Gentile Direttore,
nel Decreto 142 del 9 novembre 2020, detto anche Ristori bis, si afferma (qui riporto solo uno stralcio sintetico) che “Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano …possono riconoscere alle strutture private accreditate destinatarie di apposito budget per l’anno 2020, fino a un massimo del 90 per cento del budget assegnato nell’ambito degli accordi e dei contratti …ferma restando la garanzia dell’equilibrio economico del Servizio sanitario regionale. Il predetto riconoscimento tiene conto …sia delle attività ordinariamente erogate nel corso dell’anno 2020 … sia di un contributo una tantum legato all’emergenza in corso …a ristoro dei soli costi fissi comunque sostenuti dalla struttura privata accreditata e rendicontati dalla stessa struttura”.
E’ importante che questo riconoscimento una tantum venga fatto con la maggiore chiarezza possibile sui criteri di calcolo da adottare a livello delle Regioni perché se alcuni sostengono che il privato abbia svolto un ruolo importante e positivo nella risposta alla pandemia ( e che quindi quel ristoro sia più che meritato) per molti altri la principale indicazione sulla sanità post-pandemia è che debba esserci più sanità pubblica a gestione diretta (e che quindi quel ristoro vada dato “a chi se lo merita”).
Un capitolo del rapporto OASI 2020 di recente pubblicato è stato dedicato al ruolo degli erogatori privati accreditati nella risposta del Servizio Sanitario Nazionale alla pandemia. In questo capitolo si fa un bilancio positivo di questo ruolo, almeno per quanto riguarda le quattro Regioni su cui si è fatta una analisi di dettaglio e cioè Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
Tanto che nelle sue conclusioni il Rapporto OASI ipotizza di portare più privato anche nella assistenza distrettuale al punto da affermare che “Questo sollecita al SSN l’aggiornamento del portafoglio di setting e soluzioni assistenziali rimborsabili. Un ultimo punto rilevante emerso dalle interviste è la consapevolezza che sia ormai improrogabile un consistente investimento per rafforzare la risposta territoriale, la cui debolezza, in maniera diretta o indiretta, rappresenta una criticità sia per gli ospedali pubblici quanto per quelli accreditati. Implementare risposte innovative ed efficaci su screening, tracciamento, trattamenti domiciliari, telemedicina, è un aspetto sul quale si coglie una volontà di ragionare e costruire. Se anche da parte pubblica ci saranno le precondizioni (meccanismi di accreditamento, elaborazione delle tariffe, costruzione di percorsi di cura trasversali), potrebbe essere un’occasione per un avanzamento deciso nel segmento assistenziale da tutti e da tempo riconosciuto come più debole.”
Il ruolo dei privati è in realtà stato svolto in modo molto diverso nella varie realtà regionali da parte delle diverse strutture e dove, come nelle Marche, prevalgono strutture private di piccole-medie dimensioni a prevalente attività chirurgica il contributo dei privati a parte alcune singole specifiche strutture è stato molto limitato. E non è certo un caso che questa epidemia abbia spinto da più parti a chiedere più sanità pubblica e meno sanità privata a partire, per limitarsi all’esempio citato più spesso, dall’analisi dell’andamento della pandemia in Lombardia.
In un contesto di questo genere è importante trovare criteri di applicazione per il ristoro del budget dei privati che non si limitino ad utilizzare quel riferimento del 90% senza una specifica attenzione al ruolo effettivamente svolto dal privato accreditato in ciascuna Regione e all’interno di ciascuna di questa da ciascuna struttura. Ad esempio è estremamente importante che si chiarisca bene quale sia il budget di riferimento per il calcolo visto che lo stesso in molte Regioni è costituito da almeno tre diverse tipologie di sottocomponenenti:
1. il budget “di base” per i residenti in Regione;
2. il budget legati a progetti specifici nei confronti dei residenti (ad esempio: di aumento di una specifica linea produttiva, di recupero della mobilità passiva e di riduzione delle liste di attesa);
3. il budget per la mobilità attiva.
L’applicazione di quel 90% se giustificato da una analisi dei costi fissi può essere applicato abbastanza tranquillamente al budget di base per i residenti, ma trova molte meno giustificazioni per il budget per i progetti di incremento mirato della produzione e per il budget della produzione in mobilità attiva.
Il rapporto con i privati a torto o a ragione è un nervo scoperto di molte sanità regionali se non di tutte. La gestione del ristoro dei loro budget è una grande occasione di riflessione sul loro ruolo nelle varie realtà regionali e di trasparenza nella gestione dei corrispondenti rapporti economici.
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on