Gentile Direttore,
a dire il vero è sopraggiunta una certa stanchezza e chi, senza paranoia, potrebbe ipotizzare che è proprio questo lo scopo di tale politica, sfiancare. Beh allora, se ciò è vero da dove esce fuori la forza di tale scritto. Diciamo che è l’ultimo respiro, a Napoli, ma non solo, si dice: “ è la migliuria della morte”. Più volte su questo stesso quotidiano abbiamo trattato l’argomento e allora, sempre sotto sforzo approfittiamo del nostro archivio per ripescare diverse frasi già scritte, anzi dissotterriamo anche il titolo (con qualche modica) sintetizzato dalla redazione di QS: Il rischio concreto, stante a quanto si propone la proposta di Legge Zaffini (1179) e l’ultimo documento dell’Accordo tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e gli Enti locali sul documento recante “Piano di Azioni sulla Salute Mentale 2025-2030 è che la “Psichiatria inglobi personale, strutture, prassi e cultura dei Servizi per le Dipendenze, sottraendoli al loro specifico, per costituire un ghetto di psichiatria minore, destinata a pazienti delegittimati e resi marginali, annullando un patrimonio di peculiare conoscenza ed esperienza che invece va preservato e trasmesso”.
Orbene, per l’ennesima volta è di questo che si tratta e nel documento del Piano di Azioni sulla Salute Mentale 2025-2030 a pagina 18 e19 si dice: “Considerando l’abbassamento dell’età di insorgenza dei disturbi mentali gravi e la sempre maggiore frequenza di comorbilità con le dipendenze è auspicabile la condivisione di un modello organizzativo integrato ed armonico, che riconosca una matrice comune all’interno di un Dipartimento inclusivo che comprenda sia la tutela della salute mentale degli adulti e dei minori, in particolare per quanto riguarda la psicopatologia dell’adolescenza, che le dipendenze.
Ovviamente sempre ripetendomi, ho il dovere di ribadire che le ragioni che mi vedono contrario sono sostenute dai fatti e non finalizzate a difendere posizioni, incarichi o altri interessi, esse discendono unicamente dall’esperienza e dai dati presenti nella Letteratura Scientifica. Infatti, laddove ciò è avvenuto, si è assistito ad una restrizione dell’assistenza alle persone affette da dipendenza, creando insoddisfazione sia nei professionisti del settore che nei pazienti. Ricordiamo ancora una volta che in questo modo si ritorna all’anno zero, quando l’assistenza alle persone con dipendenza venne svincolata da quella dei reparti e dei servizi psichiatrici, perché su tale patologia l’assistenza psichiatrica era stata fallimentare e si viveva una gravissima crisi sociale e sanitaria caratterizzata dalla diffusione dell’eroina ad ogni livello con un’escalation di overdose e infezioni da HIV.
E’ inoltre singolare che negli USA, sotto la spinta dell’epidemia di decessi da overdose (più di 90mila nel 2024), configurandosi come un problema di Sanità Pubblica, si è invertita la rotta sulle politiche delle droghe, infatti le Dipendenze sono uscite dalla Psichiatria per confluire nella Medicina Preventiva, configurandosi come un problema di Sanità Pubblica. E invece noi cosa facciamo? Ripercorriamo le politiche degli americani anche quando sono state fallimentari. L’Italia come impianto strategico dei Servizi per le Dipendenze ha un sistema molto capillare che non ha eguali nel mondo, nonostante, ci sono a volte, alcune criticità, facilmente correggibili.
La responsabilità della politica è enorme in questa scelta: vogliamo consegnare i nostri figli e i nostri nipoti e non solo, allo spettro dell’epidemia di decessi che da anni sta dilaniando gli USA, è possibile che avendo un quadro davanti agli occhi di un’epidemia di decessi, dobbiamo ripercorrere queste scelte scellerate? Solo questo evidenziamo, perché chi ha interesse può leggere l’articolo su QS (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=97479).
Il ragionamento che voglio fare oggi è sulla liceità della proposta di Legge Zaffini che è ovviamente si propone come una proposta di Legge Nazionale di Organizzazione dei Servizi delle Dipendenze e della Psichiatria. E allora tiro fuori la sentenza della Corte Costituzionale (CC), (SENTENZA N. 88 ANNO 2003 REPUBBLICA ITALIANA, IN NOME DEL POPOLO ITALIANO), quando la Corte si pronunciò in questo modo: la CC dichiara che non spetta allo Stato determinare ulteriori limiti organizzativi e funzionali in materia di Sert. T. (ora Ser. D.), con forme e modalità non riconducibili alla speciale procedura di determinazione dei livelli essenziali di assistenza nel settore sanitario legislativamente stabilita, e di conseguenza annulla il decreto ministeriale 14 giugno 2002, recante “Disposizioni di principio sull’organizzazione e sul funzionamento dei servizi per le tossicodipendenze delle aziende sanitarie locali – Sert. T., di cui al decreto ministeriale 30 novembre 1990, n. 444”. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 marzo 2003.
Allora eravamo a parti invertite la sentenza cancellava il Decreto Ministeriale che determinava che le dipendenze dovevano essere gestiti da Dipartimenti delle Dipendenze Autonomi e visto che già allora l’Emilia Romagna e la Provincia di Trento avevano un unico Dipartimento di Psichiatria che aveva inglobato le Dipendenze promossero il ricorso e la CC diede ragione agli appellanti annullando il DM. Pertanto, la proposta di Legge Zaffini dovrebbe essere destinata alla stessa sorte, il Titolo V stabilisce che l’organizzazione della sanità spetta alle Regioni.
Luigi Stella M. D., Ph. D.
Past President SITD