Il sessismo fa male anche alla salute

Il sessismo fa male anche alla salute

Il sessismo fa male anche alla salute

Gentile direttore,
sono molto preoccupata per gli episodi di sessismo. Episodi indirizzati dapprima verso la donna che ricopre la terza carica dello Stato, poi verso altre parlamentari di diversi schieramenti.
Sono preoccupata come donna medico. Non posso parlare in nome di tutte le donne medico, che non sono un unico indistinto, ma scrivo avendo a mente il lavoro e le competenze di tante colleghe, molte esperienze e tanti volti.
 
Quando la mia identità di medico prevale su quella di genere penso con timore che il clima attuale stia tracimando, dagli ambiti parlamentari da cui ha avuto origine, a quelli del quotidiano con conseguenze fortemente lesive sull'integrità e la salute delle donne.
Questo sessismo, che non consente nel luogo della rappresentanza mediazioni e possibili intese, nei luoghi della vita produce slatentizzazioni d’istinti sepolti e rimossi e fa diventare bersaglio la consapevolezza dell'identità di donna.
Non si avverte una corale condanna verso quegli attacchi nostalgici di dominio sessuale che sminuiscono la dignità e il valore delle persone tutte, delle donne in particolare.
 
È lecito pensare che vi possa essere un aumento degli atti d’emulazione nella convinzione di poter, in luoghi meno tutelati del parlamento, restare impuniti?
In un sistema complesso, con condizioni prossime al disequilibrio, anche sollecitazioni minime, possono causare grandi effetti dalla caratteristiche non prevedibili. Gli atti forieri di violenza, certo non sollecitazioni minime, potranno avere ricadute, non quantificabile al momento, sulla salute della popolazione in termini di perdita di rendimento lavorativo e aumento di disturbi psicosomatici.
 
Chiedo che vi sia ai massimi livelli politici una reazione decisa e impattante, non semplici parole. Chiedo che in risposta al sessismo, si assuma l’impegno della rappresentanza politica paritaria, misura del grado di civiltà di un paese e oggi non argomento prioritario.
In questo situazione chi dei proponenti la legge elettorale potrà tergiversare senza accogliere la proposta, nata da un’alleanza trasversale delle donne in parlamento e sostenuta da tante altre donne, perché sia introdotta, nella legge elettorale attualmente in discussione, la semplice alternanza di genere, una donna – un uomo, e la parità 50-50 dei capilista? E chi vorrà impedire che sia calendarizzata la nuova proposta di legge per le europee per evitare il rischio di votare con leggi precedenti al 2005, che non prevedevano presenza nelle liste del genere sottorappresentato?
 
Un accordo per un’autentica paritaria rappresentanza non sarà certo panacea per tutti i problemi. Sarà uno dei segni di quel cambiamento che gli italiani aspettano.
Che si cominci da semplice azione per ridare certezza alla dignità delle persone…
 
Annarita Frullini
Medico donna

Annarita Frullini

06 Febbraio 2014

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