di sistemi clinico assistenziali e di rapporti inter-professionali ancora troppo spesso “ancorati” alle abitudini del passato (incidenti soprattutto negli abbandoni durante il triennio formativo e/o nei primi mesi di attività)
Relativamente al punto a. la tabella che segue (Tab. 1) riporta:
• i valori degli stipendi tabellari riferiti ai CCNL 2002-2005 (colore giallo), CCNL 2029-2021 (colore celeste), CCNL 2021-2024 (colore verde). Da capire se un incremento di € 4.000 /anno nei valori tabellari, dal 2002 al 2024, è compensativo dell’inflazione che ha interessato il nostro Paese. La griglia a lato riporta i valori annui dell’inflazione (fonte: ISTAT) nel periodo 2012 – 2024
• i valori di alcune indennità “di disagio” rimaste invariate nel corso degli ultimi 35 anni (l’indennità di malattie infettive nel 1987 era di l.10.000/die e oggi è di € 5/die, l’indennità di reperibilità era di l.40.000 per 12h e oggi è di 21,80€ per 12h.
• con riferimento a tempi “più recenti” (23 anni fa), l’indennità oraria notturna era di circa 3€ e oggi è di 4€, l’indennità di turno festivo era di 17,82€/die e oggi è di 2,55€/ora (20€ per 8 ore)

I dati riportati, riferiti sia ai tabellari, sia alle indennità di disagio, rendono ben evidenti, con riferimento ai soli dati stipendiali, le motivazioni di un basso livello di attrazione della professione infermieristica.
Ulteriori elementi di riflessione riguardano:
• il riconoscimento dell’indennità di tutela malati (riconosciuta a tutte le professioni … ma non agli Infermieri – € 51,97/mese) … come se gli Infermieri si occupassero di “altro”!
• il riconoscimento per gli Infermieri dell’indennità di specificità (€ 87,79/mese). Un differenziale di € 35/mese, rispetto all’indennità di tutela malati, oltre a non riconoscere la giusta valorizzazione alla figura infermieristica, ne calpesta la dignità personale e professionale
• la comparazione tra i valori tabellari della nuova figura dell’Assistente Infermiere (€ 22.961,79) e dell’infermiere (€ 24.918,93) non spinge certamente un giovane verso una professione concettuale, di elevata responsabilità, richiedente importanti sacrifici nel momento formativo e nel percorso professionale.
Quella necessità di valorizzazione “urlata” da tutte le forze politiche durante il periodo COVID è stata dimenticata da tutti in tempi brevissimi.
E’ necessario prendere decisioni forti e coraggiose, per salvaguardare il presente, con lo sguardo al futuro:
1. a livello culturale – per far comprendere al mondo le caratterizzazioni e la specificità della figura infermieristica (a partire dagli infermieri, in applicazione dei principi definiti dalle norme fondamentali che regolamentano e disciplinano la professione, quali in DM 739/94, la l. 42/1999, la l. 251/2000, la l.43/2006)
2. a livello formativo – con le necessità di rivedere i curricola formativi e di definire criteri e standard di riferimento per il corpo docente disciplinare strutturato in università. Ad oggi risultano 80 Docenti tra Ricercatori, Associati ed Ordinari per lo sviluppo dei CCLL di I livello in 241 sedi formative con attivazione del triennio – fonte Mastrillo – AA 2024-2025 – assolutamente insufficienti per garantire l’adeguatezza formativa, peraltro con una forte frammentazione territoriale e il conseguente rischio di livelli formativi difformi. La tabella 2 evidenzia la numerosità di Docenti Disciplinari e la distribuzione regionale (Fonte: rapporto professioni infermieristiche – 2025 – FNOPI)
3. a livello organizzativo –
– la necessità di sviluppare la “governance” del sistema assistenziale, nel rispetto delle articolazioni organizzative previste dalla l. 43/2006 e dai CCNL dell’Area del Comparto (incarichi di elevata qualificazione, incarichi organizzativi, incarichi professionali … pur con le criticità collegate ai fondi di riferimento) e nell’area della Dirigenza Sanitaria (incarichi Organizzativi di SC, SS e Incarichi Professionali), per lo sviluppo dei principi fondamentali definiti dalla l. 251/2000 e per una valorizzazione vera dei professionisti, a livello Aziendale, Ospedaliero e Territoriale.
– La necessità di criteri ed indicatori di riferimento per la strutturazione delle Dirigenze delle Professioni Sanitarie e le relative articolazioni organizzative a livello aziendale, ospedaliero e territoriale, sia per il supporto alla funzione programmatoria e organizzativa della direzione aziendale, sia per la responsabilità diretta nella definizione e sviluppo di progetti, percorsi e processi, oltre alle direzione e gestione delle risorse assistenziali e di supporto, attraverso la propria articolazione organizzativa, a livello ospedaliero e territoriale. La tab. 3 evidenzia la percentualizzazione e la distribuzione territoriale delle figure dirigenziali delle professioni sanitarie, con chiara evidenza tra le diverse aree del Paese, con conseguenti differenziazioni e penalizzazioni nei territori con la carenza di detta figura dirigenziale, con la necessità di uniformare i criteri e gli standard di riferimento, a tutela e garanzia degli utenti e degli stessi professionisti.
– la necessità di rivedere i modelli organizzativi ed i sistemi di cura ed assistenza:
ï‚§ a seguito della formazione dei laureati magistrali ad indirizzo clinico – in corso di attivazione – con la possibilità di importanti valorizzazioni nell’Area delle Cure Primarie, nell’Area Intensiva e nel sistema delle Cure Primarie, per delle risposte assistenziali sempre più adeguate alle criticità e complessità presenti
ï‚§ a seguito dell’inserimento della nuova figura dell’Assistente Infermiere (in linea con quanto in essere da tempo in altri Paesi), non tanto per far fronte alla mancanza di Infermieri, quanto per la giusta valorizzazione degli stessi, privilegiando la parte diagnostica, progettuale e gestionale per la componente infermieristica (unitamente ai momenti di verifica e valutazione) e la parte prestazionale per gli Assistenti Infermieri, nel rispetto dei contenuti del Profilo Professionale di riferimento. Questo richiederà importanti investimenti in formazione per la revisione delle organizzazioni e dei sistemi di cura e assistenza, a superamento delle consuetudini e delle “tradizioni” (si è sempre fatto così), per un miglioramento dei livelli assistenziale e per una valorizzazione degli Infermieri e dell’Infermieristica.
4. A livello stipendiale – con la necessità di nuovi finanziamenti:
– per la revisione dei tabellari e delle indennità di disagio per un avvicinamento ai livelli stipendiali di altri Paesi e per il giusto riconoscimento economico agli Infermieri
– per quanto concerne la Dirigenza Infermieristica, il riconoscimento dell’indennità di esclusività e l’adeguamento dell’indennità di specificità, al pari delle altre dirigenze sanitarie
C’è tanto da lavorare … e forse è il momento di “fermare le macchine” e ragionare insieme sulle attività ed azioni prioritarie da sviluppare per il superamento delle tante criticità presenti, senza personalismi e con la volontà ad adeguare le organizzazioni alle nuove necessità degli utenti, dei professionisti e delle aziende.
Serve un impegno di tutti (politica, OO.SS., infermieri, etc.) per far fronte a problemi irrisolti da troppi anni … e soprattutto serve crederci.
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED
