Il filosofo e il cancro della mammella. Le osservazioni di un’anatomopatologa

Il filosofo e il cancro della mammella. Le osservazioni di un’anatomopatologa

Il filosofo e il cancro della mammella. Le osservazioni di un’anatomopatologa

Gentile Direttore,
le scrivo dopo aver letto l'articolo del Prof. Cavicchi, che ho trovato penetrante ed innegabilmente una novità sul piano dell'interpretazione della malattia e dei rapporti che esistono tra malattia ed Organizzazione Sanitaria. Un articolo, un discorso sui discorsi che ha agito come un crivello: dilavato il succo, è rimasta la sostanza. Sono un anatomopatologo di Cagliari ed ovviamente ho preso parte all'iniziativa ed ho constatato che il significato o il senso era proprio quello individuato nell'articolo: essere migliori, essere più uniti perché legati da un unica finalità.
 
Ma è difficile esserlo in un sistema che peggiora di giorno in giorno e che, deteriorandosi, vuole deteriorare anche noi. E contemporaneamente darci ad intendere che siamo noi gli artefici di un tale sfascio. Difficile resistergli. Difficile ancor di più per noi sardi, isolati geograficamente e nell'animo!
Ma quel 18 giugno siamo stati obbligati a guardarci negli occhi l'un l'altro, riconoscendo che potevamo provare a fidarci di noi, dovemmo guardare negli occhi le nostre pazienti, vivere nel nostro profondo le loro storie, storie di pazienti con oramai attaccata l'etichetta di malattia, non più donne sane, efficienti, alle quali comunicare una diagnosi di neoplasia, del cui ruolo ognuno, inspiegabilmente, rivendicava la primogenitura. Sentimmo il parere del politico, dello scienziato del futuro, lo spauracchio del legale, infine dovemmo affrontare per ben due volte le tavole rotonde, prive di copione, di leader, con parole in libertà, come una riunione degli Alcolisti Anonimi.
 
Il progetto comune, che doveva conseguentemente emergere, era quello della com/passione, ma anche dell'azione. Agire in senso proattivo e non più solo agire per impedire l'azione degli altri. Agire per colmare le lacune di un sistema più malato dei malati, più frammentato di un pezzo malato di una mammella, avulsa dal suo olistico contesto.
La filosofia non è il mio campo e non ne possiedo nemmeno l'attitudine. Ma da medico mai mi sono fatta tentare dalla comoda idea dell'esistenza di un organo malato. È concepibile invece la difficoltà di un organismo e, la mammella malata, rappresenta l'epidermica manifestazione delle grida di cellule scoraggiate.
 
Il tumore parla, eccome che parla!! Parla, come dice Cavicchi, perché è un superoggetto. E deve essere un superoggetto assai problematico se 1 donna su 8 ammala di tumore della mammella.
Rivoltiamolo quindi come un calzino questo sistema sanitario, che non ci piace e non è adeguato: non a misura di malato, non a misura di operatore, ma a misura di politico! Se il malato fosse la misura dell'organizzazione sanitaria e della nostra professionalità, dovremo deciderci a definirei in quanto tale. La definizione culturale del malato è la premessa di qualsiasi scelta organizzativa, professionale, formativa. Noi invece partiamo da premesse economiche, prescrittive, aziendali, lasciando intendere che la definizione di malato non sia un problema e quindi che si possa continuare a curare la persona con approcci culturali visibilmente anacronistici.
 
La nota intonata: abbiamo tolto una benda dagli occhi di uno dei quattro mori simbolo della nostra Isola: stiamo organizzando la creazione di un sito di tutti gli operatori: una nostra rete sia in senso telematico che in senso figurato.

Sandra Orrù
Ospedale Oncologico Cagliari

28 Giugno 2013

© Riproduzione riservata

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...