Il DM 77 già in svendita: dalle Case della Comunità ai Punti Salute Comunali

Il DM 77 già in svendita: dalle Case della Comunità ai Punti Salute Comunali

Il DM 77 già in svendita: dalle Case della Comunità ai Punti Salute Comunali

Gentile direttore,
uno dei temi ricorrenti nel dibattito sulla sanità che anima Qs è quello delle strutture vuote previste dal DM 77 e finanziate dal PNRR. L’ultima buona occasione per parlarne è stata la pubblicazione del Report Agenas sul monitoraggio del DM 77 relativo al secondo semestre 2024 riportato e sintetizzato anche qui su QS. Riportiamo la sintesi che ne ha fatto questo articolo: “le Case di Comunità che vedono la presenza medica e infermieristica – 24 ore al giorno per 7 giorni a settimana nelle CdC Hub e 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana per le CdC Spoke – sono appena 46, meno del 3% del totale previsto. E sono 118 quelle con tutti i servizi obbligatori senza la presenza però di medici e infermieri (circa il 7%). Gli Ospedali di comunità con almeno un servizio attivo sono circa 124, su un totale di 568 strutture previste, circa il 22%.” La situazione al solito è molto differenza tra le diverse aree geografiche e le diverse Regioni. Per alcune, come Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e anche Lombardia, il percorso verso una operatività del DM 77 sembra decisamente avviato, ma nella stragrande maggioranza delle Regioni, specie del Centro-Sud, è fermo o quasi fermo.

Le cause di questi ritardi sono largamente note: carenze di personale, storia pregressa (in alcune Regioni il DM 77 ha avuto una partenza lanciata come nel caso della Emilia-Romagna che già poteva fare affidamento su una rete di Case della Salute), incertezze e criticità nell’area della medicina generale e ipertrofia e frammentazione della rete ospedaliera per mancata o parziale applicazione del DM 70. Quest’ultimo fattore potrebbe essere, anzi dovrebbe essere, contenuto con gli strumenti già a disposizione che per scelta politica non vengono usati: verifica della applicazione del DM 70 in sede di Comitato LEA (formalmente prevista, ma di fatto sospesa) e utilizzo del vincolo del rispetto del DM 70 in sede di valutazione e verifica dei programmi di edilizia sanitaria (pure formalmente previste, ma di fatto non effettuate). Come faccia a sfuggire che l’applicazione del DM 77 necessariamente deve prevedere l’applicazione del DM 70 è un mistero che continuo a non accettare.

Adesso i tempi di realizzazione delle strutture del PNRR stringono e si corre il rischio che la mancata applicazione delle indicazioni del DM 77 sia “aggirata” con soluzioni che la simulano, ma che in realtà sono lontane non solo dalla pratica, ma anche dalla filosofia, del DM 77. Questo rischio lo corrono soprattutto le Case della Comunità, la vera creatura nuova e impegnativa, prevista dal DM 77. Sulle Centrali Operative Territoriali (COT) è facile per chi vuole “impapocchiare”: con personale già disponibile recuperato in qualche modo si formalizza una attività per la continuità ospedale-territorio molto più di facciata che di sostanza, visto che questa continuità in presenza di troppo ospedale e poco territorio non è possibile garantirla. Non è un caso che al monitoraggio Agenas risultassero pienamente funzionanti e certificate 642 COT su 650. Anche un po’ di Ospedali di Comunità in un modo o nell’altro si riescono a far partire utilizzando qualcuno dei tanti (ma ancora troppo pochi) presidi ospedalieri riconvertiti, tanto che ne sono risultati in qualche modo attivi alla rilevazione Agenas 124 su 568. Molto più difficile l’avvio delle Case della Comunità, la più complessa (a mio parere) innovazione organizzativa prevista dal DM 77, tanto è vero che, come già ricordato, quelle a pieno regime sono solo 46 su 1617.

Le Marche si sono inventate come “anticipazione” delle Case della Comunità i cosiddetti “Punti Salute” che in realtà stravolgono completamente lo spirito del DM 77 e non hanno nulla a che fare con la filosofia e la pratica delle Case della Comunità. Il primo Punto Salute è stato aperto giusto 2 anni fa, ma è stato regolamentato solo a fine 2024. La Regione ha di recente comunicato di averne aperti 27 (io ne ho rintracciati solo 16) ed è intenzionata a portarli a 50. I Punti Salute hanno una organizzazione e un modo di lavorare antitetici rispetto alle Case della Comunità come previste dal DM 77 visto che sono solo un semplice ambulatorio infermieristico che su richiesta del medico di medicina generale effettua per alcune ore al giorno per alcuni giorni la settimana alcune prestazioni per lo più rappresentate da esami diagnostici (elettrocardiogramma, holter cardiaco, holter pressorio e spirometria) refertati a distanza più la classica serie di prestazioni di un ambulatorio infermieristico (medicazioni, terapia intramuscolare, terapia sottocutanea, rimozione di punti di sutura, ecc). Si tratta sicuramente di prestazioni utili quando rese capillarmente disponibili, ma che non c’entrano nulla con l’infermieristica di famiglia e di comunità (come si scrive invece nel cartello fuori dell’ingresso del Punto Salute, vedi la foto del citato comunicato stampa) e che soprattutto non c’entrano nulla con la Casa della Comunità cui i Punti Salute vengono associati. Queste le differenze:

  • i Punti Salute lavorano per erogare prestazioni infermieristiche su casi non selezionati al di fuori dei percorsi di presa in carico multiprofessionali e multidisciplinari su pazienti selezionati tipici delle Case della Comunità;
  • i Punti Salute funzionano senza alcuna continuità a servizio di fatto di un solo Comune, quando le Case della Comunità dovrebbero funzionare a servizio di una comunità con continuità nelle 24 ore per tutta la settimana o per 12 ore su 6 giorni.

La pericolosità di queste soluzioni (buonissime invece per tagli di nastri e comunicati stampa) sta nello svendere letteralmente la filosofia e la pratica delle Casse della Comunità tardandone di fatto lo sviluppo. Ma soprattutto sono un messaggio sbagliato ai cittadini cui si offre un po’ di prestazioni (s)vendute come meglio di niente distraendoli rispetto al loro diritto alla presa in carico.

Claudio Maria Maffei

Claudio Maria Maffei

13 Giugno 2025

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